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Shock energetico golfo

Bankitalia: lo shock energetico nel Golfo gela le imprese, ma tiene la scommessa sulla sostenibilità

Il rincaro dei prodotti petroliferi e l’incertezza legata al conflitto in Iran colpiscono duramente il sentiment industriale italiano nel primo trimestre 2026. Nonostante l’impennata dei costi di produzione e dei carburanti, le aziende confermano i piani di investimento puntando su resilienza ed efficienza.

La Banca d’Italia ha pubblicato, l’ultima “Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita”, fornendo una fotografia allarmante dell’impatto che l’instabilità nel Golfo Persico sta riversando sul sistema produttivo nazionale. La rilevazione, condotta tra il 20 febbraio e il 18 marzo, evidenzia come lo scoppio delle ostilità abbia interrotto bruscamente la fase di stabilità, innescando un “marcato deterioramento” delle valutazioni delle imprese. Il fattore scatenante è chiaramente identificato nell’impennata dei prezzi delle materie prime energetiche e dei carburanti, che hanno spinto il saldo dei giudizi sulla situazione economica generale a un drastico -35%, con punte di -47% per le realtà intervistate subito dopo l’avvio delle operazioni militari.

IL CARO PETROLIO TRAVOLGE L’OPERATIVITÀ INDUSTRIALE

Le prospettive delle imprese sulle proprie condizioni operative sono state pesantemente condizionate dai timori per l’ascesa incontrollata del prezzo del petrolio. Nell’industria in senso stretto e nei servizi, il pessimismo legato ai costi energetici è diventato il paradigma dominante: la quota di aziende che si aspetta un peggioramento nel prossimo trimestre è triplicata, toccando il 39 per cento.

Questo dato riflette una vulnerabilità strutturale del sistema produttivo italiano, dove il costo dell’approvvigionamento energetico e la logistica legata ai carburanti rappresentano le principali spine nel fianco della competitività. La pressione è particolarmente sentita nell’industria, dove la variazione negativa delle aspettative è paragonabile soltanto ai momenti più bui dello shock causato dall’invasione dell’Ucraina nel 2022.

INVESTIMENTI E TRANSIZIONE: RESISTERE ALLA CRISI ENERGETICA

In un quadro di generale sfiducia, emerge un segnale di inaspettata tenuta: i piani di investimento per il 2026 rimangono sostanzialmente invariati rispetto alle previsioni di fine 2025. Nonostante il “netto peggioramento” delle condizioni percepite per investire, la volontà di procedere con la spesa nominale suggerisce che le imprese considerino l’ammodernamento tecnologico e l’efficientamento energetico come l’unica via per sopravvivere alla crisi.

La stabilità dei programmi di investimento, sostenuta da una posizione di liquidità ancora favorevole, indica una maturazione del mercato: la transizione verso modelli di produzione meno dipendenti dalle fonti fossili volatili non è più vista come un costo, ma come una necessaria strategia di difesa contro la dislocazione energetica globale.

LOGISTICA E CARBURANTI: LA FRENATA DELL’EXPORT

L’indebolimento della domanda totale, che Bankitalia rileva in tutti i comparti, è strettamente connesso alle difficoltà logistiche e al rincaro dei trasporti. L’industria ha registrato un peggioramento significativo nella componente estera, segno che il costo dei carburanti e l’incertezza sulle rotte marittime stanno erodendo i margini delle vendite internazionali.

Sebbene le attese sulle vendite complessive rimangano in territorio positivo, il saldo per l’export si è ridotto a soli 7 punti nell’industria e a 6 nei servizi, contro i valori superiori a 20 registrati prima del conflitto. Questo rallentamento mette in luce come l’assenza di manovre strutturali sulle accise o sui costi alla pompa possa trasformarsi in un freno a mano per l’intera economia nazionale.

AI E SOSTENIBILITÀ: UNA SFIDA ANCORA DA VINCERE

Sul fronte della sostenibilità organizzativa e tecnologica, l’adozione dell’intelligenza artificiale (IA) nelle imprese italiane è ancora in una fase di transizione moderata. Solo il 3 per cento delle aziende ne fa un uso estensivo, con una diffusione maggiore nelle grandi realtà industriali (62 per cento oltre i mille addetti). Bankitalia sottolinea che le principali barriere non sono economiche, bensì legate alla carenza di competenze adeguate.

Questo gap tecnologico è rilevante anche in chiave ambientale: un utilizzo più pervasivo dell’IA e della digitalizzazione potrebbe consentire un’ottimizzazione dei consumi energetici e una riduzione dell’impronta carbonica dei processi, obiettivi che restano centrali nonostante l’emergenza geopolitica stia spostando l’attenzione sulla sicurezza degli approvvigionamenti immediati.

INFLAZIONE E LISTINI: LA RIDUZIONE DEI MARGINI AZIENDALI

Nonostante l’esplosione dei costi di produzione e del personale, le imprese non hanno ancora trasferito integralmente questi oneri sui listini finali. La crescita dei prezzi praticati negli ultimi 12 mesi è rimasta nell’ordine dell’1,8-1,9 per cento, prefigurando una riduzione dei margini di profitto. Per i prossimi 12 mesi, le aspettative di inflazione al consumo rimangono ancorate sotto il 2 per cento su tutti gli orizzonti temporali.

Questa moderazione salariale e di prezzo, se da un lato tutela il potere d’acquisto nel breve periodo, dall’altro mette sotto pressione la redditività delle imprese, che si trovano strette tra l’incudine del caro energia e il martello di una domanda interna che inizia a mostrare i primi segni di cedimento.

Banca d’Italia_Statistiche_iai_2026Q1

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