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Come vanno le forniture di gas russo all’Europa e all’Italia?

Gas

Le forniture di gas russo all’Italia si sono ridotte del 30%, ma la domanda è soddisfatta. Resta da risolvere, ancora, la questione sul pagamento delle forniture

Mentre diminuiscono, drasticamente, le forniture di gas russo all’Europa, a Bruxelles a pochi giorni dalle scadenze per i pagamenti ci si interroga (e divide) sui pagamenti in rubli. La questione interessa anche l’italiana Eni, chiamata nei prossimi giorni a saldare i conti.

Andiamo per gradi.

LO STOP A YAMAL

Partiamo dai fatti. Il colosso russo Gazprom, a partire da oggi, smetterà di utilizzare un gasdotto Yamal, condotta chiave per il transito del gas, attraverso la Polonia e la Bielorussa, verso l’Europa e l’Ucraina.

STOP ALLA FINLANDIA?

Si potrebbero fermare anche i flussi verso la Finlandia, secondo quanto riporta l’agenzia Reuters. Il motivo sta nel fatto che Helsinki ha annunciato che farà richiesta di adesione alla Nato il prima possibile.

LA QUESTIONE DEI RUBLI

Intanto, a Bruxelles si discute ancora sul pagamento del gas in rubli. Per la Commissione il pagamento in moneta russa, come richiesto da Vladimir Putin, “violerebbe le sanzioni”. Ma il anche il pagamento in euro, con cambio di valuta sarebbe fuori legge?

Su questo l’Italia chiede una risposta chiara e definitiva. Lo stesso premier Mario Draghi ha invocato un’indicazione chiara alle aziende, che le sollevi da possibili responsabilità per aver infranto i contratti.

“Non c’è una dichiarazione ufficiale su cosa significhi violare le sanzioni”, ha detto mercoledì il primo ministro Mario Draghi ai giornalisti a Washington. “Nessuno ha mai detto nulla sul fatto che i pagamenti in rubli violino le sanzioni”.

ENI

Il dossier interessa da molto vicino l’italiana Eni, che nei prossimi giorni è chiamata a saldare le forniture. Secondo quanto riporta Bloomberg, riprendendo alcune indiscrezioni, la società pagherà a Gazprom PJSC le forniture di gas a maggio, con il pagamento iniziale in euro che verrà convertito in rubli.

La stessa Gazprom ha detto agli acquirenti europei, tra cui Eni, che il pagamento non violerebbe le sanzioni dell’UE poiché la banca centrale russa non sarebbe direttamente coinvolta.

Un’azienda tedesca avrebbe già saldato, secondo quanto affermato da Mario Draghi, e diverse imprese europee hanno aperto conti in rubli.

CALANO I FLUSSI DI GAS ALL’ITALIA

Nel frattempo, calano i flussi di gas in arrivo anche in Italia. Meno 30% la materia prima che arriva dal Tarvisio, il punto di ingresso in Friuli, dopo che l’Ucraina ha fermato il trasporto di gas russo attraverso Sokhranivka.

Nonostante questo, l’impatto è ancora mitigato e tutta la domanda è soddisfatta, tanto che c’è gas che sta finendo nei depositi.

IL TAGLIO DI GAZPROM

Oggi,  13 maggio, la russa Gazprom ha ridotto la capacità prenotata per il transito del gas attraverso l’Ucraina attraverso il punto di ingresso di Sudzha o a 60,8 milioni di metri cubi (mcm) dai 65,7 milioni di metri cubi precedentemente annunciati.  L’operatore statale ha affermato in precedenza che Gazprom aveva prenotato una capacità di 53,45 milioni di metri cubi tramite Sudzha per giovedì.

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