Il nuovo modello di spesa basato sui risultati preoccupa i giudici contabili: si temono sovrastime per gli obiettivi ambientali e un aumento degli oneri burocratici per Stati e regioni.
L’istituzione addetta al controllo finanziario dell’Unione Europea ha lanciato un serio allarme sulla struttura del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034, mettendo in guardia dai rischi sistemici legati a una gestione dei fondi potenzialmente opaca. Sotto la lente della Corte dei Conti europea sono finiti due progetti di regolamento che dovrebbero disciplinare quasi la metà dei 2.000 miliardi di euro proposti dalla Commissione.
In due pareri pubblicati oggi, richiesti espressamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’UE, i giudici contabili segnalano che le modifiche sostanziali alla pianificazione e al controllo della spesa potrebbero compromettere la sana gestione finanziaria, specialmente nei settori cruciali per la transizione ecologica e le infrastrutture. È quanto emerge dalle valutazioni degli esperti indipendenti della Corte, che invitano l’esecutivo comunitario a introdurre misure di salvaguardia più decise per evitare che la semplificazione sbandierata si trasformi, in realtà, in una perdita di trasparenza e in un indebolimento della rendicontabilità.
RISCHI DI SOVRASTIMA PER ENERGIA E AMBIENTE
Uno dei punti più critici sollevati dai revisori riguarda il tracciamento delle spese destinate alle priorità orizzontali, con un focus particolare sulla tutela del clima e dell’ambiente. La fotografia scattata dalla Corte evidenzia come i contributi dei programmi UE per questi obiettivi si baserebbero su stime preventive anziché sulle spese effettivamente sostenute dai beneficiari.
Questo meccanismo espone il bilancio al rischio che gli importi dichiarati come “verdi” continuino a essere sovrastimati, rendendo difficile verificare il reale impatto degli investimenti sulla decarbonizzazione e sulla sostenibilità. Inoltre, il quadro di performance proposto presenta carenze di progettazione: un quarto dei settori di intervento manca di indicatori di risultato e non sono previsti indicatori di impatto. In questo modo, si corre il rischio di misurare solo la velocità di attuazione delle pratiche amministrative e non l’effettivo conseguimento degli obiettivi ambientali e climatici dell’Unione.
LA RIFORMA DEL FONDO EUROPEO E IL MODELLO PERFORMANCE-BASED
Secondo la proposta presentata dalla Commissione nel 2025, il nuovo “Fondo europeo” costituirebbe la componente principale del bilancio, assorbendo quasi il 44% della spesa totale. Questo strumento ambizioso mira a riunire sotto un unico piano nazionale per ogni Stato membro finanziamenti storici come la coesione e l’agricoltura, insieme a nuove priorità come la sicurezza e la difesa.
L’obiettivo dichiarato è ridurre la frammentazione e creare sinergie, ma per la Corte dei Conti questa integrazione potrebbe invece aumentare la complessità. Riunire politiche con logiche e calendari diversi costringerà gli Stati a difficili compromessi tra le priorità, rendendo arduo adattare gli interventi alle specifiche necessità di sviluppo regionali. A ciò si aggiunge la proposta di erogare prestiti fino a 150 miliardi di euro attraverso l’assunzione di debiti a livello UE, un modello che ricalca il fondo per la ripresa post-COVID (RRF), già oggetto di critiche per le sue zone d’ombra.
L’INCERTEZZA SU TRAGUARDI QUALITATIVI E QUANTITATIVI
Il nuovo modello di erogazione prevede che i pagamenti non siano più legati al rimborso dei costi reali, ma al raggiungimento di “traguardi qualitativi” (milestones) e “quantitativi” (targets). Per i giudici contabili, è fondamentale che questi obiettivi siano definiti con una precisione chirurgica. Se le definizioni rimangono vaghe, risulterà impossibile stabilire se siano stati effettivamente raggiunti e se le stime dei costi siano solide.
La Corte avverte inoltre che le differenze di ambizione e interpretazione di tali traguardi tra i vari Stati membri potrebbero compromettere il principio di pari trattamento e la comparabilità dei risultati tra le diverse nazioni. Nonostante le promesse di semplificazione, la Corte teme che i vantaggi rimangano confinati agli uffici di Bruxelles, mentre l’onere amministrativo per regioni e beneficiari finali, impegnati nella gestione delle infrastrutture e della mobilità, potrebbe addirittura aumentare.
DEBOLEZZA DEI CONTROLLI NAZIONALI E RENDICONTABILITÀ
Infine, l’istituzione di controllo segnala un pericoloso spostamento delle responsabilità di monitoraggio. La proposta della Commissione riduce il proprio ruolo di vigilanza diretta per affidarsi maggiormente ai sistemi di controllo nazionali. Si tratta di una scelta che desta preoccupazione, poiché la Corte ha ripetutamente rilevato gravi punti deboli in tali apparati negli anni precedenti.
Senza un quadro di garanzia robusto, la Commissione potrebbe non essere in grado di assicurare al Parlamento e al Consiglio che i fondi siano gestiti correttamente. Per questo motivo, il parere tecnico sottolinea la necessità di stabilire conseguenze finanziarie esplicite in caso di violazione delle normative e di garantire ai revisori il pieno accesso ai sistemi informativi, assicurando la totale tracciabilità della spesa pubblica nel tempo.

