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Cosa hanno detto Cingolani, Brusaferro, La Porta al webinar Ispra

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Presenti anche Confindustria e Legamebiente: tutti d’accordo, occorre semplificare gli iter e dare certezze

Una grande opportunità e una grande sfida. Si presenta così il Pnrr che tra qualche mese dovrà essere varato. I progetti per la transizione ecologica che ISPRA e le ARPA regionali dovranno valutare, autorizzare e controllare nei prossimi anni saranno molti di più rispetto al passato. Come semplificare normative, procedure e prassi per rispettare i tempi previsti? Come garantire i massimi livelli di tutela? Come rafforzare il sistema pubblico di tutela ambientale? Come rendere i processi più trasparenti e meno conflittuali? “Dobbiamo inventare una struttura nuova perché il nostro meccanismo è talmente complesso che semplificarlo è troppo difficile, comunque c’è un gruppo di lavoro che fa questo e secondo me” la transizione burocratica “è la scommessa nella scommessa o la facciamo o tutto il resto rischia di non andare in porto”, ha sottolineato il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani intervenendo all’evento organizzato da Ispra dal titolo “Presto e bene”.

“Non è corretto dire cosa debba fare una singola istituzione. Intanto dobbiamo concordare un quadro da cui nessuno si può tirare indietro non dobbiamo metterci in posizione antitetica in questo momento. Dobbiamo avere la disponibilità a metterci tutti intorno a un tavolo per cercar di semplificare questi passaggi – ha aggiunto il ministro -. Si può riconoscere che in situazioni come queste in cui c’è un interesse nazionale ci debba essere una procedura specifica: faccio riferimento ad esempio a quanto accaduto al ponte di Genova. Non è certamente l’unico metodo ma dal punto di vista macroeconomico il Recovery plan ha una dimensione superiore, altrimenti rischiamo di perdere questa occasione”.

“L’idea di organizzare questi webinar in queste due settimane risponde all’esigenza di mettersi a disposizione offrendo uno spazio di costruzione e di confronto preventivo su quello che ci attende, superando lo steccato delle reciproche competenze che il più delle volte rappresenta un ostacolo – ha aggiunto Stefano La Porta, presidente di Ispra -. Dobbiamo farlo bene mantenendo una tutela dell’ambiente elevata. Per quanto riguarda la transizione burocratica a mio parere ho detto anch’io come si tratta non solo di semplificare ma razionalizzare, reingegnerizzare alcuni percorsi lavorando anche in via preventiva avendo tutti chiari gli obiettivi. Il ministro ha parlato del modello Genova: c’eravamo anche noi come Ispra e siamo pronti a sederci attorno a un tavolo per raggiungere questi obiettivi del paese. Non c’è dubbio che questa sfida passa anche per il rafforzamento dell’amministrazione pubblica immettendo energie nuove legate a questa fase particolare di rinnovamento completo o profondo del nostro modo di lavorare. La disponibilità e le competenze ci sono gli interventi che noi proponiamo ci servirebbero per rispondere a queste sfide”, ha ammesso La Porta.

“Credo che l’istituto superiore di sanità abbia una storia importante con un dipartimento ambiente che da anni collabora con Ispra e ha una elevata professionalità – ha detto Silvio Brusaferro dell’Iss intervenendo nel corso del webinar – . Salute e ambiente vanno di pari passo e hanno un impatto importante sull’aspetto socio-economico e multidimensionale. Quello su cui stiamo riflettendo è proprio sulla transizione: c’era un prima e c’è un dopo segnato da questa pandemia. Certamente ci chiede risposte rapide ma anche investimenti in un arco di tempo limitato. Sono elementi su cui stiamo lavorando ma che richiedono un approccio nuovo. C’è anche una sfida generazionale che mette in gioco una serie di giovani risorse garantendo capacità di innovazione. La prima cosa che stiamo facendo è rafforzare la sinergia tra salute e ambiente e l’Istituto insieme al ministero della Salute è fortemente impegnato in questo progetto. L’altro elemento importante è che questo tipo di servizio deve sviluppare una dialettica tra funzioni di coordinamento e le articolazioni regionali e locali che va esplorata sia a livello amministrativo che scientifico. Altro elemento è rappresentato dalla consapevolezza degli stakeholder su formazione e informazione che va declinata su più piani, individuali già a livello scolastico e a livello di consapevolezza di comunità”.

“Intanto confindustria c’è sul tema che stiamo dibattendo e siamo ben felici di far parte di questo tavolo – ha esordito Cristina Piovesana di Confindustria -. Presto e bene è una raccomandazione di intenti che è assolutamente legittima e doverosa su cui siamo d’accordo ma è un’espressione che ripetiamo da anni, sempre disattesa. Se tutti siamo d’accordo perché non accade? La risposta la conosciamo ed è l’ipertrofia legislativa la complessità burocratica la conflittualità tra pubbliche amministrazioni diverse tra territorio tra privati che innescano contenziosi e poi i comitati che si oppongono alle opere. Se condividiamo l’esortazione presto e bene e conosciamo i problemi, credo che dovremmo provare a spostare i discorsi su come rendere tutto ciò praticabile non solo per il Recovery, ma pensando alla nostra vita di tutti i giorni. In Italia non sono mancati politici di buona volontà, tecnici di successo o bravissimi giuristi o professionisti e allora perché tutta questa eccellenza non trova risposta al problema italiano? Due i punti su cui lavorare: quello culturale a qualsiasi livello, cittadini e istituzioni. Un patto politico tra amministrazioni che accompagni tutti i processi non solo del Recovery è opportuno. Il secondo punto è quello normativo: in passato la legge obiettivo ha avuto buoni risultati e serve perimetrare meglio i limiti dell’autonomia territoriale: quando ci sono opere di grande rilievo nazionale nell’interesse del paese non si può bloccare tutto”.

“Per fare presto e bene bisogna lavorare sul fronte delle riforme. Il ministro Cingolani ha detto cose condivisibili, tre soprattutto sono gli aspetti fondamentali, a cominciare dalla semplificazione degli iter per togliere via i colli di bottiglia in modo strutturale – ha segnalato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente -. Non possono passare anni per approvare un impianto eolico o a biometano, bisogna affrontare i conflitti non solo con i cittadini ma anche con le sovrintendenze. Non possono passare anni per approvare i decreti end of waste. Poi dobbiamo fare in modo che i migliaia di cantieri che si apriranno non inneschino una guerra civile di contestazioni, e per fare questo occorre estendere il dibattito pubblico a tutte le opere in cui si fa la Via. Infine, serve riacquistare la fiducia dei cittadini innalzando il livello dei controlli pubblici, bisogna aiutare Ispra e Snpa, bisogna approvare i decreti attuativi del sistema di protezione ambientali. Anche con più personale. E togliere la clausola di invarianza dei costi per poter fare maggiori controlli”.

“Sulla parte tecnico scientifica chiediamo di essere utilizzati al meglio perché tutte quelle competenze di cui si parla ci sono ma vanno solo utilizzate meglio – ha precisato il Dg di Ispra Alessandro Bratti -. Di fatto produciamo alta conoscenza per il decisore politico e daremo tutto il contributo possibile. Secondo punto penso sia necessario lavorare più sull’ex post che sul’ex ante, lavorare di più sulle autocertificazioni e sui controlli successivi potrebbe essere un approccio così come quello di lavorare in maniera parallela con gli enti per risparmiare un po’ di tempo e semplificare”.

“Il problema che noi abbiamo non è sentire i portatori di interessi ma affrontare la struttura che ormai esiste solo per affermare se stessa e non è un portatore di interessi – ha evidenziato il ministro Cingolani -. Nel ministero la definizione di tecnico è quella di giurista e quello che vorrei fare è mettere in piedi una struttura nuova tecnica e internazionale del ministero. Poi naturalmente c’è un parte tecnica normativa ma non può essere solo quella dalla A alla Z. Insomma tutto giusto e ragionevole ma per metterlo in atto ci troviamo su una scacchiera solo con le torri senza gli altri pezzi. Ricordiamo che il tempo ha un costo”, ha concluso il ministro

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