Il meccanismo che ha garantito la sostenibilità economica di oltre 600 MWe di impianti di bioliquidi sostenibili è scaduto. Il DL Bollette sancirà una proroga-lampo o l’inizio di un phase out definitivo?
Il Dl Bollette prolungherà o metterà una pietra sopra i prezzi minimi garantiti (PMG) per i bioliquidi sostenibili? È quanto si chiede da giorni la filiera dei combustibili green utilizzati per elettricità, riscaldamento e raffreddamento. Infatti, il 31 dicembre è scaduto il meccanismo che prevede l’erogazione del contributo per coprire i costi di funzionamento e garantire la continuità operativa degli impianti. Intanto, il mancato rinnovo sta costringendo diversi operatori del settore a spegnere gli impianti.
PREZZI MINIMI GARANTITI PER BIOLIQUIDI GREEN ADDIO?
Il Decreto-Legge 181/2023 ha introdotto il meccanismo dei Prezzi Minimi Garantiti (PMG), erogati dal GSE per assicurare la sostenibilità economica degli impianti. Il meccanismo gestito dal GSE e definito dall’ARERA, assicurava un reddito minimo agli impianti, coprendo costi di funzionamento e materie prime, tramite un’integrazione economica erogata dal GSE a conguaglio annuale. Lo stesso Gestore dei Servii Energetici calcolava la remunerazione per ogni impianto, corrispondente alla differenza positivo tra il ricavo minimo garantito (PMG definito dall’ARERA moltiplicato per la produzione netta dell’impianto) e i ricavi effettivi dell’impianto derivanti dalla vendita dell’energia in rete o dall’autoconsumo.
L’utilizzo dell’imperfetto è d’obbligo, perché ufficialmente questo meccanismo non è più in vigore dal 31 dicembre e l’incertezza regna sovrana nella filiera. Un settore che oggi rappresenta impianti per una potenza complessiva installata superiore a 600 MWe, in grado di produrre oltre 5 TWh di energia elettrica rinnovabile, coprendo il fabbisogno annuo di più di 450.000 famiglie.
IL MISTERO DEL DL BOLLETTE
I prezzi minimi garantiti sono una protezione per gli operatori contro i rischi di mercato, ma c’è un rovescio della medaglia. Infatti, possono distorcere i segnali di prezzo, ridurre incentivi all’efficienza e mantenere in piedi tecnologie meno competitive. Il phase out mira a ridurre progressivamente questo tipo di supporto diretto e spostare la remunerazione verso strumenti che incentivino la competitività reale delle tecnologie sostenibili.
Per questa ragione, Il MASE ha lavorato a una norma che prevede una proroga temporanea di tre mesi, in vista dell’addio graduale dei PMG da qui ai prossimi cinque anni. L’obiettivo dichiarato è superare una misura transitoria, facendo evolvere il sostegno pubblico verso una remunerazione più legata alle condizioni di mercato e alla sostenibilità stessa del sistema energetico. Tuttavia, la legge è stata inserita nella bozza del DL Bollette circolata lo scorso 11 dicembre, decreto ancora avvolto nel mistero. Rumors parlano del possibile approdo di un nuovo testo in Consiglio dei Ministri nei prossimi giorni. Tuttavia, la norma sembra blindata e il comparto non sa se la proroga temporanea contenuta nella prima bozza di dicembre sarà ancora presente nel testo che andrà in CdM, o se il ministero ha apportato nuove modifiche. Nel frattempo, diversi operatori hanno dovuto spegnere gli impianti.


