Scenari

Target sul clima a rischio con le nuove centrali a carbone asiatiche

Birol (Aie): “Ciò che mi preoccupa è la volontà politica sul cambiamento climatico. Ciò a cui abbiamo assistito qualche tempo fa non c’è più”.

Una flotta di nuove centrali a carbone in Asia minaccia di far deragliar gli obiettivi di riduzione delle emissioni globali, mettendo in luce la crescente “disconnessione” tra i mercati energetici e i target per contrastare i cambiamenti climatici.

BIROL: GLI IMPIANTI A CARBONE ASIATICI BLOCCANO LA TRAIETTORIA DISCENDENTE DELLE EMISSIONI GLOBALI

Fatih Birol, capo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha sottolineato che la crescita dell’utilizzo di carbone in Asia è preoccupante perché i nuovi impianti “bloccano la traiettoria discendente delle emissioni nel mondo”. “Il modo in cui affronteremo questo problema è per me il centro nevralgico del dibattito sui cambiamenti climatici di oggi”, ha detto Birol in un’intervista al Financial Times. L’Asia, infatti, ad oggi, ha 2.000 GW di centrali a carbone in funzione o in costruzione – più di 10 volte l’Ue – molte delle quali inefficienti. Mentre le centrali a carbone negli Stati Uniti e in Europa sono più vecchie, in media 42 anni, e prossime alla fine del loro ciclo di vita, le centrali a carbone asiatiche hanno in media solo 11 anni e di fronte a loro ancora decenni di vita utile.

LE EMISSIONI DI ANIDRIDE CARBONICA LEGATE ALL’ENERGIA SONO AUMENTATE DELL’1,4 PER CENTO L’ANNO SCORSO

Secondo Birol le centrali a carbone asiatiche sono la ragione principale per cui il consumo di energia rinnovabile e le emissioni di anidride carbonica sono entrambe in aumento allo stesso tempo. “È uno degli angoli ciechi della discussione sul cambiamento climatico”, ha ammesso il numero dell’Aie a Ft. Le emissioni di anidride carbonica legate all’energia sono aumentate dell’1,4 per cento l’anno scorso, dopo diversi anni di stabilità, e sono destinate ad aumentare nuovamente nel 2018 a causa della maggiore domanda di combustibili fossili. L’Asia ha rappresentato i due terzi dell’aumento delle emissioni dello scorso anno. Questo mese il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc), ha affermato che le emissioni globali devono raggiungere lo zero netto entro il 2050 se il mondo vuole limitare il riscaldamento a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. Ciò richiederebbe una drastica riduzione del consumo di combustibili fossili e lo sviluppo di tecnologie in grado di rimuovere l’anidride carbonica dall’atmosfera. Portare le emissioni globali ad un picco in modo che comincino a diminuire il prima possibile è stata una delle più importanti raccomandazioni del rapporto. “Con questi obiettivi, e ciò che sta accadendo sul mercato, c’è una grande discontinuità”, ha detto Birol. I dati sul consumo energetico si stanno muovendo “in direzione opposta” rispetto agli obiettivi climatici.

GLI OBIETTIVI DELL’ACCORDO DI PARIGI SEMBRANO LONTANI

L’anno scorso la produzione di energia elettrica a carbone in Cina è cresciuta del 4 per cento, mentre l’India è cresciuta del 13 per cento, secondo i dati Aie. Il tasso di investimento nella costruzione di nuove centrali a carbone, tuttavia, secondo l’agenzia, è anche rallentato lo scorso anno. Birol ha espresso le sue preoccupazioni per la crescita dell’incertezza sul mercato del petrolio, con tagli alla produzione sia in Iran sia in Venezuela, così come le vulnerabilità in Libia, Nigeria e Angola. Gli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima, in cui più di 190 paesi hanno deciso di limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi, sembrano elusivi, dato che le emissioni continuano ad aumentare. “Ciò che mi preoccupa è la volontà politica sul cambiamento climatico. Ciò a cui abbiamo assistito qualche tempo fa non c’è più”, ha aggiunto Birol.

PIÙ ECONOMICO COSTRUIRE NUOVI IMPIANTI SOLARI ED EOLICI IN INDONESIA, VIETNAM E FILIPPINE CHE CONTINUARE A GESTIRE LE CENTRALI ELETTRICHE A CARBONE

E pensare che secondo una nuova analisi del think tank finanziario indipendente Carbon Tracker sarebbe più economico costruire nuovi impianti solari fotovoltaici e capacità eolica onshore in Indonesia, Vietnam e Filippine entro la fine del prossimo decennio piuttosto che continuare a gestire le centrali elettriche a carbone esistenti. Più nello specifico, secondo Carbon Tracker, l’avanzamento lento della politica di governo, la liberalizzazione del mercato e gli avanzamenti della tecnologia rinnovabile nei tre paesi potrebbero concludersi con dei stranded cost da 60 miliardi di dollari per i proprietari di centrali elettriche a carbone. I paesi del Sud-est asiatico sono stati spesso considerati come nazioni che hanno bisogno di una produzione continua di energia elettrica a carbone per sostenere la crescita economica e demografica. Tra il 2010 e il 2017, la produzione di carbone è aumentata del 72% in Vietnam, di oltre il 50% nelle Filippine e del 53% in Indonesia. All’inizio di quest’anno, il gigante londinese dei servizi finanziari HSBC ha rivelato che cesserà di finanziare tutte le nuove centrali a carbone nel mondo, con tre eccezioni: Bangladesh, Indonesia e Vietnam. Carbon Tracker prevede comunque che il costo di costruzione del fotovoltaico solare e dell’eolico onshore sarà più economico rispetto alle centrali a carbone esistenti entro la fine del prossimo decennio, a seconda del paese e della tecnologia. Ad esempio sarebbe più economico costruire nuovi impianti solari fotovoltaici rispetto alle centrali a carbone esistenti in Indonesia già nel 2028.