Il colosso statunitense e il fondo di private equity studiano la spartizione degli impianti sanzionati da Washington. Dalle raffinerie in Italia ai giacimenti in Iraq, si delinea il più grande riassetto petrolifero post-sanzioni.
Il gruppo di private equity Quantum Energy Partners e il gigante petrolifero statunitense Chevron stanno preparando un’imponente offerta congiunta da 22 miliardi di dollari per acquisire le attività internazionali della russa Lukoil. L’operazione, rivelata dal Financial Times e confermata da fonti vicine alla vicenda citate dall’agenzia Reuters, rappresenterebbe il più grande accordo energetico globale dall’introduzione delle sanzioni occidentali contro Mosca. Se l’affare dovesse andare in porto, i due partner prevedono di spartirsi un portafoglio che spazia dalle raffinerie nel cuore dell’Europa ai giacimenti strategici in Medio Oriente e Africa, segnando una svolta decisiva nella gestione degli asset energetici russi in Occidente.
ARTEMIS ENERGY E LA STRATEGIA DI ACQUISIZIONE UPSTREAM
Quantum sta pianificando l’assalto alle attività di Lukoil attraverso Artemis Energy, una nuova unità dedicata all’acquisizione upstream guidata da Gilad Myerson. Il nome di Myerson non è nuovo ai vertici del settore: è l’ideatore di Ithaca Energy, società che è diventata uno dei maggiori produttori indipendenti in Europa proprio grazie a operazioni aggressive, come l’acquisizione del portafoglio di Chevron nel Mare del Nord. Questa storica collaborazione tra Myerson e la major di San Ramon sembra ora destinata a ripetersi su scala globale. Un portavoce di Chevron, interpellato via e-mail sulla questione, ha mantenuto una posizione cauta, dichiarando che l’azienda “ha un portafoglio diversificato di esplorazione e produzione a livello globale e continua a valutare potenziali opportunità”, sottolineando che in ogni attività Chevron opera seguendo “un codice di etica aziendale e rispetta le leggi e i regolamenti applicabili”. Al momento, Artemis ha preferito non commentare, mentre Quantum, Lukoil e la Casa Bianca non hanno rilasciato dichiarazioni immediate.
UN IMPERO ENERGETICO DAI CARAIBI ALL’IRAQ SOTTO IL PESO DELLE SANZIONI
Il portafoglio messo in vendita da Lukoil ha un valore stimato di 22 miliardi di dollari e comprende attività fondamentali sia nel segmento upstream che in quello downstream. Gli asset sono stati immessi sul mercato dopo che, lo scorso novembre, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni pesanti a Lukoil e Rosneft, rendendo la gestione delle ramificazioni internazionali della società russa estremamente problematica. Tra le proprietà in gioco figurano impianti cruciali in Europa, incluse le raffinerie situate in Italia e nei Paesi Bassi, oltre a partecipazioni estrattive di peso in Iraq, Uzbekistan e Africa occidentale. Lukoil gestisce inoltre una rete capillare di oltre 2.000 stazioni di servizio sparse in tutto il mondo. L’interesse di Chevron per queste attività globali era già trapelato a novembre, ma l’attuale alleanza con Quantum Energy Partners sposta l’operazione su un piano di consolidamento finanziario ancora più solido.
LA CORSA AI PRETENDENTI E IL VETO DEL GOVERNO AMERICANO
Il processo di vendita si è trasformato negli ultimi mesi in una complessa partita geopolitica con numerosi attori in campo. Il primo a manifestare interesse era stato il colosso svizzero delle materie prime Gunvor, ma l’offerta è stata ritirata dopo che il presidente Trump aveva definito la società una “burattinaia” russa. Da allora, si sono fatti avanti pretendenti di primo piano come Exxon, l’ungherese MOL, la Emirati International Holding Company e il colosso del private equity Carlyle, che avrebbe avviato trattative poi interrottesi in autunno. Anche la saudita Midad Energy era stata indicata come una delle principali candidate nel mese di dicembre. Nonostante la disponibilità di Lukoil ad accettare una proposta presentata da un consorzio guidato dalla banca d’investimento Xtellus Partners, il governo federale degli Stati Uniti ha negato il via libera, impedendo la chiusura dell’accordo e lasciando il campo aperto alla cordata Chevron-Quantum.
IL RIASSETTO DEL MERCATO DOPO L’INVASIONE DELL’UCRAINA
Dall’inizio del conflitto in Ucraina, Lukoil ha dovuto affrontare restrizioni sempre più severe che hanno soffocato le sue operazioni globali. Se l’operazione guidata da Artemis Energy dovesse concludersi, si assisterebbe a una vera e propria spartizione scientifica delle attività: Chevron e Quantum intendono dividersi gli asset per ottimizzare le rispettive strategie industriali. Per l’industria petrolifera occidentale, questo accordo non rappresenta solo un’espansione commerciale, ma la definitiva occupazione di spazi lasciati vuoti dai player russi in mercati strategici. Mentre i mercati attendono la determinazione finale dei prezzi durante l’attuale fase di valutazione, resta da capire come l’amministrazione statunitense gestirà l’avallo a un’operazione che, pur rispettando formalmente le sanzioni, porterebbe gran parte della “vecchia” energia russa sotto il controllo diretto dei giganti di Houston e dei fondi di private equity americani.


