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Draghi incassa il sì dal G7 sul tetto al prezzo del gas

Draghi

Macron e Scholz aprono all’idea di un price cap. Lo studio della Commissione Ue attesto per settembre. Draghi: Speriamo si faccia prima

Si accelera il lavoro sul tetto ai prezzi del gas. Al G7 di Elmau, in Germania, il premier Mario Draghi incassa un sì convinto da parte di tutti i grandi, in particolare da Francia e Germania che hanno aperto anche a un cap per il petrolio su cui, si legge nelle dichiarazioni finali “prenderemo in considerazione una serie di approcci, comprese le opzioni per un possibile divieto completo di tutti i servizi che consentano il trasporto marittimo russo di petrolio greggio e altri prodotti petroliferi a livello globale, a meno che il petrolio non venga acquistato a un prezzo pari o inferiore da concordare in consultazione con i partner internazionali”.

Inoltre, riducendo “gradualmente l’afflusso del petrolio russo sui nostri mercati cercheremo di sviluppare soluzioni che consentano di raggiungere il nostro obiettivo di ridurre i ricavi della Russia dagli idrocarburi, sostenendo la stabilità nei mercati globali dell’energia, minimizzando nel contempo gli impatti economici negativi, specialmente nei Paesi a basso e medio reddito”, hanno dichiarato ancora i leader Ue.

DRAGHI: NECESSARIO LIMITARE I FINANZIAMENTI ALLA RUSSIA

“Tutti i leader concordano sulla necessità di limitare i finanziamenti alla Russia e rimuovere la causa principale dell’inflazione. Abbiamo dato mandato ai nostri ministri per applicare con urgenza un tetto al prezzo del gas e del petrolio, e la Commissione Ue ha detto che accelererà il lavoro per il tetto al prezzo del gas, una cosa su cui siamo a favore”, ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi, in conferenza stampa al termine del G7 di Elmau. “Ci auguriamo un risultato prima di ottobre quando è previsto il Consiglio europeo che discuterà del lavoro della Commissione Ue pronta a settembre, se succede prima noi siamo contenti l’importante è che ci siano basi razionali e non solo psicologiche”. Con il presidente argentino Alberto Fernandez “abbiamo parlato delle relazioni che uniscono i due paesi e mi ha illustrato un progetto di trasporto e liquefazione di gas in Argentina, lo esamineremo e vedremo se ci sono le condizioni per proseguire”, ha precisato Draghi.

I MUGUGNI DEL CREMLINO SUL PRICE CAP

Dal Cremlino arrivano però dei mugugni sul price cap al prezzo del gas inserito nella dichiarazione finale del G7: i russi chiedono colloqui con Gazprom per una possibile revisione dei contratti in essere, ha sottolineato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. A cui ha risposto indirettamente lo stesso Draghi: “Per ora è difficile capire cosa farà la Russia col gas, andiamo avanti cercando di prepararci, aumentando gli stock e gli investimenti nelle rinnovabili e anche gli investimenti di lungo periodo nelle rinnovabili nei Paesi in via di sviluppo”.

MACRON E SCHOLZ D’ACCORDO SUL TETTO AI PREZZI DI GAS E PETROLIO

Al termine del G7 anche il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron in conferenza stampa si è detto “molto favorevole” a un tetto al prezzo del gas e del petrolio. Una buona idea che però nasconde, a suo dire, una difficoltà: quella della vendita di greggio da parte dei russi a diversi paesi e a diverse condizioni. Per questo, ha aggiunto essere necessario allargare il più possibile l’alleanza
Lo stesso cancelliere tedesco, Olaf Scholz, durante la conferenza stampa al termine del vertice del G7, ha riconosciuto l’importanza del price cap al gas. Un obiettivo ambizioso che però va portato a termine, le parole del cancelliere che ha riconosciuto essere il gas un combustibile necessario nel breve periodo per la transizione energetica ma non in futuro.

RICONFERMATI I PIANI SUL CLIMA DEL G7 E DELL’EUROPA

Nessun abbandono per la politica Green europea. “Abbiamo riconfermati i vecchi piani sul clima, questa è una emergenza stiamo solo sostituendo il gas russo”, ha detto Draghi rispondendo a una domanda dei giornalisti. E ricordando come nel giro di sei mesi le rinnovabili nel nostro paese siano triplicate.

Nel documento finale viene infatti precisato che il ruolo di gas e Gnl in questo periodo sono una “risposta temporanea” alla situazione contingente “soggetta a circostanze nazionali chiaramente definite” e coerenti con gli “obiettivi climatici e senza creare effetti di blocco, ad esempio garantendo che i progetti siano integrati nelle strategie nazionali per lo sviluppo di idrogeno a basse emissioni di carbonio e rinnovabile”. I leader hanno quindi riconfermato un settore energetico completamente decarbonizzato o quasi entro il 2035 e dunque l’eliminazione del carbone come generatore di elettricità che verrà sostituito da rinnovabili e nucleare nei paesi che sceglieranno di utilizzarlo valutando anche tecnologie avanzate “inclusi i piccoli reattori modulari entro il prossimo decennio” che “probabilmente contribuirà all’adozione dell’energia nucleare da parte di più paesi nel mondo come parte del loro mix energetico”.

E altrettanto con fermezza viene riaffermato l’impegno per gli Accordi di Parigi da parte del G7 che tuttavia ha sottolineato la preoccupazione per gli sforzi non sufficienti a raggiungere gli obiettivi climatici: in ogni caso i grandi hanno confermato il target di riduzione delle emissioni globali del 43% entro il 2030 e nell’attuazione del patto di Glasgow per mantenere il limite dell’aumento della temperatura a 1,5 gradi.

LE DICHIARAZIONI FINALI DEL G7

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