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Compagnie petrolifere in declino? Il report della Ieefa

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Ecco cosa dice l’analisi dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis sulle cinque maggiori compagnie petrolifere mondiali ExxonMobil, Chevron, BP, Shell e Total

Le maggiori compagnie petrolifere mondiali potrebbero non godere più di uno stato di salute invidiabile. Di fronte a una convergenza di problematiche di mercato, le cinque principali società petrolifere e di gas integrate al mondo stanno riducendo i livelli storicamente solidi di spesa in conto capitale, almeno secondo un’analisi dell’Institute for Energy Economics and Financial Analisi (IEEFA).

EXXONMOBIL, CHEVRON, BP, SHELL E TOTAL SONO TUTTE IN CALO

La ExxonMobil ha visto il prezzo delle sue azioni scendere in picchiata di circa il 15 per cento nella scorsa settimana. Ma anche Chevron, BP, Shell e Total hanno subito un forte calo, trascinate verso il basso dalla peggiore perdita settimanale dei prezzi del petrolio degli ultimi quattro anni.

DA COSA DIPENDE

Tuttavia, come rileva Oilprice, i problemi per le major petrolifere “sono molto più gravi del coronavirus, visto che il prezzo delle loro azioni è in calo da tempo”. Solo per ricordare alcune delle problematiche di settore, “la crescita della domanda di petrolio nel breve periodo è svanita, ma nel lungo periodo si profila il picco di domanda. I prezzi sono rimasti a livelli bassi, ma i ritorni per le major sono stati deludenti anche prima del tracollo del 2014. Molte di loro hanno puntato molto sullo shale americano, anche se il modello di business non ha dato ancora i risultati sperati. Un decennio di flussi di cassa negativi sulle perforazioni di shale solleva seri dubbi sulla sostenibilità finanziaria dell’intera impresa di fracking”, ammette Oilprice.

IL MODELLO DEL PASSATO E LA REALTA’ ATTUALE

In passato, la crescita continua era il modello di business. “Più spesa e più esplorazione per trovare più riserve, che si traduceva in un portafoglio di produzione più ampio. ma gli investitori ora hanno completamente abbandonato questa strategia, e le aziende stanno aumentando sempre più i dividendi e i riacquisti di azioni per evitare che gli azionisti li abbandonino. La ExxonMobil si trova in qualche modo da sola ad attenersi alla vecchia strategia di crescita aggressiva”, sottolinea Oilprice.

“Erogare più denaro agli azionisti e rinunciare alla crescita rappresenta una nuova serie di sfide per un settore che si basa su una crescita senza fine. Il drammatico calo dei prezzi delle azioni energetiche riflette probabilmente una crescente convinzione da parte di Wall Street che le compagnie petrolifere e del gas si troveranno inevitabilmente ad affrontare una transizione a basse emissioni di carbonio”.

In ogni caso le compagnie stanno cercando tutte di modificare la loro strategia anche in virtù degli obiettivi climatici da raggiungere. Ma quello che risulta chiaro è che, collettivamente, stanno spendendo molto meno rispetto al passato, un segno di declino, secondo il rapporto dello IEEFA.

LA IEEFA MOSTRA IL LENTO DECLINO

“Nel 2019, le cinque maggiori compagnie petrolifere e di gas integrate – ExxonMobil, Shell, Chevron, Total e BP hanno speso un totale di 88,7 miliardi di dollari in progetti, in calo di quasi il 50% rispetto ai 165,9 miliardi di dollari spesi nel 2013″, ha dichiarato un rapporto dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis. “Mai dal 2007 le spese in conto capitale, o capex, tra le cinque società sono state così basse”.

Le major hanno tagliato le spese per limitare i danni ai loro bilanci, ma il basso livello di copertura è un “monito per un’industria matura con prospettive in declino nelle sue attività tradizionali – esplorazione e produzione di petrolio e gas, raffinazione e petrolchimica”, sottolinea il rapporto.

Il Capex, in particolare, è un “indicatore cruciale” sul come le aziende vedono le loro prospettive di crescita futura, hanno scritto gli analisti. Ma una “convergenza di trend” negativi ha di fatto tagliato le gambe alle aziende. Queste tendenze includono prospettive di crescita più deboli, tra cui la convinzione che il petrolchimico potesse offrire il prossimo grande settore di crescita. E il fatto di avere meno liquidità di un tempo, a causa del calo dei prezzi del petrolio e del gas.

E in questo contesto la sostituzione delle riserve non è più il leit motiv preferito da Wall Street che punta invece al flusso di cassa. “Nell’ultimo decennio le major hanno premiato collettivamente gli azionisti con 536 miliardi di dollari in dividendi e riacquisti di azioni, generando solo 329 miliardi di dollari di free cash flow. Hanno dovuto vendere asset e contrarre debiti per compensare il deficit”.

Inoltre, “il settore dell’energia sta perdendo importanza in modo ampio, rappresentando una fetta molto più piccola dell’S&P 500 rispetto al passato.’In parole povere, è un settore in declino richiede meno capex”, hanno scritto gli analisti dell’IEEFA, concludendo: L’industria del petrolio e del gas “ha raggiunto una fase matura e in declino, con una debole prospettiva finanziaria”.