Faib e Fegica denunciano l’immobilismo sul disegno di legge atteso in Consiglio dei Ministri. Il riassetto della rete è considerato vitale per stabilizzare i prezzi alla pompa dopo l’addio agli sconti sulle accise.
I gestori dei distributori di carburanti hanno ufficialmente proclamato lo stato di agitazione, annunciando di essere pronti a incrociare le braccia se il disegno di legge per la riforma organica del comparto non verrà immediatamente sbloccato. La protesta nasce dalla frustrazione delle sigle di categoria Faib e Fegica per quello che definiscono un ritardo incomprensibile nel portare il testo all’attenzione del Consiglio dei Ministri. Si accendono insomma i i riflettori su uno stallo normativo che rischia di avere ripercussioni dirette non solo sulla sopravvivenza delle imprese di distribuzione, ma anche sulle tasche dei consumatori, proprio mentre si esauriscono definitivamente gli effetti dei tagli fiscali sui carburanti.
STATO DI AGITAZIONE E MINACCIA DI SERRATA
La mobilitazione dei benzinai si configura come una reazione estrema a una fase di incertezza che dura da mesi. Attraverso una nota congiunta, Faib e Fegica hanno spiegato di essere costrette a denunciare pubblicamente il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) per il mancato passaggio in Cdm di un testo che, secondo i sindacati, è stato faticosamente messo a punto e già condiviso da tutti gli attori della filiera. Il timore dei gestori è che il provvedimento, giudicato essenziale per la modernizzazione del sistema energetico stradale italiano, possa finire dimenticato in qualche cassetto ministeriale, vanificando il lavoro di mediazione svolto finora.
IL DDL CARBURANTI FERMO AL MINISTERO
Il cuore della controversia riguarda il percorso legislativo del disegno di legge sulla riforma del settore. Le associazioni dei gestori puntano il dito contro presunti ostacoli politici e resistenze che starebbero frenando l’iter. “Tutti sono d’accordo, ma c’è ancora chi, nascosto dietro le quinte, tira il freno a mano con l’ambizione di far naufragare una riforma necessaria”, denunciano Faib e Fegica. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, questa opposizione occulta danneggia l’intero settore, incluse le compagnie petrolifere e i retisti, impedendo un’evoluzione normativa che metterebbe ordine in un mercato spesso segnato da forti asimmetrie e criticità strutturali.
RIASSETTO DELLA RETE E PREZZI AL PUBBLICO
L’urgenza di approvare il disegno di legge è strettamente legata alla stabilità dei prezzi finali della benzina e del gasolio. I sindacati sottolineano che il riassetto della rete previsto dalla riforma è l’unico strumento in grado di incidere in modo profondo e duraturo sui costi per i cittadini. La questione diventa drammatica se letta alla luce del calendario fiscale: tra poche ore, infatti, verrà ufficialmente cancellato l’ultimo residuo dello sconto sulle accise introdotto dai precedenti decreti. Senza una riforma capace di ottimizzare la logistica e la distribuzione, il rischio è che il venir meno del supporto statale si traduca in un’impennata dei listini alla pompa difficile da gestire per le famiglie e per l’intero comparto industriale.
BATTUTA D’ARRESTO AI RINVII ISTITUZIONALI
Le associazioni di categoria chiedono quindi una sterzata decisa per porre fine a quelli che definiscono “cincischiamenti” burocratici. La richiesta è univoca: il testo del Ddl deve essere immediatamente presentato all’esame del Governo per poi iniziare il suo cammino parlamentare. Per i gestori, il tempo della diplomazia e dei tavoli tecnici è ormai scaduto; la proclamazione dello stato di agitazione serve a ricordare che il sistema della distribuzione carburanti è sull’orlo di una crisi di nervi e che lo strumento dello sciopero resta l’unica alternativa possibile per forzare la mano di fronte a un silenzio istituzionale non più tollerabile.

