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Bessi: Transizione energetica? È lo spartiacque tra due diversi modelli di capitalismo

Gas

Intervistato da Energia Oltre, l’esperto di energia ci parla del conflitto tra Russia e Ucraina e delle conseguenze geopolitiche che avrà sul piano energetico e non solo

Mai come in questo periodo storico si è avvertita la possibilità di un imminente cambio di paradigma sui mercati energetici mondiali. Complici l’uscita dal Covid e il conflitto tra Russia e Ucraina, stiamo assistendo alla nascita di un nuovo assetto. E la transizione energetica sembra essere un elemento di contrapposizione tra due diversi capitalismi in competizione tra loro quello occidentale e quello asiatico. Di questo Energia Oltre ha parlato con l’esperto di energia Gianni Bessi.

LA CONTRAPPOSIZIONE TRA ASIA E OCCIDENTE

“Nei prossimi anni potrebbe diventare centrale un tema geopolitico che molti dimenticano: la contrapposizione sul piano politico ed economico tra i paesi ‘asiatici’ che hanno aderito all’Organizzazione della cooperazione di Shanghai e cioè Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, e quelli che fanno parte dell’Anglosfera: gli Stati Uniti, il Regno Unito post Brexit, l’Australia e il Canada. Un dualismo su cui l’Europa ha oscillato tra posizioni filo-nazionaliste e populiste che strizzavano l’occhio alle ‘democrature’ a posizioni filo-Nato tradizionali e a un’Europa ponte tra Oriente e Occidente, fino al momento dello scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina che ha visto la facile scelta ‘atlantista’ del vecchio continente”.

L’ENERGIA AL CENTRO

Si tratta, naturalmente, di un tema geopolitico nel quale l’energia assume ad elemento fondamentale visto che il gruppo di Shangai, oltre a collaborare nella lotta al terrorismo, fondamentalismo e separatismo, è anche strettamente legato a gas e petrolio: “Basti pensare al gigantesco gasdotto che collega Russia e Cina, il Power of Siberia e ad altri due progetti che partono dal ventre asiatico: quello che dal nord del mar Caspio che attraversando tutto il Kazakistan e insieme a quello che da Gedalm parte dall’Uzbekistan si candidano a rifornire la fabbrica del mondo cinese. E anche come il Gnl russo arrivi dalla penisola di Yamal passando dalla via Polare, grazie ai nuovi rompighiaccio atomici costruiti in collaborazione dai due paesi”.

DUE DIFFERENTI MODELLI DI CAPITALISMO A CONFRONTO

Insomma, ha sottolineato Bessi “ci troviamo di fronte a due sistemi politici sociali diversi, e soprattutto due modelli differenti di capitalismo, quello asiatico e quello occidentale, in gara per la supremazia economica mondiale”. Al momento vediamo da un lato “Putin che ha collocato la Russia esclusivamente in una dimensione asiatica. Non solo per quanto riguarda l’aspetto geopolitico-energetico ma anche finanziario e mediatico, per esempio ha disconnesso le piattaforme dei social media e soprattutto le piattaforme di pagamento occidentali” mentre “bisognerà attendere le mosse della Cina che guerra russo-ucraina a parte, dati alla mano avrà bisogno ancora per diverso tempo del mercato occidentale e, di conseguenza, che la globalizzazione non si interrompa”.

IL RUOLO DEMOGRAFICO

Questi due sistemi combatteranno soprattutto sul piano dell’energia, ha chiarito ancora Bessi: “Per capirlo basti pensare al dato demografico: oggi il rapporto fra i continenti, prendendo come base la cifra di 7 miliardi persone è di 1-1-1-4, dove 4 è l’Asia. Nel 2100 il rapporto, sono le previsioni dell’Onu, sarà invece 1-1-4-5 dove il 4 rappresenta l’Africa. Con una crescita demografica di questo tipo, che sarà accompagnata da una più o meno forte crescita economica, è difficile pensare che possa diminuire quel 61 per cento di fonti fossili utilizzate attualmente per produrre energia. Questo ovviamente a meno di un’accelerazione, comunque oggi impensabile, nello sviluppo delle rinnovabili, che teoricamente potrebbe anche esserci in Europa ma non nei paesi in via di sviluppo”.

COSA C’ENTRA LA TRANSIZIONE ENERGETICA

Ma allora cosa c’entra la transizione energetica? Semplice. Secondo Bessi sarà “non solo uno strumento di difesa della salute e dell’ambiente”, ma anche “un elemento insostituibile delle democrazie moderne. La cesura segnata dalla guerra ci impone di superare le ipocrisie e puntare con rinnovato pragmatismo alla ‘neutralità tecnologica’”.

L’esempio di questo corso è stata la rinnovata tassonomia europea che “ha giustamente riconosciuto anche gas e nucleare come investimenti ‘green’ ammissibili. Il prossimo passo, durante il percorso nel Parlamento europeo, dovrà essere modificare la tassonomia per renderla più flessibile e, quindi, adeguata alla mutata situazione strategica. A seguire servirà un piano di interventi straordinari nel settore energetico, per affrontare l’emergenza ma anche per modificare il sistema nel lungo periodo. Questo – ha concluso Bessi – può essere o deve essere il ruolo attivo europeo nel definire un nostro modello di capitalismo nell’ambito delle democrazie per contribuire a costruire un sistema economico democratico, equo, distribuito e sostenibile”.

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