Scenari

Lo scontro tra Cina e Australia sul carbone

giappone carbone

Da ottobre la Cina sta portando avanti un blocco delle importazioni di carbone dall’Australia, per ragioni politiche. Ma Pechino potrebbe avere difficoltà a trovare fornitori alternativi per ragioni di qualità del combustibile

Il primo ministro australiano Scott Morrison ha detto di aver messo i suoi “uomini migliori” a lavorare alla controversia commerciale con la Cina, che ha bloccato nei suoi porti oltre cinquanta navi australiane cariche di carbone.

COSA DICE LA CINA

Pechino ha spiegato che il rallentamento nelle importazioni di carbone è legato ai maggiori controlli effettuati sul prodotto. Mercoledì il portavoce del ministro degli Esteri cinese ha detto appunto che “negli ultimi anni la dogana cinese ha condotto delle misure di monitoraggio del rischio sulla sicurezza e la qualità del carbone importato, e abbiamo scoperto che molte importazioni di carbone non hanno rispettato gli standard ambientali”.

IL CONTESTO POLITICO

Dall’inizio della pandemia le relazioni politiche tra Australia e Cina sono molto peggiorate: nei mesi scorsi Canberra ha accusato Pechino di malagestione dell’emergenza sanitaria e ha richiesto – ad aprile – l’apertura di un’indagine indipendente sull’origine del coronavirus, diffusosi dalla città di Wuhan. In risposta, la Cina ha sospeso o imposto dazi sulle importazioni di alcuni prodotti agroalimentari dall’Australia e da ottobre sta portando avanti un blocco – seppur non ufficiale – sul carbone.

IL CONTESTO ECONOMICO

Secondo gli analisti, ci sarebbero fino a 7 milioni di tonnellate di carbone australiano “in attesa” nei porti di Jingtang e di Caofeidian, due importanti hub per il trasporto del carbone nella Cina settentrionale. Il danno per Canberra è significativo, dato che il mercato cinese assorbe circa un terzo del suo export.

Nonostante il blocco, nel 2020 l’Australia è rimasta comunque la principale fornitrice di carbone della Cina. Il paese ha aumentato le importazioni da Russia e Mongolia, ma quest’ultima ha dovuto ridurre le spedizioni nella prima metà dell’anno a causa dell’epidemia di coronavirus.

LE CONSEGUENZE

La Cina importa principalmente due tipi di carbone dall’Australia: il carbone coke, utilizzato nella produzione dell’acciaio, e il carbone termico, utilizzato per la produzione di energia e in qualche processo industriale.

Ad ottobre le esportazioni australiane di carbone – sia coke che termico – in Cina sono ammontate a 3,35 milioni di tonnellate, un leggero aumento rispetto ai volumi di settembre (3,31 milioni) ma un calo drastico rispetto a quelli di giugno (12,33 milioni), quando si è toccato il massimo nel 2020. Per il mese di novembre si prevede una forte diminuzione.

L’Australia sta cercando mercati alternativi a quello cinese e ha aumentato le vendite all’India: a settembre le esportazioni qui hanno toccato i 5,97 milioni di tonnellate, il dato più alto dal 2015. L’India però acquista principalmente carbone coke.

Canberra ha altri due grandi clienti oltre alla Cina: il Giappone e la Corea del sud. E le spedizioni verso Tokyo e Seul sono cresciute negli scorsi mesi, toccando rispettivamente i massimi da marzo 2020 e da dicembre 2019.

Ad ottobre le importazioni cinesi di carbone coke australiano sono scese a 1,53 milioni di tonnellate, ovvero il 26 per cento delle importazioni totali di questo combustibile; a marzo valevano il 78 per cento. Pechino però potrebbe avere difficoltà nel trovare fornitori alternativi di carbone termico, vista l’alta qualità di quello australiano.