Energie del futuro

Decreto Fer, se il mini-idroelettrico crea tensioni tra Lega e 5 Stelle

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Sul DM Fer è in corso un braccio di ferro tra M5S e Lega  sugli incentivi al mini-idrolettrico

C’è un tema poco conosciuto, in aggiunta alla lunga lista, che unisce e divide il governo pentastellato: gli usi idroelettrici.

IL BRACCIO DI FERRO M5S-LEGA

Se sul tema delle grandi concessioni infatti pare esserci grande sintonia, sul DM Fer, quello per intenderci che disciplina gli incentivi al settore delle rinnovabili, è in corso da settimane un braccio di ferro tra il sottosegretario del Mise Davide Crippa, che ha le deleghe, e il ministro all’ambiente Sergio Costa da una parte e il sottosegretario Vannia Gava e il senatore Paolo Arrigoni, responsabile per la Lega del dossier energia, dall’altra. Pomo della discordia sono gli incentivi al mini-idroelettrico. Tema nordista che interessa da vicino la Pmi cisalpina e le amministrazioni locali di montagna. Da una parte il M5S vuole una chiusura per aumentare la tutela ambientale, dall’altra la Lega vuole tutelare una fonte rinnovabile programmabile e locale che può portare reddito in aree disagiate.

IL DM FER ALLA PROVA DELLA CONFERENZA STATO-REGIONI

Il Decreto dopo la pubblicazione del ministero dello sviluppo economico versione Di Maio, rimaneggiato ma non stravolto rispetto alla versione Calenda, ha avuto l’intesa del ministero dell’Ambiente e il parere di Arera. Ora attende il via libera in Conferenza Stato Regioni, ma il tema dell’idroelettrico ha acceso lo scontro a livello tecnico. Le regioni alpine compatte hanno avanzato una serie di richieste, tutte bocciate. Il chiarimento è rinviato in sede politica, entro metà dicembre.

IL NODO CONCESSIONI

I passaggi più controversi sono l’ammissibilità delle concessioni rilasciate prima dell’entrata in vigore della nuova normativa di tutela ambientale del 2016 ma non ancora realizzate. I grillini sono per non incentivarle, la Lega invece sì a condizione che rispettino i criteri della nuova normativa e garantiscano impatti ambientali accettabili. Anche per tutelare gli investimenti green già messi in campo, dicono. Di conseguenza l’ampliamento dei fondi disponibili per incentivare questa coda di iniziative non ancora realizzate da almeno 3 anni. Si tratta di meno di 100 milioni di euro, poca cosa in effetti rispetto al valore degli oneri per le rinnovabili che gravano sulla bolletta di famiglie e aziende italiane oggi superiore ai 2 miliardi di euro all’anno.

Assoidroelettrica, associazione di categoria dei produttori, è molto attiva ovviamente sul tema e spera anche di portare a casa un ritocco verso l’alto degli importi dell’incentivo. Aspettativa che difficilmente troverà soddisfazione, date le premesse.

Pepito Sbazzeguti

Articolo pubblicato su PolicyMaker