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Case Green

Case green, ecco perché all’Italia non piace la direttiva Ue

Domani al Parlamento europeo la Commissione Energia voterà la direttiva in base al testo concordato da una larga maggioranza, che vede uniti Ppe, Socialisti, Renew Europe, Verdi e Sinistra

Domani al Parlamento europeo di Strasburgo la Commissione Energia voterà la direttiva sulle case green in base al testo concordato da una larga maggioranza, che vede uniti Ppe, Socialisti, Renew Europe, Verdi e Sinistra. In entrambi gli appuntamenti, il governo di Giorgia Meloni è atteso a una prova non facile. Sulla carta, ha molto da perdere e ben poco da guadagnare.

Sul tema dell’economia, la previsione è che la Germania avrà partita vinta e otterrà il via libera per una proroga degli aiuti di Stato per rispondere alla sfida lanciata da Joe Biden per agevolare gli investimenti Usa nel green. In disaccordo, non potendo competere con le disponibilità del bilancio tedesco, il premier Meloni ha proposto, insieme alla Spagna, un Fondo sovrano Ue per gli investimenti green, dotato di risorse comuni dei Paesi membri, più un uso flessibile dei fondi Ue esistenti, sul cui impiego l’Italia è in ritardo rispetto ai tempi concordati. La risposta del cancelliere tedesco Olaf Scholz e dei Paesi sedicenti “frugali” è stato un “no” secco al Fondo sovrano, giustificato con il fatto che l’Italia non è riuscita a spendere le risorse già ottenute. Possibili aperture, invece, sulla flessibilità.

Per l’Italia significa dover ristrutturare in pochi anni il 75% degli immobili residenziali esistenti – oltre 9 milioni di case – con un costo stimato in almeno 1.500 miliardi di euro. Il tutto per ridurre le emissioni nocive dello 0,11%, cioè quasi nulla. Una follia ideologica green che fa a pugni con la realtà. L’esperienza del bonus 110% dice che, in due anni, si sono fatti 360.000 interventi, con un costo per lo Stato di 68,7 miliardi, aggravato dal forte rialzo dei prezzi nell’edilizia. Per attuare la direttiva Ue, ha ironizzato l’Ance, associazione dei costruttori, servirebbero 630 anni per soddisfare il primo step e 3.800 anni per arrivare alla decarbonizzazione completa degli edifici.

LE MISURE PREVISTE DALLA DIRETTIVA UE

La commissione Ue per l’Industria, la ricerca e l’energia ha adottato la sua posizione sulla proposta di revisione della direttiva sul rendimento energetico nell’edilizia (EPBD) con 49 voti favorevoli, 18 contrari e 6 astensioni. Gli obiettivi principali sono ridurre sostanzialmente le emissioni di gas a effetto serra e il consumo di energia nel settore edilizio Ue entro il 2030, e renderlo climaticamente neutro entro il 2050. La direttiva punta inoltre ad aumentare il tasso di ristrutturazioni degli edifici inefficienti dal punto di vista energetico e migliorare le informazioni sulla prestazione energetica. Secondo il testo adottato, tutti i nuovi edifici dovranno essere ad emissioni zero dal 2028, mentre i nuovi edifici occupati, gestiti o di proprietà di autorità pubbliche dal 2026 (la Commissione ha proposto rispettivamente il 2030 e il 2027). Tutti i nuovi edifici dovranno avere tecnologie solari entro il 2028 – ove tecnicamente idoneo ed economicamente fattibile – mentre gli edifici residenziali in fase di ristrutturazione avranno tempo fino al 2032 per conformarsi. Gli edifici residenziali dovranno raggiungere almeno la classe di prestazione energetica E entro il 2030 e D entro il 2033. Gli edifici non residenziali e pubblici dovranno raggiungere le stesse classi rispettivamente entro il 2027 e il 2030 (classe F ed E).

Tutte le misure necessarie per raggiungere questi obiettivi verranno stabilite da ciascuno Stato membro nei piani nazionali di ristrutturazione. Per tener conto dei diversi stock edilizi dei Paesi Ue, la lettera G dovrà corrispondere al 15% degli edifici con le peggiori prestazioni. I monumenti saranno esclusi dalle nuove regole, mentre i Paesi Ue potranno decidere di escludere anche gli edifici protetti per il loro particolare valore architettonico o storico, gli edifici tecnici, l’uso temporaneo di edifici o chiese e luoghi di culto. Gli Stati membri potranno anche esentare gli alloggi pubblici sociali, laddove i lavori di ristrutturazione porterebbero ad aumenti degli affitti che non possono essere compensati risparmiando sulle bollette energetiche.

I piani nazionali di ristrutturazione dovranno includere dei regimi di sostegno con obiettivi realistici e misure per facilitare l’accesso a sovvenzioni e finanziamenti. Gli Stati membri devono istituire dei punti di informazione gratuiti e programmi di ristrutturazione a costo zero. Le misure finanziarie dovranno fornire un premio importante per ristrutturazioni profonde, in particolare degli edifici con le prestazioni peggiori, e sovvenzioni e sussidi mirati dovranno essere messi a disposizione delle famiglie vulnerabili.

I Paesi Ue dovranno garantire che l’uso di combustibili fossili negli impianti di riscaldamento, per i nuovi edifici e gli edifici sottoposti a ristrutturazioni importanti, ristrutturazioni profonde o rinnovamenti dell’impianto di riscaldamento, non sia autorizzato dalla data di recepimento della nuova direttiva. Dovrà essere completamente eliminato entro il 2035, a meno che la Commissione europea non ne consenta l’uso fino al 2040.

PICHETTO: NOSTRO PATRIMONIO ANTICO E PREZIOSO, SARÀ TUTELATO

Ieri, in un’intervista al Messaggero, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha dichiarato che, “nonostante alcune novità introdotte, il testo che sarà messo ai voti domani resta particolarmente penalizzante per l’Italia, che ha un patrimonio immobiliare con quasi il 58% delle case nelle due classi energetiche più basse. Questo costringerebbe i proprietari di immobili a fare imponenti e costosi lavori nell’arco di pochi anni per rispettare i target di efficientamento energetico imposti da Bruxelles. Il patrimonio immobiliare del nostro Paese è antico, prezioso e fragile e dobbiamo conservarlo al meglio per le future generazioni, E il governo difenderà senza tentennamenti questa linea tutelando il valore degli immobili e non imponendo in temi insostenibili onerosi lavori ai privati”.

Oggi invece il ministro ha aggiunto che “la realtà italiana ha caratteristiche che la differenziano da altri. Per esempio sulla proprietà la differenza è abissale, l’85% degli italiani è proprietario di una casa. Noi pensiamo che la differenziazione tra Paesi debba portare ad una valutazione più graduale. La direttiva – ha spiegato il ministro – non andava bene all’origine, c’è stata una lunga trattativa che ha portato a una serie di raccomandazioni. Noi per primi ci rendiamo conto della necessità di fare in modo che gli italiani abbiano una classe energetica migliore nelle loro abitazioni, con costi minori del riscaldamento. In ogni caso si prevedono degli step di controllo e non ci sarà un bazooka per sanzioni. Vediamo come andrà al Parlamento europeo, poi ci sarà il Trilogo e si riaprirà una trattativa in cui il ruolo dei singoli Paesi sarà molto forte. È una partita di equilibrio tra Stati”.

LEGA: DA UE SCHIAFFO ALL’ITALIA, DAREMO BATTAGLIA

Per gli europarlamentari della Lega Paolo Borchia (coordinatore Id in commissione Itre), Marco Campomenosi (capo delegazione Lega), Isabella Tovaglieri (relatrice ombra del provvedimento, Rosanna Conte, Alessandro Panza “la maggioranza del Parlamento europeo guidata dalla sinistra confeziona uno schiaffo alle imprese, ai lavoratori e alle famiglie italiane. La Lega si è opposta fin dal primo giorno ad un provvedimento sbagliato nel merito e nel metodo, portato avanti senza tenere conto delle peculiarità del nostro Paese né coinvolgere in alcun modo gli esponenti delle categorie. Abbiamo votato contro in commissione Itre e continueremo a dare battaglia ripresentando i nostri emendamenti di buon senso nella sessione plenaria per fermare un’europatrimoniale nascosta che rappresenterebbe un aggravio di spese e di burocrazia assolutamente non necessario a settori economici già in difficoltà e a tutti in cittadini. L’efficientamento energetico è un tema che sta a cuore di tutti noi, ma va affrontato con realismo e concretezza. Non è ammissibile che sull’altare dell’ideologia green si sacrifichino categorie produttive fondamentali per la nostra economia. L’Italia faccia squadra per fermare questa eurofollia”.

SPAZIANI TESTA: GOVERNO PUÒ ANCORA INTERVENIRE

Per il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, “il voto al Parlamento europeo, in Commissione industria, sulla proposta di direttiva che obbliga a fare interventi di efficientamento energetico sugli immobili è andato come era previsto, cioè con il sì al testo. Il governo Meloni, però, può ancora intervenire per scongiurare gli effetti disastrosi che l’approvazione definitiva di questo provvedimento avrebbe per l’Italia. Ci aspettiamo che lo faccia, in coerenza con le dichiarazioni rilasciate nell’ultimo mese dai maggiori esponenti dei tre partiti della coalizione (oltre che da autorevoli rappresentanti di Italia Viva-Azione)”. Gli eurodeputati della commissione industria, ricerca ed energia (Itre) del Parlamento europeo hanno infatti dato via libera al progetto di relazione sulla revisione della direttiva sul rendimento energetico nell’edilizia, approvata con 49 voti a favore, 18 contrari e 6 astenuti. Ora si attende il passaggio in plenaria a Strasburgo previsto a marzo.

SALINI (FI): SERVE DIALOGO, NON ARROCCAMENTI IDEOLOGICI

In un’intervista al quotidiano Il Foglio, l’europarlamentare di Forza Italia Massimiliano Salini ha dichiarato: “Non vorrei venissimo associati a certi toni. La nostra è una contrarietà che presuppone un’apertura. FI sarà l’unica componente del Ppe a votare insieme ai conservatori di Ecr e agli ultrasovranisti di Id contro la cosiddetta direttiva sulle case green”. Per Salini “va detto che alcune concessioni, specie sull’articolo che riguarda le eventuali sanzioni, le abbiamo già strappate. Serve dialogo, non arroccamenti ideologici”.

DANTI (IV): GRANDE OPPORTUNITÀ DI CRESCITA

Secondo il renziano Nicola Danti, esponente di Renew e membro della commissione Industria, “gli euroscettici possono mettere da parte gli elmetti: nessuna stangata cadrà domani sulle loro teste. A parte questo, in generale stiamo parlando di una direttiva, e quindi di un piano che fissa degli obiettivi da raggiungere entro il 2034, e a cui gli Stati decideranno come adeguarsi. Una direttiva che può essere una grande opportunità di crescita per un settore importante come quello edilizio. Certamente sono obiettivi ambiziosi e sfidanti. Inoltre, non è ancora stato valutato bene l’impatto delle deroghe, specie per quelle che andrebbero introdotte nel campo dell’edilizia non residenziale, o in quello delle caldaie a gas. Anche per questo io, come altri colleghi di Renew, ci asterremo in commissione”.

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