Sostenibilità

Chi c’era e cosa si è detto durante la Giornata dell’eolico di Anev

Molti gli interventi nel corso del convegno sul ruolo delle regioni nel Pniec ma tutti con un denominatore comune: garantire certezza normativa, semplificare le procedure e coinvolgere i territori

Le parole d’ordine sono sempre le stesse: garantire certezze normative, semplificare le procedure e garantire una maggiore collaborazione tra tutti gli stakeholder di settore, istituzionali e non. Senza dimenticare la partecipazione dei territori. Questi i temi toccati durante la giornata di lavori presso Palazzo Merulana a Roma in occasione del Convegno Istituzionale dell’Anev “Il ruolo delle Regioni nel Piano Energia e Clima al 2030. Collaborazione tra Stato e Regioni per snellire gli iter autorizzativi per la realizzazione degli impianti eolici”, in cui aziende ed istituzioni si sono confrontate sul futuro del settore.

CHI C’ERA AL CONVEGNO

Hanno preso parte al Convegno in qualità di relatori oltre al Presidente dell’Anev, Simone Togni, GB Zorzoli. Presidente del Coordinamento FREE; Luciano Barra, Ministero dello Sviluppo economico; Andrea Lazzari Ministero dell’Ambiente; Salvatore d’Urso, Dipartimento Energia Regione Sicilia; Stefano Ciafani, Presidente di Legambiente Nazionale; Daniele Novelli, Direttore Dipartimento Sviluppo Sostenibile GSE; Livio de Santoli, Prorettore alle politiche energetiche Sapienza; Massimo Beccarello, Confindustria; Francesco Ferrante, KyotoClub; Gianni Girotto Senatore della Repubblica.

ZORZOLI: IL VERO NOCCIOLO PER RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI DEL PNIEC PASSA PER LE REGIONI

“Quello di oggi è un incontro importante perché affronta il vero nocciolo per assicurare l’applicazione del Pniec – ha commentato Zorzoli -. Gli obiettivi al 2030 sono molto sfidanti è vero ma comunque nell’ambito delle potenzialità del sistema produttivo italiano. I progetti con nuove tecnologie e migliori performance ci sono, cosi come ci sono i capitali che prevedono investimenti addizionali pari a 180 miliardi di euro tra il 2021 e il 2030 e le formule contrattuali. Il punto che invece può scoraggiare gli investitori e bloccare lo sviluppo è la mancanza di certezza dell’iter decisionale. E da questo punto di vista il ruolo delle regioni è fondamentale. Qual è la soluzione? Personalmente propendo per due modi di fare programmazione territoriale: la prima consiste nell’indicare dove mettere l’impianto l’altra, più rapida, flessibile e realizzabile consiste nel far sì che le regioni individuino le aree motivando se ci sono vincoli per non realizzare gli impianti stessi. In modo che poi ci si possa muovere con dinamismo e flessibilità”, ha concluso Zorzoli chiedendo un sottosegretario alla presidenza del consiglio dedicato con strumenti normativi adeguati.

DE SANTOLI: SEMPLIFICARE LE PROCEDURE NEI CONTRATTI PUBBLICI MA ANCHE ASSICURARE PARTENARIATI PUBBLICO-PRIVATI

“Fatti salvi gli obiettivi tecnologici che esistono, l’industria è pronta. Ma qual è il percorso ideale per raggiungere l’obiettivo del Pniec? Quello che passa attraverso l’apparato amministrativo e burocratico”, ha evidenziato De Santoli nel suo intervento. Infatti, ha precisato, ci sono aspetti trattati marginalmente nel Pniec come la nuova alleanza tra i vari soggetti di settore nei quali mancano i ministeri del Lavoro, dell’Agricoltura e il Miur; ma anche gli investimenti in R&S e le politiche industriali; il ruolo degli enti locali in un sistema energetico decentrato; le regole del burden sharing, la responsabilità delle regioni; ma anche il ruolo delle regioni per quanto riguarda le aree idonee e non idonee; infine la mancanza di formazione di nuove competenze necessarie per la riconversione ecologica dell’economia e della società. In tale contesto, ha precisato De Santoli, “Confindustria energia ha deciso di mettere sul piatto nel periodo 2018-2030 96 miliardi di euro di cui 29,2 per le rinnovabili elettriche”. Per rilanciare l’eolico, ha suggerito De Santoli occorre dunque “semplificare le procedure nei contratti pubblici” ma anche assicurare “partenariati pubblico-privati con nuove regole, permettere l’indebitamento degli enti locali con l’onere di ammortamento a carico dello Stato”, infine pensare a “distretti energetici locali, cluster regionali, attività produttive e competenze professionali”. In particolare, ha concluso “i cluster regionali i partenariati regionali e la formazione capillare è una cosa che le regioni possono già fare come loro compito istituzionale”.

BARRA (MISE): AFFRONTARE ASPETTI INTRAISTITUZIONALI E INTERISTITUZIONALI

“Il tema del convegno deve muovere da due elementi endemici che se non affrontati diventeranno sempre più importanti. Il primo è di carattere intraistituzionale – ha ammesso il funzionario del Mise -. Ogni istituzione ha dei suoi propri interessi a volte in conflitto tra loro. Si pone un problema di gerarchia di obiettivi in cui le rinnovabili si stratificano su altro ma dato che hanno obiettivi ben precisi e quantificabili bisogna spostare il dibattito non sul se ma sul come raggiungere i target. Un esempio concreto può essere il consumo di suolo. C’è chi dice che l’eolico devasta il paesaggio e chi no. Poi c’è l’aspetto paesaggistico: nella 387 del 2003 ci venne chiesto di coniugare lo sviluppo dell’eolico con la tutela del bene costituzionale del paesaggio ma secondo me il paesaggio va visto pensando a un concetto evolutivo e dinamico. Ed ecco che qui entra in ballo il come. L’altro aspetto è invece interistituzionale – ha proseguito Barra – dove abbiamo da un lato l’Ue, dall’altro le regioni che chiedono sempre più autonomia e infine le imprese. Ci viene spesso chiesta omogeneità di regole e semplificazione delle norme ma in questo quadro diventa difficile snellire gli iter come chiedono le imprese. Penso che gli operatori non debbano solo chiedere ma anche dare un contributo concreto in termini di adattamento. Per esempio i progetti calati dall’alto incontrano molte resistenze mentre uno che parte da un confronto condiviso col territorio ha maggiore probabilità di successo. Sul consenso un aspetto importante riguarda gli incentivi: in passato abbiamo sbagliato a riconoscere sussidi troppo generosi; abbiamo in ballo credo ancora 20mila MW, con le regioni che sono assalite dalle richieste. Oggi invece con le aste abbiamo avuto una grande maturazione. Un terzo strumento importante credo infine sia quello della condivisione degli obiettivi: abbiamo dato dei target alle regioni che però non hanno gli strumenti adatti per realizzarli. Per questo in futuro vedo una condivisione degli obiettivi espressa con la messa a disposizione delle aree idonee. Assicuriamoci dunque di mettere a disposizione tali aree e di garantire una collaborazione Stato-regioni-enti locali e operatori”.

D’URSO (SICILIA): MANCA ANCORA IL DECRETO FER 1 ED ESISTE UN VULNUS SUGLI ACCUMULATORI

D’Urso ha portato la sua esperienza come assessore regionale e ricordato di aver chiesto di far entrare nel Pniec “i piani energetici non solo regionali ma anche comunali affinché ci fosse una pianificazione completa”. Tra le perplessità sollevate dall’esponente regionale la mancanza “del decreto fer 1 per capire quanto e come dare incentivi alla produzione”. E il vulnus degli accumulatori. “Noi per esempio in Sicilia perdiamo un miliardo di KW. Anche in questo caso sono necessarie risorse e autorità come il Gse con il compito di programmare”.

NOVELLI (GSE): SUL TEMA DEL PARTENARIATO PUBBLICO-PRIVATO STIAMO LAVORANDO CON IL MEF

“Il nostro è un ruolo più operativo ma non nascondo che i nuovi vertici e i tre nuovi dipartimenti creati hanno uno sguardo al passato e al futuro – ha ammesso Novelli -. Per questo vorrei partire guardando indietro con la necessità di recuperare il dialogo con i territori ma anche con gli operatori. Ci sono un po’ di questioni pendenti su due grandi categorie: i contenziosi, sono circa 4000 quelli aperti e i futuri contenziosi, temi caldi per associazioni e operatori. L’idea è quella di tirar fuori schede per individuare possibili soluzioni. Questo è un percorso condiviso anche con il ministero perché molte volte il punto di caduta è in un decreto o è comunque regolatorio. L’idea è arrivare entro fine luglio all’identificazione dei problemi ricorrenti e individuare possibili soluzioni confrontandosi anche con le associazioni. Naturalmente il percorso di dialogo è doverosamente di crescita e consentirà di semplificare l’accesso agli incentivi per gli operatori. Ma il futuro non potrà essere fatto solo di incentivi. Per diverse ragioni: prima di tutto perché le risorse sono progressive e in questa seconda fase di accelerazione non possiamo prescindere dalla partecipazione bottom up del territorio. Poi perché si deve passare dall’incentivo al supporto nell’ottica della competitività”. Perché anche il Gse lavora sul territorio? “Perché il sistema che si sta disegnando non può prescindere dal territorio stesso. Poi c’è il tema del partenariato pubblico privato al quale stiamo lavorando con il Mef in un tavolo in cui c’è anche Anac ma bisogna affrontare il tema del debito. Infine un secondo tema è la co-programmazione coordinata per ottimizzare l’utilizzo delle risorse”, ha concluso Novelli.

CIAFANI (LEGAMBIENTE): SERVONO AMBIZIONE E CORAGGIO PER SBLOCCARE LE SITUAZIONI

“Oggi parliamo di rivoluzione energetica, economia circolare ci sono accordo internazionali come quello di Parigi ma anche emergenza smog ed emergenza climatica – ha rammentato Ciafani -. Il sistema energetico nazionale e quello dei rifiuti hanno in comune la sessa malattia, quella di non prendere il toro per le corna e di non prendere mai decisioni nei tempi dovuti. Per sbloccare lo stand by in cui si trova il paese serve da una parte ambizione dall’altra coraggio. E serve soprattutto semplificare e dare certezza agli iter. Non dimenticandosi della barriera del consenso locale su cui occorre giocare la carta del coinvolgimento dei territori. Infine bisogna guardare alle responsabilità per evitare lo sport nazionale dello scaricabarile e al nodo delle risorse”.

MiseLAZZARI (MATTM): AL MINISTERO 30 PROGETTI PER 1,4 GW DI POTENZA

Lazzari ha sottolineato invece che al ministero nell’ultimo anno e mezzo sono approdati “circa 30 progetti per circa 1.4 GW di potenza” nell’eolico e che molte cose sono cambiate da quando è stata introdotta la nuova disciplina della Via che fa passare al dicastero i progetti di potenza superiore ai 30MW. “Ma è cambiato anche il pre-screening che fa capire quale strada deve prendere un progetto, se è assoggettabile a Via o meno”, ha sottolineato Lazzari.

BECCARELLO (CONFINDUSTRIA): SIAMO IN RITARDO, RISCHIAMO DI VENIRE TRAVOLTI DA UN PACCHETTO DI DIRETTIVE E REGOLAMENTI

“Credo sia importante farsi delle domande sullo stato dell’arte delle rinnovabili. L’Ue ci fa grandi elogi per gli obiettivi ma poi ci chiede come abbiamo intenzione di raggiungerli – ha spiegato Beccarello -. L’energia eolica può rappresentare un elemento primario per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione. Ma ancora non abbiamo visto nulla di concreto, vedo anzi una totale assenza di dibattito alla vigilia dell’approvazione del terzo pacchetto energia. Siamo in ritardo insomma. Se andiamo a vedere anche il dibattito istituzionale la situazione è la stessa. E stiamo parlando di un percorso che vale molto, circa 40 mld di euro all’anno dal 2021 ma abbiamo idee vaghe di come vogliamo rendere questi investimenti efficienti”. Cosa fare? “Sono d’accordo nel fare un tavolo di coordinamento ma ci vuole una visione olistica, un sistema complesso e maturo che tenga conto del cambio dei modelli di business di imprese e consumatori – ha esplicitato il responsabile di confindustria -. Altrimenti rischiamo di venire travolti da un pacchetto di direttive e regolamenti. Sono quindi molto pessimista e vedo una tempistica poco favorevole”, ha spiegato Beccarello.

FERRANTE: MANCA LA POLITICA

“Su questo tema manca la politica ma non dobbiamo rinviare perché non solo così non centreremo gli obiettivi ma finiremo anche con il perdere un’occasione nei confronti dei nostri partner. Ma abbiamo bisogno di uno scatto in più e invito gli imprenditori ma anche le associazioni a fare di più per l’eolico”, ha sottolineato Ferrante.

GIROTTO: PNIEC DEVE ESSERE PIÙ SFIDANTE, INTERVERREMO IN SEDE DI VAS

“La risoluzione sull’autoconsumo è la cosa più pratica che siamo riusciti a porre in essere. Ho allungato i tempi per avere l’unanimità di tutte le forze parlamentari. Stiamo lavorando anche sulle Uvam che sappiamo essere il tassello fondamentale per le rinnovabili e sul capacity market – ha spiegato Girotto -. Sappiamo perfettamente della competenza concorrente tra Stato e regioni sulla materia e penso che la stesura di un piano di area con zone idonee sia già un buon punto di partenza. Siamo anche in fase di legge di delegazione europea per dare dei criteri sull’autoconsumo e le comunità energetiche. Ritengo che il Pniec debba essere ancora più sfidante e per questo interverremo durante la Vas per dare indicazioni ulteriori. Sul capacity market rimaniamo sulle posizioni Ue. Si puo fare ma solo dopo aver messo in campo tutte le soluzioni possibili e consentendo a tutti gli operatori di partecipare. Stiamo perlando si un costto di 1 miliardo e mezzo in 15 anni quindi non indifferente. Sul phase out del carbone, infine, voglio vedere se sono necessarie o meno nuove centeali a gas: dai dati che hoa disposizione emerge che non servono ulteriori impianti e su questo punto sto inteloquiendo con il governo. Ribadisco quindi l’impegno degli anni passati ma ammetto che siamo in forte ritardo”.

TOGNI: OBIETTIVI PNIEC UNA SFIDA CHE L’ITALIA NON PUÒ PERDERE

Le conclusioni del convegno sono state appannaggio di Simone Togni, Presidente dell’Anev che ha rimarcato come “gli obiettivi adottati dall’Unione Europea al 2030 con il Pniec in materia di energia e clima rappresentano una sfida che l’Italia non può perdere. C’è bisogno di un patto tra Stato e Regioni mirato a snellire gli iter autorizzativi per la realizzazione degli impianti eolici di nuova generazione e per l’ammodernamento di quelli esistenti per far si che il settore eolico possa contribuire con impianti che producono energia pulita al 100 % alla lotta al cambiamento climatico. Questo tema deve essere posto al centro dell’azione di Governo e deve avere l’attenzione piena della Presidenza del Consiglio che dovrebbe coordinare un piano straordinario con i Ministeri e gli Enti locali competenti”.

I NUMERI DELL’EOLICO 2018

A fornire i numeri di settore è la stessa Associazione. Nel 2018 sono stati prodotti 17,3 TWh di energia eolica, una quantità sufficiente a coprire i fabbisogni domestici di 17 milioni di persone e, grazie al vento, sono stati risparmiati circa 21 milioni di barili di petrolio, corrispondenti a circa 10 milioni di tonnellate di emissioni risparmiate di CO2. In totale sono presenti nel nostro paese 7000 aerogeneratori, 800 parchi eolici in 17 regioni, 8000 occupati diretti e 19 mila dell’indotto.

IL POTENZIALE INSTALLABILE

Guardando al potenziale, l’Italia può fare ancora tanto. Secondo criteri e dati scientifici diffusi da Anev ci sono 18,4 GW di potenziale eolico installabile entro il 2030, cui corrisponderebbe una produzione annuale di energia elettrica pari a 40,1 TWh, ovvero considerando l’intera popolazione italiana, circa 661 kWh pro capite in un anno.

(L’intervista a Simone Togni su Start Magazine)