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Cop31, Hoekstra chiude ai nuovi fondi per il clima. Audi sbarca in Georgia, l’aereo elettrico vola. I fatti della settimana

Il commissario Ue: “Ogni discorso su denaro fresco è morto”. Volkswagen investe 4 miliardi di dollari in una fabbrica Audi negli Usa per aggirare i dazi. In Olanda vola il dimostratore dell’E9X, l’aereo a batteria da 90 posti. I fatti della settimana di Marco Orioles

Alla vigilia della Cop31 di Antalya, al via il 9 novembre, il commissario Ue per il clima Wopke Hoekstra ha chiuso la porta a nuovi impegni di finanza climatica. “Qualsiasi conversazione su denaro fresco è morta, almeno se dobbiamo essere noi a metterlo”, ha detto a Bloomberg, con un riferimento a Cina, Arabia Saudita e Paesi del Golfo. Nel 2025 l’Ue ha portato la sua spesa a 33 miliardi di euro, 5 in più dell’anno precedente, ed è già il primo finanziatore mondiale, ma con l’uscita di Trump il peso ricade quasi tutto sull’Europa. Secondo l’Unep, i piani attuali porterebbero a un taglio delle emissioni del 6% entro il 2035, contro il 18% necessario in questo decennio. Proprio i dazi di Trump spingono intanto Volkswagen a costruire a Macon, in Georgia, una fabbrica Audi da circa 4 miliardi di dollari. L’impianto avrà una capacità di 200.000 veicoli l’anno e creerà 4.500 posti di lavoro, ma deve ancora avere il via libera del consiglio di sorveglianza, dove i rappresentanti dei lavoratori potrebbero chiedere contropartite. Audi è oggi l’unico marchio premium tedesco senza produzione negli Stati Uniti, e lì le vendite della Q5 sono calate del 16% nei primi nove mesi. Sul fronte della decarbonizzazione, vicino a Schiphol la startup olandese Elysian ha fatto volare il dimostratore in scala dell’E9X, un aereo a batteria per 90 passeggeri con autonomia iniziale di 800 chilometri, poi 1.000. L’entrata in servizio è prevista per il 2034. Secondo il cofondatore Daniel Jacobson, l’aereo potrebbe azzerare le emissioni di metà dei voli mondiali e tagliare del 20% quelle totali dell’aviazione.

ELYSIAN E LA SCOMMESSA OLANDESE PER UN’AVIAZIONE A ZERO EMISSIONI

Nei pressi di Schiphol, vicino alla capitale dei Paesi Bassi, i piloti Johannes, Peter e Floris hanno appena fatto atterrare dolcemente il dimostratore in scala dell’E9X. È una prima mondiale, sottolinea Euronews: se tutto va come previsto, quel modellino elettrico diventerà un aereo di linea. Subito dopo l’atterraggio il team si è chiuso in laboratorio per analizzare i dati di volo. Daniel Jacobson, cofondatore di Elysian Aircraft, ha in cassa dieci milioni di euro e un obiettivo chiaro: produrre uno dei primi grandi aerei passeggeri a batteria del mondo. Il design è quasi definito: sei motori, estremità alari pieghevoli per far entrare nei gate esistenti le ali che superano i 50 metri, e soprattutto una quarantina di pacchi batteria da mille chili l’uno integrati nelle ali. “Siamo un aereo obeso”, ammette Jacobson, “ma siamo sempre a dieta: materiali, termogestione, combinazioni. E stiamo generando proprietà intellettuale top secret.” Per anni accademia e industria davano per impossibile un volo elettrico di quelle dimensioni, ma la ricerca di Elysian ha smentito quel consenso. L’obiettivo è trasportare 90 passeggeri per 800 km all’inizio, per poi passare a mille. Secondo Jacobson si azzererebbero le emissioni della metà dei voli mondiali e si taglierebbero del 20% quelle totali dell’aviazione. L’entrata in servizio è prevista per il 2034. L’Europa è ben piazzata, ma per non perdere il vantaggio su Usa e Cina serve finanziare le startup in modo molto più aggressivo. A Teuge, intanto, l’elettrico vola già. All’E-Flight Academy si formano piloti di diverse compagnie su piccoli biposto silenziosi. A bordo ci sono 22 kWh totali, per 45-50 minuti di autonomia più la riserva di circa 10 minuti. Sopra i prati e verso Deventer non si sente quasi nulla. “Tra dieci anni voleremo con 40 o 60 passeggeri, o anche di più.” Jurjen de Jong di NRG2fly costruisce la rete di ricarica: a Teuge 500 pannelli solari sul tetto alimentano una mega-batteria, un hub che produce invece di prelevare dalla rete. Il sogno è semplice e ambizioso: tutti gli aerei regionali elettrici alimentati dal sole.

VOLKSWAGEN INVESTE 4 MILIARDI IN GEORGIA: NUOVA FABBRICA AUDI PER I DAZI

Volkswagen ha deciso di costruire a Macon in Georgia una nuova fabbrica Audi da circa 4 miliardi di dollari. Come sottolinea Bloomberg, l’impianto partirà con i lavori l’anno prossimo e avrà una capacità di circa 200.000 veicoli l’anno, destinati soprattutto a SUV grandi come la nuova Q9 e la Q5, oggi prodotta in Messico. I primi modelli dovrebbero uscire dalla linea solo all’inizio degli anni Trenta. Trump ha definito l’operazione “incredibile” e l’ha presentata come prova che i dazi stanno funzionando: 4.500 posti di lavoro non passano inosservati. Audi è l’unica tra le premium tedesche a non avere produzione americana: tutto arriva da Europa e Messico e subisce i dazi pieni. La Q5, in particolare, non rientra nell’USMCA e le vendite negli Usa sono crollate del 16% nei primi nove mesi. Il CEO Gernot Döllner ha ammesso che il marchio è in perdita nel secondo mercato mondiale e ha detto che solo un footprint globale può rendere il business più solido. “Crediamo nel mercato americano”, ha ripetuto vicino a Trump. Il piano però non è ancora chiuso. Il consiglio di sorveglianza di Volkswagen deve dare il via libera il mese prossimo e i rappresentanti dei lavoratori, che occupano metà dei posti, potrebbero chiedere contropartite. Il works council ha già precisato che ogni nuova capacità deve compensare, non sostituire, i siti esistenti. Il gruppo esce da mesi di tensione interna: ha appena raddoppiato i tagli di organico globali a 100.000 posti. Blume, del resto, aveva già detto che non si possono pagare dazi alti e investire pesantemente allo stesso tempo. L’idea di una fabbrica Usa era sul tavolo dal 2018, ma Audi ha sempre rinviato. In cambio dell’impegno, Washington e Volkswagen continuano a parlare di una forma di sconto tariffario proporzionale agli investimenti concreti in produzione americana: un meccanismo che, se passerà, varrebbe per tutti i costruttori, non solo per Audi. Intanto la Q9 arriverà sul mercato americano, ma inizialmente sarà fatta in Slovacchia e quindi resta esposta ai dazi. In America Volkswagen ha già un impianto a Chattanooga e sta costruendo in South Carolina lo stabilimento Scout per SUV e pickup. L’investimento in Georgia serve soprattutto a coprire il buco americano e a compensare il rallentamento cinese, in un momento in cui il gruppo punta proprio su SUV e pickup ad alto margine per crescere in Nord America.

HOEKSTRA: I NEGOZIATI SUI NUOVI FINANZIAMENTI CLIMATICI SONO MORTI

Il responsabile del clima dell’Ue, Wopke Hoekstra, non ha usato mezzi termini: i colloqui sui nuovi impegni di finanza climatica alla COP31, ha detto, sono “morti”. Come osserva Bloomberg, dopo due anni di stallo sui tagli alle emissioni, continuare a parlare solo di soldi non serve a nulla. L’Europa è già il maggiore fornitore al mondo di finanziamenti per il clima. Nel 2025 il blocco ha aumentato la spesa di 5 miliardi, arrivando a 33 miliardi di euro. Ma a Bruxelles cresce la frustrazione: gli altri Paesi non rispondono con impegni più ambiziosi sulle emissioni. “Non cadiamo nella trappola di round infiniti sul finanziamento”, ha detto Hoekstra. “Il problema ha bisogno di qualcosa di più fondamentale”. È una frecciata che arriva mentre quasi 200 nazioni si accingono a riunirsi ad Antalya dal 9 novembre. Come sempre, i Paesi ricchi spingono per tagli rapidi, quelli in via di sviluppo chiedono soldi per finanziare la loro transizione e proteggersi dagli eventi estremi. Pare ormai assodato che il mondo sia destinato a superare gli 1,5 gradi: per restare nel minor sforamento possibile servirebbe un taglio del 18% delle emissioni in questo decennio, ma con i piani attuali si arriva solo a -6% entro il 2035, secondo l’UNEP. La Turchia vuole un impegno per portare l’elettricità al 35% del consumo energetico finale nel 2035. Si parlerà di estendere il programma di mitigazione, e il Brasile presenterà una roadmap su fossili e deforestazione. Due anni fa alla COP29 si era deciso di arrivare a 300 miliardi di finanza pubblica entro il 2035, e poi si è triplicata quella per l’adattamento. Con Trump che è ormai fuori, il peso ricade quasi interamente sull’Europa. “Qualsiasi conversazione su denaro fresco è morta”, ha ripetuto Hoekstra, “almeno se dobbiamo essere noi a metterlo.” La sua è un’allusione a Cina, Arabia Saudita e Paesi del Golfo, che sostengono da tempo che a pagare deve essere solo chi si è industrializzato per primo. Con la Cina le cose restano complicate: c’è accordo su elettrificazione e urgenza, ma Pechino inonda di tecnologie pulite l’Ue mentre costruisce ancora centrali a carbone. La Cina critica inoltre la nostra carbon tax alle frontiere.

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