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Ecco come Finlandia, Danimarca e Svezia guidano la transizione verde

Scandinavia

Secondo Rystad Energy Svezia, Finlandia e Danimarca sono Paesi leader nella rivoluzione verde e possono insegnare all’Europa come decarbonizzare rapidamente il suo sistema energetico

Considerata a lungo un’area pionieristica nelle energie rinnovabili, la regione del Nord Europa si sta preparando a far crescere ulteriormente la sua capacità rinnovabile e diventare una delle principali centrali elettriche dell’Europa. Grazie all’energia eolica, all’elettrolisi dell’idrogeno, all’energia nucleare e alle iniziative di stoccaggio del carbonio, Rystad Energy ha identificato Svezia, Finlandia e Danimarca come Paesi leader nella rivoluzione verde, in grado di insegnare al resto dell’Europa come decarbonizzare rapidamente il proprio sistema energetico.

Per quanto riguarda la produzione di energia onshore eolica e solare fotovoltaico su larga scala, Rystad Energy prevede che la capacità nei tre Paesi scandinavi crescerà da un totale di 30 GW nel 2022 a 74 GW entro il 2030. Con la produzione di elettricità che dovrebbe superare il loro fabbisogno, questi Paesi esporteranno grandi volumi di energia verde all’Europa, contribuendo a fornire alla regione un approvvigionamento stabile a prezzi bassi.

Quasi 40 progetti di idrogeno verde sono pronti ad essere avviati nella regione entro il 2030 o prima, dando a Danimarca, Svezia e Finlandia un totale del 18% della capacità di elettrolisi dell’Europa per la produzione di idrogeno verde. Questo, unito al potenziale della Danimarca di immagazzinare carbonio nel Mare del Nord, contribuirà in modo significativo ad aiutare l’Europa a decarbonizzare le industrie pesanti, come l’acciaio e il cemento.

“I Paesi nordici attualmente producono oltre il 90% della loro energia (incluso il nucleare) da fonti rinnovabili e sono importanti esportatori di elettricità verso il resto d’Europa. Questa tendenza si intensificherà man mano che la geografia, la tecnologia e l’esperienza manageriale nella regione vedranno aumentare gli investimenti e la produzione di energie rinnovabili e sarà una buona notizia per le industrie pesanti della regione, mentre l’Europa cerca di ridurre le emissioni”, ha affermato Francesca Bjørnflaten, senior analyst rinnovabili di Rystad Energy.

Tutti e cinque i Paesi della regione nordica – Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca e Islanda – hanno fissato degli obiettivi per ottenere ancora più energia da fonti a zero emissioni di carbonio, con alcuni che mirano a diventare i principali esportatori di energia pulita. Con la maggior parte dell’energia in Norvegia e Islanda generata dall’energia idroelettrica (75%) e il fatto che questi due Paesi non sono disposti ad utilizzare una quantità sostanziale di energia eolica in futuro, sono stati esclusi dall’analisi di Rystad Energy.

La Svezia ha la maggiore capacità di generazione di energia nella regione nordica ed è la sesta più grande in Europa dietro Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna. Il suo mix energetico è stato storicamente dominato dal nucleare e dall’energia idroelettrica, mentre negli ultimi anni è cresciuto notevolmente l’eolico onshore, ed è ora la terza fonte di elettricità della nazione.

La grande flotta nucleare svedese sta iniziando ad invecchiare, con il neoeletto governo che propone di espanderne la capacità per sostituire o integrare i suoi sei reattori operativi distribuiti su tre siti: Ringhals, Forsmark e Oskarshamn. La Svezia è stata il più grande esportatore di elettricità in Europa nei primi nove mesi del 2022, vendendo oltre il 20% della sua produzione totale ai Paesi vicini. L’enorme espansione pianificata della capacità di generazione le consentirà di continuare ad essere una centrale elettrica per l’Europa, esportando energia pulita ed economica.

L’EOLICO DOMINA IL MIX DELLE RINNOVABILI

Danimarca, Svezia e Finlandia stanno pianificando di aumentare considerevolmente la loro capacità di generazione da fonti rinnovabili nei prossimi anni. Nei tre Paesi, complessivamente, Rystad Energy prevede che l’eolico onshore e il fotovoltaico solare su scala industriale passeranno da 32 GW nel 2022 a 74 GW entro il 2030. L’eolico onshore sarà la fonte di energia dominante, rappresentando 61,5 GW della capacità installata, con i restanti 12,8 GW che proverranno dal solare fotovoltaico.

La Svezia prevede di installare 30 GW di energia eolica onshore entro il 2030, parte del suo piano per diventare un importante esportatore di energia, con solo 3 GW di solare fotovoltaico che dovrebbero essere aggiunti nel periodo. A lungo termine, la Svezia punta a procurarsi il 65% della sua capacità di generazione da fonti rinnovabili entro il 2030 rispetto all’attuale 23%, salendo al 100% entro il 2040.

La Finlandia è pronta ad aumentare la capacità eolica onshore da 5 GW nel 2022 a 20 GW entro il 2030. Si prevede che solo 0,8 GW di nuova capacità installata proverranno dal solare fotovoltaico. Entro il 2030 il Paese vuole che il 51% della sua produzione di energia elettrica sia basato su fonti rinnovabili, rispetto al 17% di oggi.

Il mix energetico della Danimarca è già costituito principalmente da energia rinnovabile (70%) e ora punta a far sì che le rinnovabili detengano una quota del 55% del suo consumo energetico complessivo entro il 2030. In termini di fonti energetiche rinnovabili, il Paese aumenterà la capacità eolica onshore di 11,5 GW e solare fotovoltaico di 9 GW fino al 2030. Entro la fine di questo decennio la capacità eolica offshore aumenterà dagli attuali 2,3 GW a 8,8 GW.

L’EOLICO OFFSHORE DELLA DANIMARCA

La Danimarca è uno dei Paesi pionieri dell’eolico offshore, sfruttando la sua abilità tecnica con la superficie disponibile nel Mare del Nord e nel Mar Baltico. Ora è uno dei cinque maggiori mercati eolici offshore in Europa, con ulteriori aggiunte di capacità che nei prossimi decenni aiuteranno a soddisfare le esigenze energetiche a basse emissioni di carbonio dell’Europa.

Quest’anno il governo danese ha fissato un nuovo obiettivo per di distribuzione di 12,9 GW di capacità eolica offshore entro il 2030, un aumento di 4 GW rispetto al livello precedente. La Danimarca è impegnata anche sulla Dichiarazione di Esbjerg, insieme a Germania, Olanda e Belgio. L’obiettivo è che i quattro paesi installino 65 GW di eolico offshore entro il 2030 e 150 GW entro il 2050.

La capacità combinata prevista per i quattro Paesi ammonta a circa 50 GW entro il 2030, con la Danimarca che raggiungerà circa 9 GW entro lo stesso anno, il che significa che in questo decennio dovranno essere avviate delle ulteriori aggiunte.

La Danimarca partecipa anche alla Dichiarazione di Marienborg, attraverso la quale otto Paesi del Mar Baltico si sono impegnati ad installare quasi 20 GW di capacità eolica offshore entro il 2030. Rystad Energy prevede che sette nazioni (esclusa la Lettonia, poiché la messa in servizio di un parco eolico offshore è improbabile prima 2030) supereranno la soglia dei 19,6 GW. La dichiarazione di Marienborg è stata firmata anche da Svezia e Finlandia, che prevedono di installare complessivamente 6 GW di capacità eolica offshore entro il 2030.

UN MARE DI OPPORTUNITÀ PER L’IDROGENO

Mentre due isole energetiche in Danimarca sono state dedicate all’eolico offshore, anche le isole dedicate alla produzione di idrogeno “verde” potrebbero diventare realtà. Danimarca, Svezia e Finlandia hanno annunciato quasi 40 diversi progetti di idrogeno verde con l’avvio previsto nel 2030 o prima. La quota combinata della capacità di elettrolisi per la produzione di idrogeno verde nei tre Paesi comprenderà circa il 18% del mercato europeo entro il 2030. Ciò si basa sugli annunci attuali, che mostrano l’importanza dei Paesi nordici, in particolare la Danimarca (con una quota del 12% nel 2030) e Svezia (5% nel 2030) nell’adozione dell’idrogeno verde da parte dell’Europa.

La Svezia sta cercando di decarbonizzare l’industria siderurgica sostituendo il carbone con energia rinnovabile e idrogeno verde per produrre acciaio “verde”. Il processo di produzione utilizzerà l’idrogeno verde come materia prima per ridurre direttamente il minerale di ferro, creando “ferro spugnoso” come prodotto intermedio. L’acciaio sarà prodotto dalla fusione del ferro spugnoso, con una conseguente riduzione delle emissioni. Secondo il produttore di acciaio svedese H2 Green Steel, è possibile ridurre le emissioni di CO2 del 95% quando si produce acciaio verde, rispetto alle tradizionali tecniche di produzione dell’acciaio a base di carbone.

Nel 2021, H2 Green Steel ha annunciato l’intenzione di produrre fino a 5 milioni di tonnellate all’anno di acciaio verde entro il 2030 utilizzando una capacità totale dell’elettrolizzatore di circa 800 MW. Ad oggi questo è il più grande elettrolizzatore di idrogeno annunciato in Svezia.

La joint venture svedese HYBRIT sta cercando di produrre 1,2 Mtpa di acciaio grezzo già nel 2026 attraverso il progetto dimostrativo HYBRIT, che è sostenuto dal Fondo per l’innovazione dell’Unione Europea. Attualmente, HYBRIT gestisce un impianto pilota nel nord della Svezia (a Luleaa) per produrre acciaio verde utilizzando un elettrolizzatore alcalino da 4,5 MW fornito dalla società norvegese NEL. Nell’ambito del progetto pilota HYBRIT, a settembre a Luleaa è stato messo in funzione un impianto di stoccaggio dell’idrogeno. Inizialmente funzionerà per due anni ed è costituito da una caverna rocciosa di 100 metri quadrati in grado di immagazzinare idrogeno verde alla pressione massima di 250 bar.

LA DANIMARCA GUARDA ANCHE ALLO STOCCAGGIO DEL CARBONIO

Nel 2020 Danimarca, Finlandia e Svezia hanno rappresentato circa il 4% delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE, escluse le emissioni derivanti dall’uso del suolo, dai cambiamenti di uso del suolo e dalla silvicoltura (LULUCF). Le emissioni provengono principalmente da fonti industriali – come impianti di produzione di ferro e acciaio che si trovano principalmente in Finlandia e Svezia – e include anche le emissioni di industrie difficili da abbattere come il cemento, che hanno poche opzioni per decarbonizzare oltre alla cattura e allo stoccaggio del carbonio (CCS).

La Danimarca ha una notevole disponibilità di stoccaggio dalle falde acquifere saline sulla terraferma, ma il Paese è anche molto adatto allo stoccaggio di CO2 all’interno del Mare del Nord. Con un facile accesso al mare e al resto dell’Europa continentale, elevati volumi di stoccaggio con basse emissioni di fonti puntuali e l’elevata domanda di stoccaggio di CO2 nelle aree circostanti, la Danimarca ha un grande potenziale per diventare un hub di stoccaggio principale in Europa.

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