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Brasile, recordo per l’export di petrolio verso l’Asia

petrolio

Nel mese di giugno i porti asiatici hanno accolto 1,62 milioni di barili di petrolio brasiliano al giorno, quasi il triplo rispetto ai volumi registrati nello stesso mese del 2019

Nella prima metà dell’anno il Brasile ha aumentato notevolmente le esportazioni di greggio verso l’Asia, approfittando della riapertura delle economie nella regione e dei profondi tagli effettuati dall’OPEC e dai Paesi alleati.

VOLUMI RECORD A GIUGNO 2020

Nel mese di giugno i porti asiatici hanno accolto 1,62 milioni di barili di petrolio brasiliano al giorno, quasi il triplo rispetto ai volumi registrati nello stesso mese del 2019. In media, nel primo semestre del 2020 l’Asia ha importato dal Barile 1,07 milioni di barili al giorno.

La compagnia petrolifera brasiliana Petrobras, spiegano gli analisti, ha saputo cogliere l’occasione offerta dalla riapertura delle economie asiatiche – innanzitutto di quella cinese – per intercettarne la ritrovata domanda di combustibile e vendere il proprio petrolio a prezzi vantaggiosi.

Nel solo mese di aprile le spedizioni di Petrobras verso l’Oriente sono cresciute del 145 per cento rispetto all’anno prima, con oltre un milione di barili al giorno. La compagnia ha fatto sapere che la Cina rappresenta la destinazione del 70 per cento delle esportazioni petrolifere brasiliane.

LA DOMANDA DI GREGGIO POCO SOLFOROSO

Le raffinerie asiatiche hanno bisogno di greggio a basso contenuto di zolfo per adeguarsi alle nuove normative marittime globali, entrate in vigore all’inizio dell’anno, che impongono l’utilizzo di carburante poco solforoso per le navi. Il Brasile estrae petrolio di questo tipo dalle proprie riserve pre-saline, in alto mare.

La natura del suo petrolio Lula – leggero e “dolce” – garantisce al Brasile un vantaggio rispetto ai rivali latinoamericani per quanto riguarda l’accesso ai mercati d’Asia.

Nel primo semestre del 2020 le importazioni asiatiche dal Venezuela e dal Messico sono infatti diminuite rispettivamente del 35 e del 9,5 per cento. Nel caso venezuelano hanno influito molto le sanzioni americane; per quanto riguarda il Messico, invece, bisogna considerare il focus sull’aumento della raffinazione domestica. Ma entrambe le nazioni producono greggi pesanti e ad alte concentrazioni di zolfo: il Merey per il Venezuela e il Maya per il Messico.

IL PRIMO PRODUTTORE LATINOAMERICANO

Prima dello scoppio della pandemia, il Brasile veniva indicato come una delle nazioni più promettenti dal punto di vista della produzione petrolifera, grazie all’avvio delle attività nelle piattaforme offshore dopo anni di ritardi.

Con un output di 2,97 milioni di barili al giorno, il Brasile è attualmente il primo produttore dell’America latina. Secondo le previsioni, i volumi dovrebbero raddoppiare entro il 2030.

Difficilmente però le esportazioni verso l’Asia si manterranno sugli stessi livelli anche nella seconda metà del 2020. La domanda di carburante in Brasile tornerà a salire, lasciando meno greggio disponibile per l’export. E sembra che la Cina stia rallentando con gli acquisti di petrolio.