Il Blue Economy Monitor di Intesa Sanpaolo e SDA Bocconi svela il potenziale del Mediterraneo: eolico offshore fino al 30% e scali da reinventare.
La nuova contesa internazionale per l’energia, il traffico dati e la tutela delle infrastrutture critiche si gioca nelle profondità marine, assegnando al bacino del Mediterraneo un ruolo baricentrico per gli equilibri dell’Europa e del nostro Paese. Forte della propria collocazione geografica e di un comparto industriale tra i più avanzati al mondo nell’ingegneria offshore, nella cantieristica, nelle telecomunicazioni e nella produzione di cavi sottomarini, l’Italia dispone delle condizioni ideali per affermarsi come ponte tra Europa, Africa e Medio Oriente. A
l tempo stesso, il sistema portuale nazionale si trova dinanzi alla necessità di attuare una trasformazione radicale per governare la transizione ecologica e accogliere i comparti industriali emergenti legati a rinnovabili, elettrificazione e decarbonizzazione. È questo il quadro delineato da due nuove ricerche presentate a Milano il 27 ottobre 2026 dal Blue Economy Monitor, l’Osservatorio promosso da Intesa Sanpaolo e SDA Bocconi School of Management con l’obiettivo di analizzare l’evoluzione dell’economia marittima a supporto della crescita sostenibile e della competitività dell’Italia.
LE VALUTAZIONI DI INTESA SANPAOLO E DEI VERTICI DI SDA BOCCONI
Il valore prospettico del comparto è stato sottolineato da Elisa Zambito Marsala, Responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo: “La Blue Economy si conferma uno dei più promettenti motori di sviluppo per il Paese, capace di generare innovazione, attrarre talenti, investimenti e creare nuove opportunità in ambiti strategici come le infrastrutture sottomarine, l’eolico offshore, la transizione energetica dei porti e le tecnologie digitali.
Le trasformazioni in atto nelle economie del mare richiedono nuove competenze e profili professionali. Per questo investire nel sostegno alla ricerca e nella formazione, rafforzando il dialogo tra imprese, università e ricerca, significa creare nuove opportunità per i giovani, contrastare la fuga dei talenti e attrarre competenze qualificate, a beneficio della competitività del Paese nel contesto europeo ed internazionale”.
A evidenziare l’orizzonte macroeconomico è intervenuto Stefano Caselli, Dean della SDA Bocconi School of Management: “Il Blue Economy Monitor della SDA Bocconi, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, ha l’obiettivo di contribuire a evidenziare macro-trend che incidono, e incideranno sempre di più, sulle strategie aziendali e sulle policy pubbliche in un settore di crescente rilevanza per l’economia italiana. L’evento di oggi e le ricerche presentate contribuiscono non solo al trasferimento di conoscenze, ma anche a chiarire opportunità e rischi per il sistema economico italiano, in un’ottica più ampia di posizionamento geoeconomico e geopolitico nel Mediterraneo”.
L’INTEGRAZIONE TRA RETI SUBACQUEE E POLITICHE PUBBLICHE
Le analisi condotte dall’Osservatorio evidenziano come dai cavi sottomarini — vettori attraverso cui transita il 99% del traffico dati mondiale — fino ai nuovi corridoi energetici e ai porti riconvertiti in piattaforme sostenibili, l’economia marina rappresenti un perno irrinunciabile per i prossimi decenni. Francesco Perrini, responsabile scientifico del Blue Economy Monitor della SDA Bocconi, ha spiegato: “Le due ricerche dimostrano che la transizione energetica e lo sviluppo dell’economia sottomarina stanno ridefinendo in modo sempre più pervasivo il ruolo strategico delle infrastrutture marittime italiane. In tale contesto, una maggiore integrazione tra porti, reti subacquee e politiche pubbliche emerge come fattore determinante per sicurezza energetica, crescita economica e autonomia tecnologica del Paese, che si pone sempre di più in una posizione di leadership nel Mediterraneo su questi temi”.
LE RETI SOTTOMARINE E LA DOMANDA DI CAVI AD ALTA TENSIONE
Il primo studio, a firma di Oliviero Baccelli e Stefano Riela, esplora il primato tecnologico dell’Italia nelle reti subacquee digitali ed elettriche, identificando nelle connessioni ad alta tensione e nelle infrastrutture offshore i principali moltiplicatori di crescita. Le proiezioni indicano che entro il 2050 l’eolico offshore arriverà a coprire fino al 30% del fabbisogno di elettricità europeo, determinando un’impennata nella domanda di cavi sottomarini ad alta tensione necessari per allacciare parchi rinnovabili, impianti di stoccaggio e reti integrate.
L’industria italiana può far leva su player di rilievo nella cantieristica, nelle telecomunicazioni e nella fabbricazione di cavi, disponendo inoltre di una delle principali flotte di navi posacavi operative nel bacino mediterraneo. Tra le opere cardine figurano il Tyrrhenian Link — opera da 3,7 miliardi di euro che unirà Campania, Sicilia e Sardegna lungo 950 chilometri di tracciato sottomarino — e il progetto ELMED per l’interconnessione elettrica tra Italia e Tunisia, sostenuto da 307 milioni di euro di fondi europei. Sul versante delle telecomunicazioni, gli approdi internazionali posizionati a Genova, Bari, Catania e Mazara del Vallo consolidano il presidio dell’Italia sulle grandi direttrici digitali del pianeta.
LA TRANSIZIONE DEI PORTI TRA IDROCARBURI E NUOVE FILIERE VERDI
La seconda ricerca, curata da Oliviero Baccelli e Susanna Dorigoni, si concentra sulla vulnerabilità e sulle opportunità del sistema portuale nazionale. Attualmente circa il 40% delle merci trattate negli scali della penisola è costituito da combustibili fossili: un’esposizione commerciale critica, considerata la progressiva decarbonizzazione dei trasporti.
L’esame comparativo condotto sulle 16 Autorità di Sistema Portuale italiane rivela una marcata eterogeneità di risposta: mentre alcuni scali soffrono il calo dei traffici tradizionali, realtà come Ravenna emergono per la capacità di intercettare investimenti e attivare filiere innovative, posizionandosi come hub mediterraneo per i progetti di cattura e stoccaggio della CO₂ (Carbon Capture and Storage) destinati alle industrie energivore. Lungo le banchine prendono piede lo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante, la logistica di settore, i progetti legati alle Hydrogen Valley e l’elettrificazione delle banchine tramite sistemi di cold ironing per azzerare le emissioni delle navi ormeggiate.
I NUMERI DELLA DIPENDENZA ENERGETICA E L’EVOLUZIONE DEI FLUSSI
I dati raccolti certificano la portata dei mutamenti logistici ed energetici che attraversano le coste italiane. Nel 2025 il tasso di dipendenza energetica dell’Italia dalle forniture estere si è attestato al 75,2. Il mare si conferma la via d’accesso primaria per i vettori energetici: viaggia via nave il 99,8% del petrolio greggio importato e la totalità del carbone.
Tra il 2018 e il 2025 i flussi marittimi hanno registrato una decisa riconfigurazione, con le importazioni di gas naturale liquefatto (GNL) salite del 141%, a fronte di un crollo del 71% registrato dagli arrivi di carbone. La combinazione di reti sottomarine, trasformazione portuale e investimenti coordinati si conferma quindi il presupposto essenziale per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, l’occupazione e la sostenibilità economica nazionale nel quadrante geoeconomico euromediterraneo.

