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Chi e quanto investirà nell’energia pulita

Ue

Secondo un nuovo rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, nel 2022 gli investimenti energetici globali aumenteranno dell’8%

Varranno 2.400 miliardi di dollari. Di cosa si parla? Degli investimenti energetici globali, specialmente in fonti pulite. Un settore che stiamo scoprendo particolarmente in questi mesi di guerra in ucraina e conseguente crisi dei prezzi. Le ritorsioni russe hanno messo come mai in primo piano la questione della transizione energetica ma anche della ricerca di nuovi fornitori. Il tutto, inserito nel contesto della ripresa post-pandemica in cui l’Ue ha approvato i piani di decarbonizzazione 2030 e 2050.

I MONITI DEL REPORT AIE SUGLI INVESTIMENTI ENERGETICI

La strada da percorrere è ancora lunga, in tutti i sensi. Sia dal lato degli investimenti che sul fronte dell’effettiva transizione energetica verso le energie pulite. I moniti dello stesso report dell’Agenzia, infatti, non mancano.

L’aumento della spesa per l’energia pulita non è distribuito in modo uniforme: la maggior parte di essa si registra nelle economie avanzate e in Cina. In più c’è il non troppo piccolo dettaglio dell’attualità. Molti paesi europei stanno tornando al carbone per sopperire ai ricatti e alle forniture russe, insomma i combustibili fossili sono ancora tra noi.

QUANTO SONO CRESCIUTI GLI INVESTIMENTI IN ENERGIA

Gli investimenti in energia pulita sono cresciuti solo del 2% all’anno nei cinque anni successivi alla firma dell’Accordo di Parigi nel 2015, dice ancora il rapporto. Ma a partire dal 2020, il ritmo di crescita ha subito un’accelerazione significativa, raggiungendo il 12%. La spesa è stata sostenuta dal sostegno fiscale dei governi e favorita dall’aumento della finanza sostenibile, soprattutto nelle economie avanzate. Le energie rinnovabili, le reti e lo stoccaggio rappresentano oggi oltre l’80% degli investimenti totali nel settore energetico. La spesa per l’energia solare fotovoltaica, le batterie e i veicoli elettrici sta crescendo a tassi coerenti con il raggiungimento delle emissioni nette globali zero entro il 2050. Tuttavia, tornando ai problemi emersi nell’epoca più recente, anche le catene di approvvigionamento strette stanno giocando un ruolo importante nell’aumento degli investimenti. Quasi la metà dell’aumento complessivo della spesa è dovuta all’aumento dei costi, dalla manodopera ai servizi, fino ai materiali come cemento, acciaio e minerali essenziali. Queste sfide stanno dissuadendo alcune aziende energetiche dall’aumentare più rapidamente la spesa.

LA SITUAZIONE NEL RESTO DEL MONDO

Oltre al mondo sviluppato, però, c’è tutto il resto. Infatti, sempre per rimanere prudenti grazie a quanto registrato dall’Aie, la spesa per l’energia pulita nelle economie emergenti e in via di sviluppo (esclusa la Cina) rimane ferma ai livelli del 2015.

Secondo l’Agenzia, i fondi pubblici per sostenere una ripresa sostenibile sono scarsi, i quadri politici sono spesso deboli, le nubi economiche si addensano e i costi di finanziamento aumentano. E, per tornare all’attualità, le soluzioni tampone anti-russia come il ritorno al carbone non aiutano a guardare con ottimismo.

LE DICHIARAZIONI DI BIROL TRA PRESENTE E FUTURO

“Non possiamo permetterci di ignorare né l’attuale crisi energetica globale né la crisi climatica, ma la buona notizia è che non dobbiamo scegliere tra le due: possiamo affrontarle entrambe contemporaneamente”, ha dichiarato il direttore esecutivo dell’AIE Fatih Birol. “Un massiccio aumento degli investimenti per accelerare la transizione verso l’energia pulita è l’unica soluzione duratura. Questo tipo di investimenti sta aumentando, ma abbiamo bisogno di un incremento molto più rapido per allentare la pressione sui consumatori dovuta agli alti prezzi dei combustibili fossili, rendere i nostri sistemi energetici più sicuri e portare il mondo sulla strada giusta per raggiungere i nostri obiettivi climatici.”

Invece, sulla Russia, cioè sul problema di oggi, Birol ha aggiunto altre parole. “Considerando questo recente comportamento, non escluderei che la Russia continui a trovare diversi problemi qua e là e continui a trovare scuse per ridurre ulteriormente le forniture di gas in Europa e forse anche tagliarla completamente”, ha detto il direttore esecutivo dell’Aie. “Questo è il motivo per cui l’Europa ha bisogno di piani di emergenza”. E anche da queste parole è facile capire che il futuro energetico non è proprio facile da toccare con mano.

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