La sentenza della Corte Ue definisce l’energia una merce e ridiscute i vincoli del Pnrr sul settore. Il ministro punta a tutelare la proprietà nazionale degli impianti e a subordinare le gare a nuovi piani di spesa.
Il governo italiano ha avviato un confronto con l’Unione Europea per sbloccare la gestione delle concessioni idroelettriche, condizionata dagli impegni assunti nel Pnrr. La posizione è stata illustrata dal ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin da Milano, intervenendo a margine del convegno “Sovranità energetica e competitività” ospitato a Palazzo Lombardia.
A sostenere la revisione della disciplina interviene una recente sentenza della Corte di Giustizia europea, la quale ha stabilito che la produzione energetica costituisce la fornitura di una merce e non di un servizio, modificando l’inquadramento normativo della materia. Su queste basi, la linea dell’esecutivo punta alla salvaguardia della proprietà nazionale delle centrali, all’incremento della capacità dei bacini attraverso interventi di pulizia delle dighe e al prolungamento delle concessioni a fronte di precisi investimenti infrastrutturali.
IL RUOLO DELLA SENTENZA EUROPEA E IL VINCOLO DEL PNRR
Il tavolo negoziale avviato dal Governo punta a superare il blocco normativo che finora ha impedito la definizione delle gare e delle assegnazioni. Il quadro regolatorio è legato agli impegni sottoscritti dall’Italia con Bruxelles, ma la posizione italiana poggia ora su un nuovo appiglio giurisprudenziale. I giudici di Lussemburgo hanno infatti ridefinito la natura dell’attività idroelettrica, qualificandola come produzione di beni materiali.
Questa pronuncia sottrae l’energia alle categorie delle prestazioni di servizi e alle relative discipline generali. Sull’impatto di tale decisione, il ministro Pichetto Fratin ha dichiarato: “La sfida delle concessioni idroelettriche è legata a un ‘contratto di Pnrr’ con l’Ue, la stiamo valutando anche alla luce dell’ultima sentenza della Corte di Giustizia europea che sostanzialmente dice che la produzione di energia è una produzione di una merce e non di un servizio e quindi rispetto alle norme generali non rientra più in alcune categorie di classificazione”.
IL MUTAMENTO DELLO SCENARIO MONDIALE E LA TUTELA DEGLI IMPIANTI
La nuova interpretazione giuridica si inserisce in un mutato contesto internazionale. L’attuale assetto normativo “scaturiva da un modello di pensiero maturato cinque anni fa”, ha detto Pichetto e pertanto ritenuto dall’esecutivo non più aderente alla realtà dopo le recenti crisi globali. Questo scarto temporale impone una revisione delle priorità, mettendo al centro la salvaguardia degli asset produttivi della penisola.
La tutela del controllo pubblico e nazionale delle strutture rappresenta il cardine della proposta italiana a Bruxelles. Descrivendo la portata di questo passaggio, Pichetto Fratin ha rimarcato: “Nel contempo è aperto un confronto con l’Ue per trovare un percorso per superare il blocco precedente che nasceva anche da un modello di pensiero e di quadro mondiale che c’era 5 anni, ma è come se fosse passato un secolo. Oggi ci rendiamo conto che dobbiamo difendere anche la proprietà nazionale delle centrali idroelettriche”.
OPERAZIONI SULLE DIGHE E RINNOVI LEGATI AGLI INVESTIMENTI
La strategia di tutela degli impianti richiede risposte operative sulle infrastrutture esistenti. L’obiettivo primario consiste nel recupero della capienza utile degli invasi attraverso la rimozione dei fanghi accumulati sul fondo delle dighe. Questa attività di disostruzione consentirà di incrementare la riserva d’acqua trattenuta nei bacini, rafforzando la capacità produttiva degli impianti. Il miglioramento delle riserve idriche rappresenta il presupposto tecnico su cui strutturare il rinnovo delle concessioni.
L’estensione temporale dei titoli non sarà incondizionata, ma verrà vincolata all’impegno degli operatori a realizzare investimenti di ammodernamento. Nel delineare questa prospettiva, Pichetto Fratin ha concluso: “Quindi la sfida è questa, ‘smelmare’ le dighe, aumentare il quantitativo d’acqua, rinnovare le concessioni contro investimenti che possono essere fatti”. .

