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Dissesto idrogeologico Italia

Clima, l’allarme dei Vigili del Fuoco: si è persa la stagionalità del rischio idrogeologico

In Commissione d’inchiesta Eros Mannino propone un volontariato specializzato e analizza la resilienza del sistema nazionale di fronte alla simultaneità delle emergenze.

Il panorama della sicurezza territoriale in Italia sta affrontando una mutazione profonda, dettata da una crisi climatica che ha ormai cancellato i tradizionali confini temporali dei fenomeni estremi. Durante una recente audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico, Eros Mannino, Capo del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, ha lanciato un monito severo sulla “destagionalizzazione del rischio”. Secondo quanto riferito dai vertici del Corpo, non esiste più una finestra temporale definita in cui concentrare le risorse, poiché la degenerazione della regolarità climatica ha trasformato l’emergenza in una condizione pressoché permanente. In questo contesto, i Vigili del Fuoco si confermano l’unica struttura di emergenza nazionale permanente in Europa in grado di mobilitare 45.000 unità, di cui 34.000 operative, per garantire la stabilità di un sistema messo a dura prova da un clima “impazzito”.

UN RISCHIO PERMANENTE FIGLIO DELL’IMPAZZIMENTO CLIMATICO

Il concetto di stagionalità, un tempo bussola per la pianificazione degli interventi, appare oggi superato dai fatti. Mannino ha spiegato che ci troviamo di fronte a una sorta di perdita dei ritmi ciclici a cui eravamo abituati. Se in passato era possibile prevedere periodi di maggiore criticità, oggi la simultaneità degli eventi e la loro distribuzione imprevedibile lungo tutto l’arco dell’anno impongono una revisione completa dei modelli di protezione civile. Questa “degenerazione climatica” non colpisce solo zone circoscritte, ma si manifesta con un’intensità diffusa che obbliga i soccorritori a una presenza costante e h24 su tutto il territorio nazionale, riducendo drasticamente i tempi di ripristino tra una crisi e l’altra.

IL 2023 COME SPARTIACQUE OPERATIVO E LA DIFFUSIONE DELLE EMERGENZE

Nell’analisi storica del Capo del Corpo, il 2023 rappresenta il vero punto di rottura operativo. Il riferimento corre ai drammatici eventi dell’Emilia Romagna, dove in soli tre mesi sono stati effettuati 20.000 interventi legati esclusivamente a danni idrici e dissesto. In quella circostanza, la macchina dei soccorsi ha messo in campo quotidianamente 400 mezzi, 330 soccorritori acquatici, 5 elicotteri, 10 droni e 40 mezzi pesanti per il movimento terra, portando a termine circa 300 salvataggi aerei. Il 2024 ha poi confermato questa tendenza: eventi di pari gravità si sono ripetuti in ogni mese dell’anno e in diverse aree geografiche, trasformando l’emergenza da “evento puntuale” a fenomeno “assolutamente diffuso”, con una pressione costante che rischia di logorare la tenuta logistica del sistema.

FLESSIBILITÀ E RISORSE: LA NECESSITÀ DI UN ORGANICO ROBUSTO

Per rispondere a ciclicità così ravvicinate e a fenomeni che si sovrappongono nello stesso istante, la flessibilità non è più un’opzione ma una necessità vitale. Tuttavia, Mannino ha precisato che tale agilità deve poggiare su basi strutturali solide. Non è possibile gestire un territorio così fragile in condizioni di sotto-organico. Il sistema richiede la capacità di spostare grandi masse di risorse in modo ordinato e strutturato da una regione all’altra. La sfida, dunque, consiste nel mantenere un equilibrio tra la rapidità di dispiegamento e una robustezza d’insieme che consenta di coprire più fronti critici contemporaneamente, senza sguarnire i presidi ordinari di sicurezza per i cittadini.

LA SFIDA DEL VOLONTARIATO SPECIALIZZATO E L’INTEGRAZIONE NEI SOCCORSI

Un passaggio cruciale dell’audizione ha riguardato il rapporto tra i professionisti del soccorso e le forze del volontariato. Attualmente, la normativa non permette ai Vigili del Fuoco di disporre direttamente dei volontari per le attività di soccorso tecnico urgente, a differenza di quanto accade in molti altri Paesi europei dove i rapporti sono diametralmente opposti. Mannino ha espresso il desiderio di vedere nascere un “volontariato di protezione civile specializzato”, formato per operare fianco a fianco con il personale permanente. L’integrazione di figure civili altamente addestrate permetterebbe di aumentare la massa critica durante le grandi catastrofi, ottimizzando le competenze professionali dei Vigili del Fuoco e la capillarità degli operatori volontari sul territorio.

RESILIENZA DEL SISTEMA E NUOVE DINAMICHE DEI SERVIZI DI EMERGENZA

Nonostante le sfide, il sistema nazionale di soccorso ha dimostrato una notevole tenuta. Ad oggi, ha assicurato il Capo del Corpo, non è stato raggiunto un “punto di stress” tale da impedire l’invio di personale sulle emergenze. La struttura consente di raddoppiare i turni di lavoro e di attingere a riserve strategiche, riuscendo persino a garantire il supporto internazionale con l’invio dei Canadair nel quadro del meccanismo europeo. Rimane però il nodo della gestione delle priorità, specialmente quando le chiamate simultanee superano le 5.000 unità. In merito al nuovo sistema del Numero Unico di Emergenza (NUE), Mannino ha osservato che la “laicizzazione” del centralino ha reso il servizio più distante dalle specificità tecniche del soccorso, rendendo talvolta difficile l’interpretazione immediata delle reali necessità operative nelle primissime fasi della chiamata.

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