Scenari

Cosa succede a rame e batterie elettriche

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Alcune delle principali notizie fra energia e geopoltica nel taccuino estero di Energia Oltre

La newsletter di Axios di questo fine settimana si è occupata di un tema importante in materia di energia, ricordando che man mano che nel mondo si diffonde la transizione alle energie rinnovabili e alle auto elettriche si registra anche una domanda record di rame, la cui estrazione dalle miniere mette a repentaglio l’ecosistema.

LA DOMANDA DI RAME POTREBBE CRESCERE DI QUI AL 2035 DEL 35%, CON LA POSSIBILITA’ DI ESAURIRNE LE SCORTE ENTRO IL 2045

Questo è un problema destinato ad accrescersi nel futuro, visto che si stima che la domanda globale di rame potrebbe crescere di qui al 2050 di ben il 35%, con la possibilità concreta di un esaurimento delle scorte previsto tra il 2035 e il 2045.

IL PREZZO DEL RAME QUESTA SETTIMANA E’ SCHIZZATO A 6.800 DOLLARI A TONNELLATA

Questa situazione si riverbera ovviamente sul prezzo della materia prima, balzato questa settimana alla cifra di 6,800 dollari a tonnellata – il picco più alto negli ultimi due anni – in un aumento che gli analisti attribuiscono ad una forte domanda da parte della Cina, la quale ha deciso di riempire fino all’orlo i propri depositi. Questa situazione fa prevedere agli economisti ulteriori rincari molto presto.

LA DOMANDA MONDIALE DI RAME E’ CRESCIUTA DEL 38% NELL’ULTIMO DECENNIO

La domanda mondiale di rame d’altra parte è sempre più tangibile, essendo cresciuta del 38% nell’ultimo decennio a causa dell’aumento del ricorso alle energie rinnovabili e del numero dei veicoli elettrici in circolazione.

Il problema del rame si spalma poi su tutta la filiera energetica. Produrre energia eolica richiede circa 2 mila tonnellate di rame per gigawatt, quella solare nel richiede 7 mila – una quantità, va notato, sette volte superiore rispetto ai combustibili fossili e all’energia nucleare.

E anche i veicoli elettrici pongono un problema, visto che possono contenere da 40 a 83 chili di rame, contro i 23 circa di un veicolo a combustione tradizionale.

La soluzione razionale per venire a capo del problema consiste nel gestire nel modo più ecologico possibile le miniere esistenti, o costruirne di nuove secondo i più rigidi standard.

In America, ad esempio, si accingono a costruire una miniera all’avanguardia in Alaska proprio sopra uno dei più grandi giacimenti di rame al mondo.

Anche con tutte le salvaguardie possibili, sono sempre in agguato tuttavia gli ambientalisti che denunciano i mali derivanti dalle miniere.

In merito alla miniera in Alaska, la Environmental Protection Agency ha concluso che implicherà “la costruzione di una delle più grandi cave mai realizzate in America”, con conseguenze inesorabili per la fauna locale.

La transizione energetica comporta insomma vantaggi da una parte e svantaggi dall’altra, e la politica dovrà essere abile nel trovare il compromesso virtuoso.

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A che punto siamo sulle batterie elettriche?

Esiste già una nuova generazione di batterie a basso costo e lunga durata che promettono di accelerare la transizione alle auto elettriche.

E’ quello che sottolinea Axios in un approfondimento.

I DUE MAGGIORI OSTACOLI ALLA DIFFUSIONE DELL’AUTO ELETTRICA, COSTO E DURATA DELLA BATTERIA, POTREBBERO ESSERE PRESTO SUPERATI DA NUOVI SVILUPPI TECNOLOGICI

Due ostacoli si frappongono però ad una maggiore diffusione dell’auto elettrica: il costo e la durata della batteria stessa. Ma è proprio in questo campo che si stanno registrando significativi sviluppi tecnologici che mitigheranno i due problemi e potrebbero rendere al più presto il costo di un auto elettrica equivalente a quello di una convenzionale.

L’OBIETTIVO E’ LA PRODUZIONE DI BATTERIE CHE COSTINO MENO DI 100 KILOWATT-ORA

L’obiettivo, in particolare, è di produrre batterie che costino meno di 100 kilowattora, e secondo Boston Consulting Group potrà essere centrato entro il 2030. Ma già nel 2022-23 batterie a costo contenuto e con una durata ragionevole potrebbero far decollare il mercato, facendo raggiungere all’auto elettrica – sempre secondo le stime di Boston Consulting Group -una quota di mercato di un terzo circa nel 2025 e addirittura della metà entro il 2030.

C’è grande attesa, in questo senso, per quanto annuncerà Tesla, che ha fatto sapere che il 22 settembre rivelerà novità eccezionali durante il “Battery Day” che l’azienda tiene ogni anno per i propri azionisti.

ELON MUSK HA PARLATO RECENTEMENTE DI GRANDI NOVITA’ ALLE PORTE SULLA DENSITA’ ENERGETICA DELLE BATTERIE

L’attesa è giustificata da un tweet di Elon Musk di questa settimana nella quale parla di grandi salti in avanti alle porte nella densità energetica nelle batterie, e suggerisce che questa nuova generazione di batterie molto più efficienti potrebbero essere prodotte in massa già tra tre o quattro anni.

Ma anche la concorrenza, in questo 2020, non è rimasta immobile a guardare.

NON C’E’ SOLO TESLA. LE MOSSE DI GM, NEWCOMER LUCID MOTORS E VOLKWAGEN

Si segnalano a tal proposito le nuove batterie Ultium di GM che, inserite in un pacchetto modulare elettrico di nuova concezione, permetteranno ai veicoli GM di essere venduti in gran quantità sin dal primo giorno.

Newcomer Lucid Motors ha invece fatto sapere che la sua Lucid Air luxury, in uscita l’8 settembre, avrà in dotazione una batteria di nuova generazione con un raggio d’azione di 517 miglia.

Volkswagen ha programmato invece per il 23 settembre il debutto del suo modello di suv compatto ID4 che funziona con una piattaforma elettrica nuova di zecca e fungerà da base per la realizzazione di 75 modelli diversi di automobile.

Tutto questo fa concludere al managing director di Boston Consulting, Aakash Arora, che il punto di svolta verso l’elettrico è ormai dietro l’orizzonte: “Di qui a tre anni, non ci sarà alcun dibattito sul fatto che acquistare un auto a benzina sia una decisione economicamente più sconveniente dell’acquistare un’auto elettrica”.

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India e Cina si accordano per la deconfliction sull’Himalaya

Questo venerdì si sono incontrati i ministri della Difesa di Cina Singh e India Wei che hanno raggiunto un’intesa sulla riduzione delle tensioni al confine conteso sull’Himalaya, dove a maggio soldati indiani e cinesi si sono combattuti a mani nude provocando 20 morti tra le fila indiane e un numero sconosciuto di vittime tra quelle cinesi.

Quello avvenuto venerdì a Mosca a margine di un meeting della Shangai Cooperation Organisation è stato l’incontro di più alto profilo tra le due nazioni da quando si sono verificati gli scontri.

Il ministro Singh e il collega cinese Wei si sono accordati, secondo quanto ha dichiarato il primo, perché “nessuna parte prenda azioni che possano complicare la situazione o creare un’escalation nell’area”.

In una nota successivamente postata sul proprio sito, il Ministero della Difesa cinese ha espresso l’auspicio che le due parti possano lavorare insieme in pace ed armonia, facendo tutto quanto il possibile per assorbire le tensioni di questi mesi.

La nota cinese non ha rinunciato tuttavia a sottolineare che la colpa degli incidenti è “interamente attribuibile” alla parte indiana e a esortare l’India dall’astenersi dal “disseminare informazioni negative” sulla Cina.

A titolo cautelativo, inoltre, ambedue gli eserciti hanno rafforzato gli schieramenti nella zona interessata dagli scontri, contribuendo ad una ulteriore militarizzazione di uno degli ultimi confini contesi al mondo.

Inoltre il 5 settembre il Global Times, voce del Partito Comunista all’estero, ha diffuso un tweet alquanto ambiguo nei confronti della controparte, a segnalare che i problemi – proprio come l’Himalaya – sono soltanto congelati: