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Il Canada investe 20 milioni nei mini-reattori nucleari

Canada

Il governo ritiene che i mini-reattori nucleari possano aiutare il Canada a raggiungere l’obiettivo di azzeramento delle emissioni nette

Il governo del Canada ha investito 20 milioni di dollari canadesi (circa 12,8 milioni di euro) in Terrestrial Energy, un’azienda tecnologica della provincia dell’Ontario, per aiutarla a mettere in commercio le proprie tecnologie per i reattori modulari di piccola taglia (small modular reactors). Si tratta di reattori nucleari più piccoli di quelli convenzionali, meno costosi e meno complessi da assemblare.

COSA HA DETTO IL MINISTRO DELL’INNOVAZIONE

Il ministro dell’Innovazione canadese, Navdeep Bains, ha detto che «aiutando [l’azienda] a portare questi piccoli reattori sul mercato, stiamo sostenendo significativi benefici ambientali ed economici». Terrestrial Energy si è impegnata a creare dozzine di posti di lavoro. Ma, oltre a questo, il finanziamento andrà ad appoggiare una tecnologia che – sebbene non si sia affermata a livello globale, pur avendo destato interesse – il governo di Justin Trudeau ritiene possa aiutare il Canada a raggiungere i suoi obiettivi climatici. Entro il 2050 il paese dovrebbe ridurre a zero le emissioni nette di gas serra.

Bains ha detto che «le tecnologie per i reattori modulari di piccola taglia possono fornire un’alternativa energetica pulita alla generazione convenzionale da carbone e fonti fossili, anche in quei settori difficili da decarbonizzare come il settore estrattivo e dell’industria pesante».

COSA HA DETTO IL MINISTRO DELLE RISORSE NATURALI

Il ministro canadese delle Risorse naturali, Seamus O’Regan, ritiene che il nucleare sia cruciale per il raggiungimento dell’obiettivo di azzeramento delle emissioni nette. E che i mini-reattori siano «una tecnologia sicura, affidabile e testata».

O’Reagan ha anche detto che la strategia federale sui reattori modulari di piccola taglia sarà pubblicata entro l’autunno, e che si integrerà a quella sull’idrogeno. Alcune province però si sono già mosse: l’Alberta – il centro dell’industria canadese dell’oil & gas – ha firmato un memorandum d’intesa su queste tecnologie con l’Ontario, il Saskatchewan e il New Brunswick.

LA POSIZIONE DELLE COMPAGNIE ENERGETICHE

La compagnia energetica Sancor – di base a Calgary, nell’Alberta – ha fatto sapere di avere iniziato delle trattative con il governo federale sulla possibilità di utilizzare reattori di piccola taglia per alimentare le operazioni nelle sabbie bituminose (oil sands). L’estrazione del greggio da questi giacimenti è molto inquinante e dispendiosa dal punto di vista energetico, e per questo si è fatta sempre meno attraente per gli investitori.

L’eventuale sviluppo di un’industria di mini-reattori in Canada, scrive Reuters, potrebbe inoltre favorire i produttori di uranio autoctoni come Cameco. Nel 2015 la compagnia – con sede a Saskatoon, nel Saskatchewan – era il secondo maggiore produttore di uranio al mondo, sebbene le sue attività abbiano risentito negativamente del disastro nucleare di Fukushima del 2011.

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Marco Dell'Aguzzo

Giornalista, si occupa di esteri, energia e geopolitica, con un’attenzione particolare per il Messico e il Canada.

Scrive su “Energia Oltre”, oltre a collaborare con “IL – Il maschile del Sole 24 ORE”, “Aspenia online”, “Start Magazine” ed “eastwest”. A volte è ospite a Radio3 Mondo (Rai Radio 3).

Su Twitter è @marcodellaguzzo.

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