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Crisi energetica: il G7 valuta lo sblocco delle riserve e l’Italia prepara un decreto anti-rincari

Il petrolio supera i 100 dollari dopo la chiusura di Hormuz e i tagli produttivi in Iraq e Kuwait. Meloni valuta nuove tasse sugli extra-profitti per calmierare le bollette.

Il mercato energetico globale è precipitato in una fase di estrema turbolenza, con le quotazioni del petrolio che hanno infranto la barriera dei 100 dollari al barile. La chiusura dello Stretto di Hormuz e la drastica riduzione della produzione da parte di attori chiave come Iraq e Kuwait hanno innescato una reazione a catena che minaccia di destabilizzare le economie occidentali. I governi si stanno muovendo su due fronti: da un lato il G7 sta discutendo un rilascio coordinato di riserve strategiche senza precedenti, dall’altro l’Italia sta accelerando un decreto d’urgenza per colpire le speculazioni e proteggere i consumatori. Al suo apice, il benchmark globale Brent ha segnato un’impennata del 29%, mentre il WTI è balzato del 31% in una singola sessione.

INTERVENTO D’EMERGENZA DEL GOVERNO ITALIANO

In questo scenario di incertezza, il primo ministro italiano Giorgia Meloni ha deciso di accelerare l’approvazione di un nuovo decreto legge per arginare l’impatto dei rincari energetici sulle famiglie. Secondo le indiscrezioni raccolte dal quotidiano “La Stampa”, l’iniziativa sarà discussa in una riunione di governo già questo martedì. “Siamo determinati a combattere la speculazione”, ha ribadito Meloni domenica su Rete 4, lasciando intendere la possibilità di un intervento fiscale mirato.

In una precedente intervista a Radio Rtl 102.5, la premier si è detta “pronta a intervenire, se necessario, aumentando le tasse sulle aziende che speculano, per utilizzare i proventi per ridurre le bollette”. L’attuale meccanismo di ridistribuzione delle accise sulla benzina, infatti, pur essendo utile in situazioni di crescita costante, viene giudicato insufficiente dalla stampa nazionale per gestire i picchi improvvisi e violenti registrati nelle ultime ore.

IL G7 E LO SBLOCCO DELLE RISERVE STRATEGICHE

La gravità dello shock ha spinto i ministri delle finanze del G7 e il direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), Fatih Birol, a convocare una chiamata d’emergenza. Il Financial Times riporta che l’obiettivo è coordinare un rilascio massiccio di petrolio dalle scorte pubbliche per placare i mercati. Alcuni funzionari statunitensi ipotizzano un’immissione congiunta di 300-400 milioni di barili, circa un terzo delle riserve totali detenute dai 32 membri dell’AIE.

L’annuncio della riunione ha già sortito un primo effetto psicologico, facendo rientrare parzialmente i guadagni record del Brent e del WTI nelle contrattazioni asiatiche. La mossa segna un’inversione di rotta per l’amministrazione Trump, che inizialmente aveva escluso l’utilizzo delle scorte strategiche. Lo stesso Donald Trump ha cercato di minimizzare l’allarme sui social, affermando che i prezzi alti sono “un prezzo molto basso da pagare per gli Stati Uniti, per la sicurezza e per la pace nel mondo”, promettendo comunque un calo rapido al termine delle operazioni militari contro la minaccia nucleare iraniana.

IL COLLASSO DELL’OFFERTA E IL BLOCCO DI HORMUZ

Le ragioni del balzo dei prezzi risiedono in una “tempesta perfetta” logistica e produttiva. Lo Stretto di Hormuz, punto di transito vitale per il greggio mondiale, rimane di fatto chiuso, mentre le scorte si stanno saturando rapidamente a causa dell’impossibilità di spedizione. L’Iraq ha ridotto la produzione nei suoi principali giacimenti meridionali del 70%, portandola a 1,3 milioni di barili al giorno, e la Kuwait Petroleum Corp ha dichiarato lo stato di forza maggiore.

Anche il Qatar ha sospeso le esportazioni di gas naturale liquefatto (GNL). Il ministro dell’energia del Qatar, Saad al-Kaabi, ha avvertito che una guerra prolungata potrebbe “far crollare le economie mondiali”, stimando che per tornare a un ciclo normale di consegne serviranno settimane o mesi, anche in caso di fine immediata delle ostilità. In Bahrain, la raffineria di Sitra ha subito danni in seguito a un attacco missilistico, complicando ulteriormente il quadro del settore raffinazione nella regione.

REAZIONI INTERNAZIONALI E MISURE DI CALMIERAZIONE

In tutto il mondo, i governi stanno adottando misure drastiche per proteggere i mercati interni. La Corea del Sud ha imposto un tetto ai prezzi del carburante per la prima volta in tre decenni, mentre il Giappone ha messo in allerta i siti nazionali di stoccaggio per un possibile rilascio di greggio. Pechino, pur non facendo parte dell’AIE, può contare su riserve stimate tra 1,1 e 1,4 miliardi di barili, sufficienti a coprire quasi cinque mesi di domanda interna.

Sul fronte della logistica, il colosso danese Maersk ha sospeso i collegamenti tra Estremo Oriente ed Europa citando rischi per la sicurezza. L’instabilità ha spinto al rialzo il dollaro e causato un crollo dei titoli obbligazionari mondiali, poiché cresce il timore che l’inflazione energetica costringa le banche centrali a congelare i previsti tagli dei tassi di interesse, danneggiando la crescita economica nel lungo periodo.

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