Il provvedimento, firmato da Mattarella in Spagna, introduce crediti d’imposta per autotrasporti e settore ittico. Sullo sfondo l’escalation tra Iran e Israele con l’attacco al giacimento Pars che spinge il Brent sopra i 108 dollari.
Il Governo italiano ha approvato d’urgenza un decreto legge per contrastare l’impennata dei prezzi dell’energia, scatenata da una violenta escalation militare in Medio Oriente che ha colpito le infrastrutture estrattive iraniane. Il provvedimento, già operativo dalla mezzanotte dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, prevede una riduzione immediata di 25 centesimi al litro sul costo dei carburanti e l’introduzione di misure specifiche per i settori produttivi più colpiti. La firma del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, è giunta da Salamanca, in Spagna, dove il Presidente si trova per ricevere una laurea honoris causa; il testo lo ha raggiunto non appena atterrato nella città spagnola, consentendo una ratifica rapidissima data l’eccezionalità del contesto internazionale.
Secondo quanto riportato dalle agenzie internazionali, tra cui Reuters, la crisi è precipitata a seguito di un attacco al giacimento di gas naturale Pars, il più grande al mondo, situato nel Golfo e condiviso tra Iran e Qatar. L’operazione, attribuita dai media israeliani alle forze di Tel Aviv con il beneplacito di Washington, ha innescato una reazione a catena: Teheran ha colpito l’hub energetico di Ras Laffan in Qatar e lanciato missili verso l’Arabia Saudita. Questo scenario di guerra ha spinto il petrolio Brent sopra la soglia dei 108 dollari al barile, con pesanti ricadute sui mercati azionari e sui prezzi finali alla pompa, che negli Stati Uniti hanno già superato i 5 dollari al gallone per il diesel.
LE TRE MISURE CARDINE E IL TAGLIO TEMPORANEO DEI PREZZI
La strategia d’emergenza dell’esecutivo, illustrata dalla premier Giorgia Meloni ai microfoni del Tg1, si muove su tre direttrici principali. L’intervento più immediato è il taglio lineare delle accise che garantisce uno sconto di 25 centesimi al litro alla pompa. Al momento, la durata di questa riduzione è fissata per 20 giorni, una finestra temporale cautelativa in attesa di monitorare l’evoluzione degli scontri in Medio Oriente e la stabilità delle forniture globali. Accanto a questo intervento, il decreto stanzia 10 milioni di euro sotto forma di credito d’imposta per gli autotrasportatori. Questo contributo servirà a coprire il 20% delle spese sostenute per l’acquisto di carburante nei mesi di marzo, aprile e maggio del 2026.
SOSTEGNO AL SETTORE ITTICO E GARANZIA DELLA QUALITÀ ALIMENTARE
Il pacchetto di aiuti non tralascia la filiera della pesca, anch’essa duramente colpita dall’aumento dei costi operativi. Il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha confermato che il credito d’imposta del 20% sarà esteso anche ai pescatori italiani. “Il governo dà un sostegno concreto al settore ittico italiano”, ha dichiarato il ministro, precisando che “a partire da domani le nostre marinerie e i nostri pescatori potranno attutire i rincari del costo del carburante necessario a far lavorare le imbarcazioni”. Secondo Lollobrigida, l’impatto della misura è duplice: da un lato tutela le imprese del settore, dall’altro protegge i consumatori, evitando che l’aumento dei costi di produzione si traduca in rincari sui banchi del pesce, permettendo ai cittadini di continuare a scegliere cibo di qualità.
MISTER PREZZI E LA LOTTA ALLE SPECULAZIONI LUNGO LA FILIERA
Una delle novità più rilevanti riguarda il rafforzamento dei controlli contro le speculazioni. Il Governo ha deciso di conferire poteri speciali al Garante per la sorveglianza dei prezzi, noto come Mister Prezzi, il quale dovrà coordinare un regime di monitoraggio stretto sui fenomeni distorsivi nella filiera dei carburanti. Qualora dovessero emergere incrementi di prezzo anomali o troppo repentini, il Garante segnalerà tempestivamente le compagnie petrolifere o i distributori alla Guardia di Finanza. Le Fiamme Gialle, dopo i necessari accertamenti, passeranno le risultanze sia all’Antitrust per le sanzioni amministrative, sia all’autorità giudiziaria nei casi più gravi che prefigurano reati. Sebbene la norma non stravolga l’attuale sistema sanzionatorio, rappresenta un chiaro segnale politico volto a scoraggiare profitti ingiustificati in un momento di crisi nazionale.
L’IMPATTO DELL’ESCALATION IN MEDIO ORIENTE SUI MERCATI MONDIALI
La necessità del decreto italiano affonda le radici nella drammatica situazione geopolitica descritta dai bollettini provenienti da Dubai, Gerusalemme e Beirut. L’attacco al giacimento Pars ha causato “danni estesi” alle infrastrutture del Qatar, mentre l’Arabia Saudita ha dichiarato di aver intercettato quattro missili balistici diretti verso Riad e un drone kamikaze contro un impianto di gas nell’est del Paese. Questa instabilità minaccia di creare un’interruzione senza precedenti nelle forniture energetiche mondiali, complicando la posizione politica del presidente statunitense Donald Trump. La paralisi dei trasporti marittimi nella regione più nevralgica per l’energia globale rischia di infliggere danni permanenti alle infrastrutture, mantenendo alta la pressione sui mercati finanziari.
IL CONFRONTO POLITICO E LE REAZIONI DELLE OPPOSIZIONI
Il provvedimento ha riacceso immediatamente il dibattito tra le forze politiche. Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, è intervenuto a “10 minuti” su Rete 4 sottolineando di aver già convocato 37 rappresentanti delle compagnie petrolifere per richiamarli alla responsabilità. “Il Cdm ha approvato il decreto carburanti che prevede un sostanzioso taglio delle accise, che già dalle prossime ore si trasformerà in una riduzione del prezzo della benzina e del diesel”, ha affermato il leader della Lega. Di parere opposto la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che durante la trasmissione “Il cavallo e la torre” su Rai3 ha criticato la durata temporanea dell’intervento. Secondo Schlein, Giorgia Meloni interviene con un provvedimento di soli 20 giorni che, in assenza di una fine del conflitto, rischia di apparire come “un decreto elettorale”.


