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Medio Oriente

Crisi in Medio Oriente e dazi Usa. Ecco quanto è a rischio l’export italiano

I 51 miliardi di deficit energetico e il calo dell’export di auto del 6,8% pesano come un macigno. Tuttavia, il Made in Italy si dimostra resiliente alla crisi in Medio Oriente e ai dazi Usa. Ecco come

Il deficit energetico sale e le esportazioni di auto calano. Tuttavia, l’export nazionale resiste alla crisi in Medio Oriente e ai dazi Usa grazie ai punti di forza del sistema Italia: diversificazione di mercati e prodotti d’eccellenza. Le storiche 5 A trainano il Made in Italy, ma non mancano le criticità legate alle sfide epocali della transizione energetica e della mobilità. Sono solo alcune delle evidenze che emergono dal report “Le nuove sfide del Made in Italy”, elaborato dal Mimit e coordinato dal vicepresidente e direttore della Fondazione Edison, prof. Marco Fortis in vista della Giornata Nazionale del Made in Italy del prossimo 15 aprile.

I NUMERI DEL MADE IN ITALY

L’ossatura del commercio estero italiano poggia su una base solida. Infatti, secondo il report, sono circa 10.000 le medie e grandi imprese manifatturiere che, da sole, generano l’85% del valore totale del nostro export. Questa capacità di penetrazione globale si traduce in una competitività da record, con ben 1.000 prodotti per i quali l’Italia occupa stabilmente il podio mondiale per surplus commerciale. Tra questi, spicca una punta di diamante di 100 eccellenze vanta un attivo superiore ai 500 milioni di dollari. La resilienza del sistema è certificata dalla prima posizione nel G20 per diversificazione dei prodotti esportati, dimostrando una grande capacità di presidiare con successo nicchie industriali estremamente variegate.

“La grande forza del Made in Italy è dovuta alla diversificazione dei prodotti e dei mercati su cui le imprese sono presenti. Dobbiamo affrontare le nuove emergenze che impongono le conseguenze del conflitto in Medio Oriente con la consapevolezza dei punti di forza del sistema Italia, ma anche le criticità che permangono, primo fra tutti il costo dell’energia che grava sulle nostre imprese più degli altri Paesi europei perché non disponiamo dell’energia nucleare”, ha detto il ministro Urso a margine della presentazione a Palazzo Piacentini del report “Le nuove sfide del Made in Italy”.
“Nonostante le difficoltà del 2025 l’export italiano ha tenuto, è cresciuto di più in dollari tra i Paesi del G7. L’Italia ha confermato i suoi punti di forza, in primo luogo la forte crescita di settori nuovi come cantieristica, yacht, farmaceutica, cosmetica e agroalimentare, che hanno affiancato la meccanica e l’arredo casa come capisaldi del nostro export”, ha detto Marco Fortis, vicepresidente e direttore della Fondazione Edison.

AUTOMOTIVE, L’ITALIA SI DIMOSTRA RESILIENTE ALLA CRISI IN MEDIO ORIENTE

Se l’automotive europeo arranca, l’industria statunitense sta vivendo una crisi senza precedenti. La concorrenza aggressiva della Cina nell’auto elettrica ha spiazzato molti partner europei, portando la nazione asiatica a vantare un surplus nel settore di ben 207 miliardi di dollari nel 2025, superando persino la locomotiva tedesca.

L’Italia non fa eccezione, ma non è l’ultima della classe. Infatti, il sistema italiano si è dimostrato più resiliente rispetto a quello tedesco, nonostante le esportazioni di autoveicoli abbiano registrato una flessione del 6,8% nel 2025 e il saldo commerciale del settore resti negativo per 14,5 miliardi di dollari. Il calo moderato dell’export, secondo il report, è legato al fatto che l’Italia non è più da anni un protagonista di massa nel settore automotive e ha saputo diversificare il proprio export in settori a bassa intensità energetica.

MEDIO ORIENTE, IL TALLONE D’ACHILLE DELL’ENERGIA

Il fronte energetico resta il vero “tallone d’Achille” per la competitività europea, secondo quanto emerge dal report. Nel 2025 la carenza strutturale di fonti energetiche ha spinto il deficit commerciale nel settore energia fino a 51,3 miliardi di dollari.

Le tensioni nel Golfo Persico e la guerra in Ucraina hanno ulteriormente acceso i prezzi, minacciando il potere d’acquisto delle famiglie e la stabilità dei consumi. Nel frattempo, il divario di prezzi energetici con i principali Paesi europei è aumentato, minando la competitività dell’industria europea.

“Il costo dell’energia che grava sulle nostre imprese più degli altri Paesi europei perché non disponiamo dell’energia nucleare”, ha detto il ministro Urso a margine della presentazione a Palazzo Piacentini del report “Le nuove sfide del Made in Italy”.

LA SPINTA SUL NUCLEARE

Il nucleare è il grande protagonista energetico del Made in Italy del futuro. La tesi del report è che i piccoli reattori modulari sono strumenti indispensabili per garantire un’energia affidabile e a basse emissioni, capace di integrare le fonti rinnovabili e alimentare le fabbriche energivore. L’obiettivo è partecipare a questa nuova filiera tecnologica per permettere all’Italia di valorizzare le proprie competenze storiche e ridurre la dipendenza dalla Cina, specialmente per quanto riguarda le batterie elettriche.

LA STRATEGIA 2030 DEL GOVERNO

Il report sottolinea che il governo italiano ha tracciato la strada con il Libro Bianco “Made in Italy 2030”, la prima strategia industriale organica degli ultimi trent’anni. L’obiettivo è rendere l’autonomia strategica il nuovo paradigma per affrontare la transizione tecnologica e verde.
La nuova politica industriale delineata nel Libro Bianco mette al centro la sicurezza economica e l’autonomia energetica come obiettivi di lungo periodo. Il terzo pilastro è il monitoraggio delle materie prime critiche, essenziali per l’industria nazionale, a maggior ragione dopo le tensioni che hanno colpito le forniture di alluminio e greggio dal Golfo. L’ultimo pilastro è la formazione di nuove competenze, fondamentale per mantenere la competitività globale del sistema produttivo.

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