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gas russo

Con la crisi in Medio Oriente, l’Unione Europea aumenta le importazioni di gas russo

Secondo l’organizzazione ambientalista no profit Urgewald, i volumi di gas consegnato in Europa nei primi tre mesi “dimostrano che gli acquirenti europei non hanno intenzione di smettere di acquistare GNL russo”

Nei primi tre mesi dell’anno, l’Europa ha incrementato le importazioni dal progetto russo di gas naturale liquefatto (GNL) a causa della pressione esercitata dal conflitto in Medio Oriente sulle forniture globali. Secondo i dati del gruppo di ricerca energetica Kpler, le importazioni dal progetto Yamal LNG, in Siberia, sono aumentate del 17%, raggiungendo i 5 milioni di tonnellate nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2025.

Questo – scrive il Financial Times – ha portato i Paesi dell’Unione Europea a spendere circa 2,88 miliardi di euro per il gas proveniente dal vasto impianto, secondo le stime dell’organizzazione ambientalista non profit Urgewald.

IL CALO DELLE FORNITURE DI GNL DAL QATAR

Questi dati giungono in un momento in cui le forniture di GNL del Qatar si sono ridotte a seguito dei danni alle infrastrutture energetiche in Medio Oriente e del controllo iraniano dello Stretto di Hormuz. Ciò suggerisce che il progetto Yamal abbia beneficiato dell’impennata dei prezzi del gas legata alla crisi mediorientale.

Nonostante il calo delle forniture globali, la Commissione Europea ha mostrato scarso interesse a riconsiderare il divieto previsto sulle importazioni di GNL russo, che dovrebbe entrare in vigore a gennaio 2027. Un divieto sulle importazioni tramite contratti a breve termine è già entrato in vigore.

L’IMPORTANZA DEL PROGETTO YAMAL LNG PER L’UNIONE EUROPEA

Il giacimento di Yamal rappresenta la stragrande maggioranza delle importazioni di GNL russo nell’Unione Europea. Nei primi tre mesi dell’anno, l’UE ha ricevuto 69 carichi, ovvero il 97% dei 71 totali provenienti da Yamal, di cui 25 a marzo, un numero superiore a quello registrato a gennaio e febbraio. A titolo di confronto, nello stesso periodo del 2025 la percentuale era dell’87%, pari a 68 carichi. I carichi rimanenti sono stati dirottati verso l’Asia.

Il calo dei carichi spediti in Asia quest’anno è in parte dovuto al divieto imposto dall’UE lo scorso anno, che impedisce il trasferimento di GNL russo tra navi. Il divieto impedisce inoltre alle navi di attraccare nei porti del blocco prima di trasferire i carichi in Paesi extra-UE.

L’EUROPA NON VUOLE SMETTERE DI ACQUISTARE IL GAS RUSSO

La domanda asiatica di GNL russo era relativamente bassa anche prima della crisi iraniana, ma i 5 milioni di tonnellate di gas naturale consegnate in Europa nei primi tre mesi dimostrano che “gli acquirenti europei non hanno intenzione di smettere di acquistare GNL russo”, ha affermato Sebastian Rötters, attivista di Urgewald. Secondo i dati Kpler, dei 5 milioni di tonnellate, 1,8 milioni sono state consegnate a marzo.

L’aumento stimato della spesa UE per il GNL russo nel primo trimestre si basa sul forte aumento dei prezzi del gas registrato il mese scorso. I prezzi medi del gas in Europa si sono attestati intorno ai 52,87 euro/MWh a marzo, rispetto ai 35 euro/MWh di gennaio e febbraio.

Sebbene i dettagli dei contratti di Yamal non siano noti, fonti vicine al progetto hanno affermato che i prezzi previsti dagli accordi a lungo termine godono di una certa flessibilità e aumentano nei periodi di prezzi energetici elevati. La Commissione europea non ha rilasciato commenti.

OLTRE DUE TERZI DEL GNL IMPORTATO FINORA NELL’UE PROVIENE DAGLI STATI UNITI

I dati della Commissione UE relativi al 2026 mostrano che oltre due terzi del GNL importato finora proviene dagli Stati Uniti, indicando il più alto livello di dipendenza dalle forniture americane mai registrato. Tuttavia, i livelli medi di stoccaggio del gas in tutta l’UE restano al di sotto delle medie normali, in vista della cruciale stagione estiva di rifornimento.

Il commissario europeo per l’Energia, Dan Jorgensen, il mese scorso ha difeso l’imminente divieto UE sul GNL russo, affermando che “sarebbe un errore ripetere gli errori del passato”, riferendosi alla forte dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture tramite gasdotto provenienti dalla Russia prima dell’invasione dell’Ucraina del 2022.

Secondo Rotters, se Bruxelles dovesse procedere con il divieto previsto, Yamal farebbe fatica a trovare altri acquirenti per la sua produzione: “tutti i dati dimostrano la dipendenza della Russia dal mercato europeo”, ha spiegato.

VILLA (ISPI): “PER LA RUSSIA È UNA BOCCATA D’OSSIGENO”

“Un effetto della guerra all’Iran? I prezzi del greggio russo sono a livelli altissimi, più alti di quelli raggiunti dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022. Una bella boccata d’ossigeno per Mosca, complicata solo dagli attacchi ucraini”, ha commentato su X Matteo Villa, Head of DataLab dell’ISPI.

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