Assoporti e 13 Autorità di Sistema impugnano le delibere ART su canoni e durata delle banchine. Le motivazioni e il paradosso politico dei porti
Le Autorità di Sistema Portuale portano l’Art in tribunale per le nuove regole sulle concessioni. I presidenti delle Adsp hanno presentato ricorso contro la delibera dell’Autorità di regolazione dei Trasporti che stabilisce nuove regole per tutte le concessioni che riguardano i porti, approvata a dicembre dello scorso anno. In prima fila ci sono i presidenti delle AdSP del Mar Ligure Occidentale e del Mare Adriatico Meridionale: Matteo Paroli e Francesco Mastro. Un processo che nasconde un paradosso politico. Infatti, i manager sfideranno anche il ministero che li ha scelti per guidare i porti. Intanto, il settore rimane con il fiato sospeso in attesa di capire se cambierà qualcosa nell’assegnazione delle banchine o no.
LA DELIBERA DI ART AL CENTRO DELLA BUFERA
A dicembre l’Autorità di regolazione dei trasporti (Art) ha approvato una delibera (n. 242/2025) sul tema delle concessioni, richiamando norme europee e regolamenti ministeriali. Successivamente, con un secondo atto (Delibera n. 27/2026), ha avviato i procedimenti attuativi sui criteri per stabilire la durata delle concessioni. L’Art si è assicurata così il ruolo di vigilare sulla regolarità delle assegnazioni, imponendo alle Adsp di trasmettere all’Autorità dati su terminal e stazioni marittime. Una mossa che sottrarrebbe “potere a enti di diretta espressione della politica, a cui sono cari anche per il loro radicamento territoriale”, secondo il Fatto Quotidiano.
Enti che presto subiranno comunque un ridimensionamento per opera della nuova riforma approvata dal Consiglio dei Ministri. Il testo, al vaglio del Parlamento per l’approvazione definitiva, ridimensionerà i poteri delle Autorità di sistema portuale per quanto riguarda gestione locale, centralizzazione finanziaria e responsabilità.
PERCHE’ ADSP E ASSOPORTI FANNO RICORSO
Adsp, Assoporti, Assiterminal e Ancip hanno deciso di impugnare la delibera in Tribunale con la motivazione che supererebbe i poteri dell’Autorità. In particolare, le Autorità portuali rivendicano la propria natura di enti pubblici non economici con funzioni di regolazione e indirizzo, che verrebbe svuotata dalle “micro-regole” dell’ART su canoni, PEF (Piani Economici Finanziari) e durata delle concessioni.
In altre parole, i manager dei porti vedono il tentativo di imporre nuove regole stringenti sulla gestione delle banchine e delle aree portuali come un’invasione di campo rispetto alla loro autonomia gestionale. Pochi giorni fa, Assoporti ha ha suggerito ai propri associati di non trasmettere i dati richiesti per timore che le informazioni vengano usate per alimentare sistemi di benchmarking e controlli tariffari considerati punitivi e burocraticamente insostenibili.
LE MOTIVAZIONI DI ADSP E ASSOPORTI
I punti critici sono 3: ambito di applicazione, durata delle concessioni e trasparenza dei dati. I manager dei porti sostengono che l’ART starebbe estendendo il proprio raggio d’azione a tutte le concessioni, anche quelle puramente commerciali o non strettamente legate ai servizi portuali. Al contrario, secondo i ricorrenti, il ruolo dell’Autorità dovrebbe limitarsi alle concessioni che riguardano l’accesso all’infrastruttura.
In secondo luogo, Assoporti e le Adsp criticano la scelta di utilizzare criteri standardizzati per definire la durata delle concessioni, proponendo di valutare caso per caso in base agli investimenti. Infine, i manager dei porti sottolineano il rischio che gli obblighi di trasmissione dei dati possano provocare un eccessivo onere burocratico e favorire la violazione di segreti industriali.
IL PARADOSSO POLITICO NEI PORTI
Lo scontro giudiziario nasconde un paradosso politico. Infatti, la maggior parte dei manager che ha trascinato in tribunale l’Autorità governativa è stato nominato dal ministro Matteo Salvini. La lista conta 13 presidenti delle Adsp: Matteo Paroli (Mar Ligure Occidentale), Francesco Mastro (Mare Adriatico Meridionale), Davide Gariglio (Mar Tirreno Settentrionale), Bruno Pisano (Mar Ligure Orientale), Raffaele Latrofa (Mar Tirreno Centro-Settentrionale), Eliseo Cuccaro (Mar Tirreno Centrale), Matteo Gasparato (Mare Adriatico Settentrionale), Marco Consalvo (Mar Adriatico Orientale), Paolo Piacenza (Mari Tirreno Merid. e Ionio), Domenico Bagalà (Mare di Sardegna), Giovanni Gugliotti (Mar Ionio), Francesco Benevolo (Mare Adriatico Centro-Sett.) e Francesco Rizzo (Dello Stretto).
Tuttavia, il Mit è ufficialmente schierato con l’ART tramite l’Avvocatura, che ha depositato memorie a difesa dell’Autorità anche a nome della Presidenza del Consiglio e del Ministero delle Infrastrutture. Quindi, i manager sfideranno in tribunale lo stesso ministro che pochi mesi fa ha firmato la loro nomina.


