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Così l’emergenza energetica colpisce le industrie europee (e non solo)

Crisi Energetica Industrie

Sono tante le ripercussioni della crisi energetica. A livello nazionale e continentale, europeo. A livello tecnico, economico, sociale

Sono mesi che il Vecchio Continente sta cercando di percorrere varie strade per svincolarsi definitivamente dalla Russia, alle cui ritorsioni si è aggiunta in lista la decisione di bloccare del tutto le forniture via Nord Stream.

Gli allarmi sono altrettanto progressivi. Oggi si riunirà l’Organizzazione dei paesi del petrolio con Russia e alleati (Opec+) per decidere le mosse sull’offerta, il 9 settembre sarà la volta dei ministri dell’energia in Ue a Praga. E Ursula von der Leyen ha già anticipato quali dovrebbero essere le mosse di Bruxelles nella partita delle partite. Quella del tetto al prezzo del gas.

E, sempre a proposito di allarmi, le ultime sofferenze di questa crisi riguardano il comparto industriale.

CRISI ENERGETICA, SBARRA (CISL): UN MILIONE DI POSTI DI LAVORO A RISCHIO

Sono tutti temi caldi, intrecciati tra loro, in continua evoluzione. In Italia, oltretutto, sono anche merce di slogan e frecciatine da campagna elettorale. Si vota tra venti giorni gli scontri tra le forze politiche non sono degne della gravità del momento storico.

Secondo Luigi Sbarra, numero uno della Cisl, sono un milione i posti di lavoro a rischio nel nostro Paese. La soluzione, o almeno una delle tante, può essere – secondo il segretario – quella di una Cassa integrazione a costi ridotti. Quella attuale, riporta Repubblica, “genera un costo a carico degli imprenditori che ricorrono a questo ammortizzatore sociale. Devono versare un’addizionale compresa tra il 9 e il 15% a seconda di quanto duri la cassa delle lavoratrici e dei lavoratori, in settimane”. Inoltre: “anche attivare un altro ammortizzatore – il Fondo d’integrazione salariale – genera un’addizionale, fino al 4% della retribuzione persa. Nei mesi più duri della pandemia, e quest’anno dopo l’invasione dell’Ucraina, il governo ha già messo in campo una cassa “scontata”, l’ultima volta con il decreto Aiuti che ha tenuto in piedi il beneficio da marzo fino al 31 maggio”.

Ma allargare il perimetro della Cig, come richiesto propagandisticamente dai partiti, aumenta i costi della misura. E secondo Sbarra – conclude Repubblica – bisogna chiedere ad Amazon e Google, ai loro extraprofitti. Perché dai quattro miliardi stimati dal governo ne è stato guadagnato soltanto uno.

I PARTITI DIVISI ANCHE DI FRONTE ALLA QUESTIONE DEL GAS

Per tornare ai partiti, ieri a Cernobbio si è concluso il meeting economico e industriale con il confronto tra i leader in campo per le elezioni politiche. La favorita, Giorgia Meloni, continua a premere il tasto sulle necessarie modifiche al Pnrr. Mentre Salvini, segretario della Lega, preme forte per uno scostamento di bilancio che favorisca i nuovi interventi contro il caro energia.

IN EUROPA CHIUDONO LE INDUSTRIE

Senza, però, fare troppa fede alle promesse di questi giorni (al di là dei programmi dei partiti), l’emergenza c’è. Tanto in Italia quanto in Europa. E a pagarne il prezzo, adesso, sono anche le industrie. I costi di produzione superano i ricavi.

Il colosso norvegese dei fertilizzanti Yara ha annunciato una settimana fa un nuovo taglio alla produzione in Europa. Nello stesso settore anche la lituana Achema interromperà le attività, mentre il produttore ungherese Nitrogenmuvek lo ha già fatto ad agosto. Idem per il polacco Grupa Azoty. Sono esempi, questi, messi in fila dal Fatto Quotidiano e dai quali si comprende l’entità geografica del problema economico e industriale. Oltretutto, come si legge ancora dalla testata romana, “il price cap varato dal governo Sanchez, i competitor non sembrano in gran forma: il gruppo Saica chiuderà tre fabbriche su quattro a causa dei rincari del gas”. L’emergenza continua, la ricerca di soluzioni anche.

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