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Bruxelles alla ricerca di una soluzione sul pagamento in rubli del gas russo

Manometro Gas

I ministri dell’energia Ue si riuniscono per trovare una quadra al pagamento in rubli del gas russo. Diverse le società che dovranno pagare le forniture a maggio


La settimana di lavori, a Bruxelles, riparte dal dossier sul gas russo. Oggi, lunedì 2 maggio, è prevista una riunione dei ministri dell’Energia dei paesi dell’Unione europea che discuteranno dello stop alle forniture di Gazprom a Polonia e Bulgaria e della richiesta, da parte di Putin, dei pagamenti in rubli. Se è vero che Varsavia e Sofia stavano già pianificando un addio al gas russo e che i due Paesi sono pronti a trovare vie alternative per soddisfare i fabbisogni energetici dei cittadini, è anche vero che la mossa decisa dal colosso russo dell’Oil&gas ha innescato il timore che le forniture possano essere interrotte anche in altri Paesi Ue, Germania compresa.

L’obiettivo è trovare un fronte comune di risposta, che però non è scontato. A maggio, infatti, sono numerose le società europee  (inclusa l’italiana Eni) che dovranno pagare le forniture, come da scadenza, e per questo è urgente il bisogno di chiarire come le aziende dovranno comportarsi per continuare ad acquistare il carburante senza violare le sanzioni dell’UE contro la Russia.

Putin chiede alle aziende di pagare il gas in rubli, depositando euro o dollari su un conto presso la banca russa di proprietà privata Gazprombank. La banca penserebbe alla conversione. La strategia, però, non convince la Commissione europea, che sostiene che in questo modo violerebbero le sanzioni dell’Ue. Perchè il pagamento sia conforme alle sanzioni, dovrebbe essere dichiarato completamente in euro e dollari prima della sua conversione in rubli. Servono, dunque, linee guida chiare, come sollecitato da Danimarca, Grecia, Polonia, Slovacchia e altri Paesi la scorsa settimana.

Di certo trovare una quadra è d’obbligo. Nonostante ci si inizi a muovere per diminuire la dipendenza dalla Russia, infatti, la Russia soddisfa ancora il 40% del fabbisogno di gas dell’UE ed il 26% delle sue importazioni di petrolio. In nome di questa dipendenza, dall’inizio della guerra, l’Ue ha pagato di 45 miliardi di euro (47,43 miliardi di dollari) a Mosca per i due combustibili fossili, secondo quanto dichiarato dal Center for Research on Energy and Clean Air, riportati da Reuters.

All’ordine del giorno dei ministri Ue anche la necessità di diversificare i fornitori e le fonti. Attualmente un’interruzione totale immediata del gas russo farebbe precipitare i paesi, inclusa la Germania, nella recessione e richiederebbe misure di emergenza come la chiusura di fabbriche per far fronte alla carenza della fonte energetica.

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