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Dal boom dell’idrogeno un traino per eolico e solare

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Si tratta di un aumento di 200 miliardi di dollari per il settore eolico e solare globale, o quasi il quadruplo dei 55 miliardi di investimenti dell’Ue in energia pulita nel 2019.

Il settore delle rinnovabili si è mostrato particolarmente frizzante negli ultimi tempi con proiezioni rialziste (ma non solo) in particolare a Wall Street dove si comincia ad assaporare una possibile vittoria di Joe Biden alla presidenziali, visto come un alfiere dell’energia pulita. Ma c’è un altro settore di mercato che sta attirando le luci della ribalta, l’idrogeno.

Da escluso di Wall Street, considerato bisognoso di troppe sfide per diventare una fonte di energia pratica, è diventato improvvisamente un nuovo faro di speranza tanto che grandi utility come Nextera Energy e Dominion Energy hanno già tracciato roadmap altamente ambiziose per l’idrogeno.

COSA DICE BANK OF AMERICA SULL’IDROGENO

Bank of America ha affermato che l’idrogeno potrebbe rifornire il nostro vasto fabbisogno energetico, alimentare le nostre auto, riscaldare le nostre case e anche aiutare a combattere il cambiamento climatico. L’istituto ha sottolineato che il mondo ha ormai raggiunto il punto di svolta per sfruttare questo elemento in modo efficace ed economico e prevede che il mercato dell’idrogeno raggiungerà l’incredibile cifra di 11 trilioni di dollari entro il 2050.

Non sorprende quindi che il boom dell’idrogeno possa fornire una spinta significativa alle energie rinnovabili in una sorta di ciclo virtuoso, creando notevoli opportunità di investimento per l’energia solare ed eolica, il cui ridimensionamento potrebbe abbassare ulteriormente i costi di produzione dell’idrogeno stesso.

In realtà Mark Lewis, Chief Sustainability Strategist di BNP Paribas Asset Management, ha dichiarato alla CNBC che lo sviluppo dell’energia verde creerà maggiori opportunità di investimento per le energie rinnovabili e non per le infrastrutture dell’idrogeno come potremmo essere tentati di pensare.

GRANDI AZIENDE GIA’ IN CORSA

Per il momento, decine di pesi massimi energetici globali, tra cui BP, Siemens Energy, Repsol e Orsted, hanno già delineato le loro strategie per l’idrogeno verde.

Plug Power con sede negli Stati Uniti ha raggiunto un accordo con Apex Clean Energy per sviluppare una rete di idrogeno verde utilizzando l’energia eolica che offre la possibilità di attingere a energia rinnovabile “a bassissimo costo” e aiutare ad accelerare il passaggio all’energia pulita. Plug Power ha l’obiettivo di generare oltre il 50% delle sue forniture di idrogeno da risorse rinnovabili entro il 2024.

COSA FA L’ITALIA

In Italia, tra Recovery Plan e legge di bilancio il Governo è pronto a mettere sul piatto 3 miliardi per realizzare la via italiana per l’idrogeno. In base al documento consegnato dal MISE, fra le progettualità indicate per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza – Recovery Plan una fetta di risorse, pari a 1 miliardo di euro, dovrebbe andare alla strategia per l’idrogeno. Intervenendo all’assemblea di Confindustria, il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli ha fatto sapere che il Governo ha intenzione di arrivare a 3 miliardi per “fare dell’Italia l’hub del Mediterraneo”.

Eni scommette soprattutto sul cosiddetto idrogeno blu, basato su combustibili fossili con cattura del carbonio. L’azienda ha già in cantiere un progetto di cattura, uso e stoccaggio della Co2 a Ravenna, con cui “dar vita alla produzione di energia elettrica decarbonizzata e produrre idrogeno blu”, ha sottolineato Lapo Pistelli, direttore Public affairs di Eni in audizione alla Camera.

Enel è pronta a lanciarsi nel settore dell’idrogeno verde accelerando i piani per diventare un produttore di energia a zero emissioni entro il 2050, nei mercati di Stati Uniti, Cile e Spagna. In Italia ha presentato un progetto per fornire energia da idrogeno all’acciaieria di Taranto.

Da tempo è invece Snam a dettare legge in Italia: A giugno ha annunciato l’accordo con Alstom, azienda leader a livello globale nelle soluzioni integrate per la mobilità sostenibile, per sviluppare i treni a idrogeno in Italia. A settembre ha firmato un’intesa con Saipem, per dare vita a una collaborazione focalizzata sullo sviluppo della tecnologia di elettrolisi dell’acqua, processo che permette di azzerare le emissioni di CO2 nella produzione di idrogeno verde contrastando efficacemente il riscaldamento globale.

L’IDROGENO VERDE

La linea italiana è direttamente collegata agli sforzi a livello europeo per promuovere il vettore. Tre mesi fa, l’Unione Europea ha definito la sua nuova strategia sull’idrogeno come parte del suo obiettivo per raggiungere la neutralità del carbonio per tutte le sue industrie entro il 2050.

L’Ue ha delineato un obiettivo estremamente ambizioso per costruire almeno 40 gigawatt di elettrolizzatori entro il 2030, ovvero 160 volte l’attuale capacità globale di 250 MW. L’Ue prevede inoltre di sostenere lo sviluppo di altri 40 gigawatt di idrogeno verde nei paesi vicini per l’export. Ma soprattutto intende disporre di 6 GW di idrogeno verde prodotto da energia rinnovabile entro il 2024.

Il mondo attualmente produce circa 70 milioni di tonnellate metriche di idrogeno all’anno, di cui solo il 4% circa è generato da energia rinnovabile secondo il World Energy Council.

Questo perché l’idrogeno verde è attualmente la fonte di idrogeno più costosa, con l’idrogeno grigio prodotto da combustibili fossili tramite Steam Methane Reforming (SMR) e la gassificazione del carbone che rappresentano soluzioni più economiche. Ma l’Ue non sembra preoccupata dei costi al momento, con l’obiettivo di diventare carbon neutral entro il 2050.

Quindi, cosa significa l’obiettivo dell’idrogeno verde dell’Ue per il settore delle energie rinnovabili? Secondo Lewis di BNP Paribas Asset Management, lo sviluppo di questi impegni per l’idrogeno verde richiederà circa 400 miliardi di dollari di stanziamenti, la metà dei quali andrà allo sviluppo di nuova capacità di energia rinnovabile, aumentando così le opportunità di crescita di un settore che è già bollente. Si tratta di un aumento di 200 miliardi di dollari per il settore rinnovabile globale, o quasi il quadruplo dei 55 miliardi di investimenti dell’Ue in energia pulita nel 2019.