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Più facile costruzione impianti a carbone in Usa. Grazie a Trump

carbone

Improbabile comunque che il rilancio del carbone possano alterare in modo incisivo il mix energetico statunitense basato su gas e rinnovabili oltre che sul nucleare

Lo aveva promesso in campagna elettorale e lo sta realizzando. Smontando tassello dopo tassello tutte le regole imposte dall’amministrazione Obama sulla regolamentazione riguardante la lotta al cambiamento climatico e i limiti alle emissioni di Co2 delle centrali a carbone degli Stati Uniti. È questo il modo attraverso cui il presidente Donald Trump e il suo entourage stanno rendendo più facile costruire nuove centrali a carbone sul suolo americano.

ARRIVANO LE NUOVE DIRETTIVE DELL’EPA

carboneIl nuovo programma dell’Environmental Protection Agency (EPA) annunciato la scorsa settimana, non avrebbe più, infatti, il mandato di verificare che gli impianti a carbone soddisfino i rigorosi obiettivi di emissioni previsti in precedenza, vale a dire, secondo quanto riporta OilPrice.com, di avere emissioni uguali o inferiori a quelle che gli impianti avrebbero avuto utilizzando la tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS). Secondo le revisioni proposte ai New Source Performance Standards (NSPS), l’EPA permetterebbe ora alle nuove centrali a carbone di emettere fino a 862 chilogrammi di anidride carbonica per megawattora di elettricità, sostituendo di fatto lo standard previsto durante la vigenza dell’era Obama.

STOP AL WISHFUL THINKING, NUOVI STANDARD DI EMISSIONE

La proposta Epa allenta dunque i limiti delle emissioni di anidride carbonica delle centrali a carbone, facilitandone la costruzione di nuove. Come ha chiarito l’Assistant Administrator dell’Office of Air and Radiation dell’Ente americano, Bill Wehrum in una dichiarazione “le azioni di oggi riflettono il nostro approccio di definire nuovi standard per il carbone pulito attraverso i dati e le ultime informazioni tecnologiche, non più attraverso il wishful thinking”, come erano definite le vecchie regole. “L’energia a carbone statunitense farà parte del nostro futuro energetico e i nostri standard rivisti garantiranno che i profili di emissione dei nuovi impianti continuino a migliorare”.

L’USO INTERNO DI CARBONE USA AL MINIMO DA 39 ANNI NEL 2018

L’annuncio segue un recente rapporto della U.S. Energy Information Administration che mostra come l’uso domestico del carbone in Usa scenderà al minimo da 39 anni a questa parte nel 2018, in gran parte a causa di un calo del suo utilizzo per la generazione di energia elettrica. Solo un nuovo impianto di generazione di energia elettrica alimentato a carbone, relativamente piccolo, dovrebbe entrare in funzione entro la fine del 2019, ha detto l’EIA.CARBONE-cina

CHIUSO O ANNUNCIATO PIANI DI DISMISSIONI PER ALMENO 630 CENTRALI A CARBONE IN 43 STATI NEGLI ULTIMI OTTO ANNI

Secondo l’American Coalition for Clean Coal Electricity, i gestori delle centrali elettriche hanno chiuso o annunciato piani per chiudere almeno 630 centrali a carbone in 43 Stati negli ultimi otto anni. Si tratta di circa il 40 per cento dell’intera “flotta” carboniera statunitense, dice il gruppo. In tal senso la mossa dell’EPA arriva nello stesso periodo in cui il mondo si è riunito in Polonia per quello che viene definito l’incontro più importante sul cambiamento climatico dopo l’accordo di Parigi del 2015, che il presidente Donald Trump ha ripetutamente criticato. A cui segue anche la spinta da parte degli Stati Uniti a modificare il comunicato del G20 argentino di qualche settimana fa per aggiungere un paragrafo che sottolinea come gli Stati Uniti “ribadiscano la decisione di ritirarsi dall’accordo di Parigi e affermano il forte impegno per la crescita economica e l’accesso e la sicurezza energetica, utilizzando tutte le fonti energetiche e le tecnologie, proteggendo al contempo l’ambiente”.

IMPROBABILE CHE IL RILANCIO DEL CARBONE POSSANO ALTERARE IN MODO INCISIVO IL MIX ENERGETICO STATUNITENSE BASATO SU GAS E RINNOVABILI

inquinamentoJanet McCabe, che è stata in passato l’assistente amministratore dell’ufficio dell’Epa for the of Air and Radiation durante l’amministrazione Obama e ha contribuito a dare forma alla regola esistente del ‘wishful thinking’ ha detto a Mining.com che la proposta dell’EPA è solo un ulteriore passo che l’amministrazione Trump sta compiendo per mostrare “un completo disprezzo per la salute pubblica e la salute del pianeta, a favore di quello che qui sembra essere un obiettivo piuttosto elusivo”. McCabe ha definito gli standard di emissione fissati durante il suo mandato “appropriati” e ha evidenziato che l’attuale amministrazione dovrà probabilmente difendere in tribunale le sue ragioni per alleggerirle. “La proposta di oggi non è altro che un tentativo sconsiderato da parte dell’amministrazione Trump di sostenere le loro posizioni false sul rilancio del carbone a spese della scienza, della pubblica sicurezza e della realtà”, ha detto Mary Anne Hitt, senior director della campagna Beyond Coal del Sierra Club, in una dichiarazione. Le modifiche proposte sono l’ultimo tentativo di Trump di mantenere le promesse della campagna per rilanciare l’industria carboniera e ripristinare i posti di lavoro nelle miniere. Ma gli esperti ritengono improbabile che possano alterare in modo incisivo il mix energetico statunitense o dare un grande impulso alla domanda interna di carbone, che ormai è intaccata dalla concorrenza del gas naturale a basso costo e dalle energie rinnovabili.

A GUIDARE L’AUMENTO DELLE EMISSIONI 2018 SONO STATI PROPRIO CARBONE ED EMISSIONI AUTO

Secondo i ricercatori di Global Carbon Project (GCP) sono stati sopratutto il boom del mercato globale delle automobili e il massiccio utilizzo del carbone in Cina ad aver guidato il forte aumento della Co2 registrato quest’anno: l’aumento dovrebbe aggirarsi, secondo le stime, sul 2,7% rispetto all’1,6% dello scorso anno. Mentre il consumo di carbone rimane al di sotto del livello storicamente elevato del 2013, quest’anno è cresciuto di nuovo. La Cina, il maggiore produttore di emissioni al mondo, ha visto aumentare le emissioni stimate del 4,7%. Durante i colloqui sul clima delle Nazioni Unite a Katowice, la ricercatrice Corinne Le Quéré, dell’Università dell’East Anglia, ha detto a BBC News che l’aumento in Cina è dovuto alle scelte governative: “Negli ultimi due anni, il governo cinese ha dato impulso all’economia basata su edilizia, industria pesante, carbone e acciaio. Quando si rilancia l’economia si vede effettivamente un aumento delle emissioni”, ha detto. Altri fattori includono un aumento negli Stati Uniti dopo diversi anni di declino, che secondo i ricercatori è dovuto a un inverno molto freddo e un’estate calda che ha fatto salire la domanda di energia. Nella top ten 2018 degli emettitori la Cina è al primo posto, seguita dagli Stati Uniti e dall’Ue nel suo complesso. A seguire India, Russia, Giappone, Iran, Arabia Saudita, Corea del Sud e Canada.