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Come Tamboran si gasa in vista dell’Ipo

Tamboran

L’australiana Tamboran debutterà in Borsa il 30 giugno. Raccoglierà denaro per avviare la produzione di gas dal bacino di Betaloo

Tamboran Resources, società australiana attiva nell’esplorazione di gas di scisto, è pronta a debuttare in Borsa il 30 giugno. Una mossa, questa, che sembra ribadire come la fonte fossile possa supportare l’avanzata della transizione energetica.

LA QUOTAZIONE

Il debutto di Tamboran Resources alla piazza d’affari Australian Securities Exchange avverrà a 0,40 dollari australiani per azione, per un valore di mercato della società di circa 260 milioni di dollari. Tamboran ha attratto investitori istituzionali in Australia, Stati Uniti, Europa e Asia.

“Molto dell’interesse che stiamo riscontrando proviene da investitori istituzionali che hanno fatto parte della storia di successo della rivoluzione dello scisto negli Stati Uniti”, ha detto l’amministratore delegato Joel Riddle a Reuters.

TAMBORAN

L’azienda è proprietaria di alcuni asset di shale gas nel sottobacino di Beetaloo, nel territorio del Nord. Si tratta di un giacimento pari al prolifico Marcellus Shale, il più grande giacimento di gas naturale degli Stati Uniti.

Il denaro raccolto dall’Offerta pubblica iniziale servirà a perforare tre pozzi nei prossimi 12 mesi, di cui due con Santos Ltd.

UN GRANDE POTENZIALE

Tamboran Resources dovrebbe avviare la produzione del giacimento di Betaloo nel 2025.

“Il Beetaloo potrebbe avere un impatto piuttosto grande sull’industria del gas australiana”, ha affermato Daniel Toleman, analista di consulenti Wood Mackenzie.

IL SUPPORTO DEL GOVERNO AUSTRALIANO

Anche il Governo ne è convinto e per accelerare le operazioni di fracking, estrazione del gas e l’avvio in produzione del giacimento ha messo sul piatto 224 milioni di dollari australiani. Denaro, però, non sufficiente.

La mancanza di infrastrutture, infatti, rende difficile lo sviluppo del giacimento di Beetaloo. “Ci vorranno miliardi di dollari per sviluppare il Beetaloo”, ha affermato l’analista di Credit Suisse Saul Kavonic.

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