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Codice appalti: a rischio 150 mila posti nel settore distribuzione gas-energia

mise

Cioffi: Questo Governo si sta attivando, quindi, per promuovere una modifica al codice dei contratti pubblici. Mise disponibile istituire presso il Ministero dello Sviluppo economico un tavolo anche con le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali

“Da un’analisi di impatto delle nome di settore, effettuata dal Ministero dello Sviluppo economico è emerso che il rischio, a fronte di una esternalizzazione” prevista dal Codice degli Appalti che prevede l’obbligo di bandire gare per almeno l’80% delle commesse di importo superiore ai 150.000 euro, potrebbe comportare per il settore della distribuzione di energia elettrica e gas “una riduzione della forza lavoro tra l’80 e il 95 per cento, per una diminuzione di circa 150 mila posti di lavoro nel breve periodo, quindi il problema c’è”. Lo ha detto il sottosegretario allo Sviluppo economico Andrea Cioffi in una risposta a un’interpellanza urgente venerdì pomeriggio alla Camera.

COSA DICE LA NORMATIVA

ManovraL’articolo 177 del codice degli appalti, che è relativo alle concessioni, prevede infatti che i titolari di concessioni di lavori, servizi pubblici e forniture, all’entrata in vigore del codice, che non sono state affidate con il project financing o con procedure di evidenza pubblica, siano obbligate ad affidare una quota pari all’80 per cento dei contratti, per quei contratti di valore superiore a 150 mila euro, mediante procedure di evidenza pubblica. Nell’ambito applicativo della norma si è giunti a queste conclusioni grazie alle linee-guide dell’ANAC del 2018 e a due sentenze del Consiglio di Stato del giugno del 2018. In precedenza questo problema nell’ambito energetico non sussisteva per il fatto che l’Ue aveva deliberato sul tema delle concessioni, escludendo tali settori. Che poi sono stati inclusi nel 2015 da Bruxelles venendo a determinare la norma del Codice dei Contratti del 2016.

CIOFFI: IL MISE VUOLE MODIFICARE LA NORMA, PRONTI A COSTITUIRE TAVOLO DI CONFRONTO

“Da tali criticità nell’interpretazione e nell’applicazione della norma, dunque – ha aggiunto Ciffi -, nasce la necessità di un intervento normativo in materia, finalizzato a tutelare l’occupazione nel settore, a riconoscere un adeguato grado di autonomia operativa alle aziende titolari di concessioni e di evitarne al contempo un diffuso contenzioso, nonché ricadute sugli utenti. Questo Governo si sta attivando, quindi, per promuovere una modifica al codice dei contratti pubblici, per far sì che siano compenetrate l’esigenza di trasparenza, mediante ricorso al mercato, e l’esigenza di tutela del lavoro, perché non è pensabile che questo patrimonio costituito dalle maestranze qualificate e specializzate venga disperso. È indubbia, quindi, la disponibilità di istituire presso il Ministero dello Sviluppo economico un tavolo anche con le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali, laddove venga richiesto, al fine di valutare i tempi e le modalità dell’intervento normativo”, ha aggiunto il sottosegretario.

IL PROBLEMA SUSSISTE ED È COMPLESSO

“Nelle more di tale modifica normativa, preme sottolineare che questo Governo ha appena accolto un emendamento al testo del decreto-legge ‘semplificazione’, con il quale è stato posticipato al 31 dicembre 2019 l’obbligo dell’attuazione dell”80/20′, che – ricordo – è un obbligo cogente e sul quale si è deciso di intervenire per trovare una soluzione. Il problema sussiste, è un problema complesso perché ci sono le direttive comunitarie e l’interpretazione del Consiglio di Stato ha esteso a tutte le concessioni, includendo quindi anche quelle che erano prima escluse, quindi bisogna completare queste esigenze per fare in modo che la norma tenga conto della realtà per la tutela del lavoro e per la tutela di coloro che operano direttamente – facendo quindi un’azione meritoria dal punto di vista del lavoro e dal punto di vista della qualità del lavoro – ma nel contempo facendo in modo che l’esigenza di mercato e di trasparenza sia garantita”.