Il blocco dello Stretto di Hormuz rimuove il 20% dell’offerta mondiale alzando i prezzi ai massimi dal 2023. I danni alle infrastrutture in Qatar ritarderanno la stabilizzazione del mercato di almeno due anni.
L’equilibrio del mercato globale del gas naturale è stato profondamente scosso dal conflitto in corso in Medio Oriente. Secondo l’ultimo rapporto trimestrale della International Energy Agency (AIE), l’attuale shock dell’offerta sta stravolgendo i fondamentali del mercato, provocando un rinvio forzato della tanto attesa ondata di nuove forniture di gas naturale liquefatto (LNG).
La fonte sottolinea come la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz al traffico di navi metaniere, iniziata a marzo, abbia rimosso circa il 20% della disponibilità globale di LNG, innescando impennate dei prezzi in tutte le principali regioni importatrici e interrompendo bruscamente il percorso di riequilibrio che era stato avviato con successo durante la stagione invernale 2025/26.
VOLATILITÀ DEI PREZZI E BLOCCO DELLO STRETTO DI HORMUZ
Le turbolenze registrate nel mese di marzo hanno riportato i prezzi in Europa e Asia ai livelli più alti dal gennaio 2023. Questa incertezza senza precedenti ha già causato una contrazione della domanda nei mercati che dipendono maggiormente dalle importazioni. La crisi ha cancellato i progressi fatti nei mesi precedenti, quando la crescita dell’offerta – sostenuta dalla nuova capacità di liquefazione, in particolare nel Nord America – aveva permesso una distensione dei listini.
Nel periodo compreso tra ottobre e febbraio, infatti, il commercio globale di LNG era cresciuto del 12% su base annua, con i prezzi di riferimento scesi di circa il 25% in cinque mesi. Nonostante questo sollievo temporaneo, eventi climatici estremi come le forti tempeste invernali nel Nord America, in Europa e nell’Asia orientale avevano già causato picchi di consumo, evidenziando quanto la flessibilità dell’approvvigionamento di gas rimanga un pilastro fondamentale per la sicurezza energetica, specialmente in sistemi dove aumenta la quota di rinnovabili dipendenti dal meteo.
IL CROLLO DELLA PRODUZIONE E DELL’OFFERTA GLOBALE
Il quadro è cambiato radicalmente a marzo. La produzione globale di LNG è calata dell’8% rispetto all’anno precedente; il crollo verticale delle esportazioni dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti è stato compensato solo in minima parte dall’aumento dell’output in altre regioni del mondo. Con il propagarsi dei disservizi lungo le catene di approvvigionamento globali, le consegne effettive di LNG hanno subito una flessione che è diventata ancora più marcata nel corso di aprile.
In risposta ai prezzi elevati e a un clima più mite, unito a misure politiche volte a razionalizzare i consumi, la domanda di gas naturale ha mostrato segni di cedimento. In Europa, il consumo è sceso di circa il 4% su base annua a marzo, un risultato trainato soprattutto da una generazione elettrica da fonti rinnovabili più robusta. Allo stesso tempo, diversi paesi asiatici stanno ricorrendo al “fuel-switching” (il passaggio a combustibili alternativi) e a misure sul lato della domanda per limitare l’uso del gas in questa fase critica.
INFRASTRUTTURE DANNEGGIATE E PROSPETTIVE A MEDIO TERMINE
Le ripercussioni della crisi non si limitano all’immediato ma colpiscono pesantemente l’orizzonte di medio periodo. I danni subiti dalle infrastrutture di liquefazione in Qatar ridurranno la crescita prevista dell’offerta, ritardando l’impatto della prevista espansione globale dell’LNG di almeno due anni.
L’AIE stima che l’effetto combinato delle perdite a breve termine e della crescita più lenta della capacità produttiva potrebbe tradursi in una perdita cumulativa di circa 120 miliardi di metri cubi (bcm) di LNG tra il 2026 e il 2030. Sebbene i nuovi progetti in altre regioni del pianeta siano destinati a compensare queste perdite nel tempo, l’impatto di questa crisi prolungherà la scarsità di offerta sui mercati per tutto il 2026 e il 2027.
INVESTIMENTI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
In chiusura, il rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia pone l’accento sulla necessità di rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti attraverso investimenti continui e adeguati lungo tutta la catena del valore dell’LNG. Viene inoltre invocata una cooperazione internazionale più stretta tra produttori e consumatori.
L’AIE rileva infine i vantaggi strategici che un portafoglio diversificato di contratti a lungo termine può offrire agli importatori di gas, rappresentando uno scudo efficace per mitigare la volatilità dei prezzi durante i periodi di forte crisi geopolitica.


