Il Governo richiede progetti industriali pronti per superare lo stato di “riserva fredda”, mentre Unindustria spinge per sbloccare le aree retroportuali e tutelare l’occupazione.
Civitavecchia si candida ufficialmente a diventare il laboratorio nazionale per la transizione ecologica e industriale, cercando di trasformare la chiusura definitiva delle attività a carbone in una nuova stagione di sviluppo. Durante il convegno “Civitavecchia, modello di transizione energetica nazionale”, svoltosi lo scorso il 19 maggio presso la sede dell’Autorità Portuale, istituzioni e imprese si sono confrontate sul destino della centrale Enel di Torrevaldaliga Nord.
Il sito, attualmente fermo a causa della scadenza delle autorizzazioni ambientali, attende una destinazione d’uso che possa integrare sostenibilità e tenuta sociale. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha tracciato una linea netta: la ripartenza dell’area è vincolata alla presentazione di piani industriali solidi e immediati.
PROGETTI CONCRETI PER IL SUPERAMENTO DELLA RISERVA FREDDA
Il destino dell’impianto Enel rimane il fulcro di un’articolata partita geopolitica ed energetica. Come riportato da Il Faro Online, il ministro Pichetto Fratin ha chiarito che il passaggio alla fase operativa della riconversione è subordinato alla disponibilità di proposte di investimento tangibili. “Se c’è il piano di ridestinazione, domani mattina si può procedere”, ha dichiarato il titolare dell’Ambiente, manifestando la volontà di superare l’attuale fase di stallo.
Al momento, tuttavia, la centrale resta in un regime di “riserva fredda”, una condizione di sicurezza energetica prevista dalla legge n. 49/2026 e prorogata fino al 2038, che impone il mantenimento dell’impianto spento ma pronto alla riattivazione in caso di criticità della rete nazionale. Sebbene lo stato di riserva richieda manutenzione costante, il ministro ha auspicato che non si debba mai più ricorrere all’uso del carbone. Sulla questione è intervenuto anche Il Sole 24 Ore, precisando che, in assenza di certezze assolute, il mantenimento di questo status cautelativo appare per ora la soluzione più prudente.
L’URGENZA SOCIALE E LA TUTELA DEI SETTECENTO LAVORATORI
La fine dell’era del carbone non rappresenta solo una sfida tecnologica, ma un’emergenza occupazionale che preme sui cancelli di Torrevaldaliga Nord. Secondo quanto riferito dall’agenzia Radiocor, circa 700 lavoratori impiegati nelle attività di scarico e gestione del minerale vivono oggi in una condizione di profonda incertezza.
Una delegazione sindacale ha accolto il ministro Pichetto Fratin chiedendo garanzie precise per il futuro. Il ministro si è mostrato disponibile al dialogo, sottolineando che ogni percorso di riconversione deve necessariamente includere piani di ricollocazione per le professionalità legate alle vecchie filiere produttive ormai esaurite. Il tema sociale è inscindibile da quello industriale: senza una governance capace di gestire la transizione del capitale umano, l’intero progetto rischia di indebolire il tessuto economico locale invece di rigenerarlo.
QUATTRO PILASTRI PER IL RILANCIO INDUSTRIALE DEL TERRITORIO
Le potenzialità di Civitavecchia per il post-carbone sono state analizzate in uno studio della Luiss Business School presentato dal professor Matteo Caroli. Secondo quanto emerge dalle colonne de Il Sole 24 Ore, il rilancio del comprensorio poggia su quattro direttrici fondamentali: le nuove energie, la logistica integrata, l’economia circolare e la blue economy. Aurelio Regina, delegato Energia di Confindustria, ha descritto l’area come una “piattaforma di transizione integrata” di rilievo nazionale, grazie alla presenza di un porto di grandi dimensioni e ai solidi collegamenti con il Lazio e il bacino del Mediterraneo. Regina ha però ricordato che il contesto internazionale resta complesso e che il sistema degli Ets (Emission Trading System) necessiterebbe di una sospensione o di una profonda revisione per non penalizzare eccessivamente la competitività dell’industria italiana in questa fase di mutamento.
INFRASTRUTTURE E AREE RETROPORTUALI COME VOLANO DI INVESTIMENTI
Per trasformare Civitavecchia in un modello pilota, i vertici di Unindustria hanno indicato la necessità di un salto operativo immediato. Giuseppe Biazzo e Fabio Pagliari hanno sottolineato, come riportato da Il Sole 24 Ore, l’importanza di sbloccare i 36 ettari di aree retroportuali per permettere l’insediamento di progetti alternativi già presentati al ministero delle Imprese. Tra le prospettive più interessanti figurano l’eolico offshore, lo sviluppo di una Hydrogen Valley e il potenziamento dell’elettromeccanica.
Il territorio dispone di asset strategici come la vicinanza all’aeroporto di Fiumicino e la Zona Logistica Semplificata (Zls), strumenti concepiti per agevolare l’ingresso di capitali privati. Il completamento del quadro normativo, inclusa l’adesione del Comune al Consorzio Industriale del Lazio e l’inserimento nella Carta degli Aiuti di Stato, citati dal deputato Alessandro Battilocchio e dal commissario Roberta Angelilli, rappresenta la base burocratica necessaria per garantire tempi certi e procedure chiare agli investitori internazionali.


