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Ecco come il troppo gas delle riserve israeliane è un problema per Tel Aviv

A man blows a horn as others wave Israeli flags during a demonstration supporting soldiers in Israel's military operation in Gaza, at the Hebrew University in Jerusalem November 15, 2012. A Hamas rocket killed three Israelis north of the Gaza Strip on Thursday, drawing the first blood from Israel as the Palestinian death toll rose to 13 and a military showdown lurched closer to all-out war with an invasion of the enclave. REUTERS/Ammar Awad (JERUSALEM - Tags: POLITICS CIVIL UNREST MILITARY)

Israele ha cominciato a convertire molte delle proprie centrali elettriche a gas naturale per approfittare delle vaste riserve scoperte al largo delle relative spiagge ma ora c’è un problema di sovrapproduzione

Per decenni, Israele è stato un paese affamato di energia, circondato da vicini ostili e ricchi di petrolio. Ora, invece, ha un problema diverso. Grazie alle importanti scoperte offshore degli ultimi dieci anni, il paese ha più gas di quanto possa usare o esportare facilmente.

IL PROBLEMA DELLA TEMPISTICA E DEL MERCATO INTERNO

Come riporta il corrispondente Clifford Krauss su Independent, “avere abbondanza di gas non è un peso e offre un’alternativa più pulita e di lunga durata alle fonti energetiche israeliane. Ma presenta delle sfide per un paese che vuole trarre benefici geopolitici ed economici compresa la costruzione di migliori relazioni con i suoi vicini e con l’Europa”. Parte del problema è la tempistica. Proprio mentre Israele si prepara a produrre ed esportare grandi quantità di gas, Stati Uniti, Australia, Qatar e Russia stanno inondando il mercato con gas a basso costo. L’altro aspetto, prosegue Krauss “è la matematica: gli 8,5 milioni e mezzo di persone di Israele utilizzano, in un anno, meno dell’1% del gas trovato nelle acque del paese”. E infatti, ha sottolineato il ministro dell’energia Yuval Steinitz “abbiamo un’eccedenza di gas. Le acque israeliane nuotano nel gas, e quello che abbiamo scoperto è solo l’inizio””.

ISRAELE STA PENSANDO DI CONVERTIRE IL PAESE A GAS

Noble Energy, una società con sede a Houston che ha fatto la sua prima scoperta del gas in Israele nel 1999, ha trovato più di 30 trilioni di metri cubi di gas al largo delle coste del paese nell’ultimo decennio. Secondo alcuni esperti, le nuove scoperte potrebbero raddoppiare la cifra. Il risultato di questa abbondanza è che Israele sta gradualmente eliminando il diesel e l’elettricità generata tramite carbone, sostituendola per lo più con la generazione a gas e un po’ di energia solare. Il gabinetto del primo ministro Benjamin Netanyahu sta considerando la possibilità di vietare l’importazione di auto a benzina e diesel a partire dal 2030 e di passare gradualmente a veicoli alimentati a gas naturale compresso o elettricità.

IN AUMENTO ANCHE L’EXPORT

Israele sta inoltre incrementando le esportazioni verso paesi vicini come la Giordania e l’Egitto. Si prevede persino di fornire gas a una centrale elettrica in Cisgiordania per i clienti palestinesi. Tuttavia, questi sforzi non faranno che intaccare le riserve del paese. “Vogliamo esportare”, dice Jacob Nagel, l’ex capo del Consiglio di sicurezza nazionale di Israele. “La domanda è: quanto costerà? È possibile? Quanto tempo ci vorrà?”, scrive l’Independent.

IL GAS STA GIA’ AIUTANDO A MIGLIORARE LA QUALITA’ DELL’ARIA

“Per decenni, Israele è dipesa dalla Russia e da altri paesi per l’approvvigionamento di combustibile, mentre le sue industrie e le sue case si sono affidate a centrali elettriche a carbone e a petrolio che hanno ricoperto le città di smog. Il passaggio al gas ha aiutato a purificare l’aria in città come Tel Aviv e Haifa – ha evidenziato Krauss nell’articolo -. La più grande centrale a carbone di Israele – a Hadera, una città costiera – sarà convertita nei prossimi tre anni, riducendo il consumo nazionale di carbone del 30%. I funzionari dicono che si aspettano di eliminare l’uso del carbone entro undici anni. A Hadera, i miglioramenti sono già evidenti dopo la sostituzione del petrolio in una parte dell’impianto e l’installazione di uno scrubber, un dispositivo di pulizia dei gas di scarico. La spiaggia non è più ricoperta di catrame nero appiccicoso e non c’è più una sfumatura giallastra all’orizzonte”.

LA CONCORRENZA CON IL SOLARE

I funzionari israeliani riconoscono che il gas sarà in concorrenza con l’energia solare. Ma sostengono che l’abbondante fornitura di energia elettrica da centrali a gas incoraggerà l’uso di veicoli elettrici, riducendo l’inquinamento. “Le auto elettriche sono un grande mercato per l’elettricità, quindi, alla fine, un grande mercato anche per il gas”, ha detto Ofer Bloch, il presidente dell’ente pubblico energetico Israel Electric. Il governo israeliano si è impegnato con l’accordo di Parigi sul clima ed è vicino ad ottenere il 10% della sua elettricità da fonti rinnovabili entro il prossimo anno. Ma gli ambientalisti ritengono che il paese potrebbe fare di meglio.

IL CAMPO LEVIATHAN PRESTO COLLEGATO ALLA TERRAFERMA

Il campo Leviathan, il più grande di Israele, sarà collegato alla terraferma tramite gasdotto entro la fine dell’anno, e questo dovrebbe accelerare l’utilizzo di gas nei trasporti. Quindici camion della spazzatura di Haifa funzionano a gas naturale compresso. Il paese ha comprato 59 autobus di questo tipo dalla Cina e ne ha ordinati un altro centinaio circa. Ma poiché ha una piccola base industriale e il suo uso residenziale di gas è limitato a causa degli inverni miti, Israele ha bisogno di esportare di più per sfruttare la sua abbondanza energetica. E qui sorgono dei problemi.

GLI OSTACOLI ALL’EXPORT gas

L’anno scorso, Noble e l’azienda israeliana Delek Drilling hanno firmato un accordo decennale per la fornitura di gas in Egitto tramite gasdotto a partire dalla fine di quest’anno. Una parte di quel combustibile potrebbe essere poi riesportata da due terminali egiziani. I dirigenti del settore energetico dicono di essere ottimisti sul fatto che l’aumento della popolazione egiziana, ora di 100 milioni di persone, ne farà un grande mercato e che il gas possa avvicinare i due paesi. L’importanza del mercato egiziano è stata sottolineata da un viaggio al Cairo a gennaio di Steinitz, la prima visita ufficiale di un ministro israeliano dopo i disordini del 2011 che hanno scosso il mondo arabo. Lui e i rappresentanti di altri cinque paesi del Mediterraneo e dell’Autorità Palestinese si sono incontrati per formare un’associazione per coordinare la regolamentazione dei gasdotti e del commercio. Tuttavia, i funzionari riconoscono che fare affari con l’Egitto è rischioso. Un gasdotto tra i paesi è stato sabotato nel 2012.

EASTMED E GLI ALTRI SBOCCHI COMMERCIALI

Israele potrebbe cercare di vendere gas anche in Asia, dove la domanda è in crescita, ma l’opposizione pubblica ha bloccato i piani per un terminale di esportazione sulla piccola e densamente popolata costa. Questo lascia i gasdotti come la migliore opzione. I politici israeliani hanno a lungo favorito la proposta di costruire un gasdotto verso l’Europa attraverso la Turchia. Ma le relazioni con il presidente Recep Tayyip Erdogan sono peggiorate negli ultimi anni. La proposta più ambiziosa è quella di costruire il gasdotto più lungo e profondo del mondo, fino all’Italia attraverso Cipro e la Grecia. Questo progetto – chiamato EastMed – ha il sostegno dell’Unione Europea, di Cipro e della Grecia, ma gli investitori sono riluttanti a investire i 7-8 miliardi richiesti per la sua realizzazione.