Scenari

Ecco come le Big Oil potrebbero diventare “Big electricity”

Le compagnie petrolifere integrate conoscono l’importanza di coprire l’intera catena di approvvigionamento e si stanno posizionando anche come utility

Quando le Big Oil hanno iniziato ad acquistare reti di ricarica per veicoli elettrici e produttori di batterie, probabilmente si sono guadagnate qualche elogio per essersi avventurati in nuove direzioni lontane dal loro core business, considerato sempre più impopolare in tempi di transizione energetica. Ma ora, stanno facendo qualcosa in più: le majors hanno piani per diventare delle “super-utility”.

ERA SOLO QUESTIONE DI TEMPO

elettrodottoEra solo una questione di tempo, in realtà. Le compagnie petrolifere integrate conoscono l’importanza di coprire l’intera catena di approvvigionamento in un’industria, quindi aveva senso crescere nella produzione di energia solo dopo aver stabilito la presenza in uno dei segmenti di maggiore crescita della domanda di energia: i veicoli elettrici.

TOTAL UNA DELLE PRIME A CIMENTARSI NELLA VENDITA AL DETTAGLIO

La francese Total, ad esempio, è stata una delle prime a cimentarsi con l’acquisto di energia elettrica locale al dettaglio tramite Direct Energie lo scorso anno per oltre 1,7 miliardi di dollari. Secondo il numero uno dell’azienda transalpina Patrick Pouyanne, l’elettricità sarà l’energia del 21esimo secolo e Total sta sfruttando ogni opportunità di espansione. Infatti, dal 2014, quando Pouyanne ha conquistato il vertice di Total, l’azienda è diventata un’utility oltre che una compagnia petrolifera, dopo una serie di acquisizioni nel settore della generazione di energia (Eren), la produzione di batterie (Saft) e la distribuzione di energia (Direct Energie, Lampiris).

ANCHE SHELL IN SCIA: CON 2 MILIARDI DI DOLLARI L’ANNO ALLA DIVISIONE “NUOVE ENERGIE”

Ma Total non è l’unica azienda ad aver intrapreso un percorso simile. Shell ha recentemente fatto notizia per aver manifestato l’intenzione di diventare non solo un attore nella produzione di energia elettrica, ma anche la più grande compagnia entro il 2030. Bloomberg ha riferito all’inizio di questo mese che la supermajor anglo-olandese sta versando 2 miliardi di dollari all’anno nella sua divisione nuove energie con l’obiettivo di espandere la sua presenza nella produzione di energia pulita. Questo segmento potrebbe produrre rendimenti compresi tra l’8 e il 12%, ha dichiarato a Bloomberg Maarten Wetselaar, responsabile dell’unità energie innovative. Come Total, anche Shell sta crescendo attraverso acquisizioni nel settore della produzione e distribuzione di energia elettrica e nella ricarica dei veicoli elettrici. Il piano della compagnia si inserisce nella strategia dell’azienda di ridurre la quota di petrolio nella sua produzione complessiva al 25 per cento dal 50 per cento attuale e di aumentare la quota di gas al 75 per cento. Inoltre, Shell prevede specificamente di concretizzare le proprie ambizioni energetiche puntando sulle rinnovabili piuttosto che sulla produzione e distribuzione di energia elettrica convenzionale. energia

ENI NON È DA MENO: RETAIL E RINNOVABILI NEI PIANI DEL CANE A SEI ZAMPE

Lo stesso sta facendo Eni in Italia: nel quadriennio 2018-2021, secondo il Piano strategico dell’azienda, si prevede un impegno crescente nelle rinnovabili con un investimento in progetti economicamente sostenibili di circa 1,2 miliardi di euro e una potenza elettrica installata da fonti rinnovabili di circa 1 GW al 2021 e i 5 GW nel 2025. Mentre da luglio del 2017 è nata Eni Gas e Luce per le attività retail del gruppo alla quale è stato conferito il ramo d’azienda con i suoi 9 milioni di clienti (quasi 8 in Italia) e 1400 dipendenti. Eni rappresenta il principale operatore nel gas (con il 30%) e il secondo nell’elettricità. Eni Gas e Luce punta a proporsi non solo come un mero venditore di commodity, ma come fornitore di tutti i servizi collegati all’energia. Cercando di intercettare i 18,5 milioni di clienti domestici che non hanno ancora abbandonato il regime di maggior tutela nell’elettricità.

È QUESTO IL NUOVO CAMPO DI BATTAGLIA DELLE BIG OIL?

auto elettrica mobilitàAlcuni ritengono che la produzione e la distribuzione di energia si stia già trasformando nel nuovo campo di battaglia delle Big Oil. Andrew Critchlow, responsabile news per l’EMEA di S&P Global Platts, in un’analisi pubblicata di recente, ha avvertito che questa corsa delle Big Oil verso le utility energetiche potrebbe potenzialmente “creare una nuova razza di giganteschi monopoli che controllano l’energia”. Malgrado sia difficile ipotizzare un simile scenario, lo spostamento di Big Oil verso l’elettricità fa pensare agli esperti di settore ciò che Big Tobacco ha fatto dopo l’inizio dell’attacco contro il fumo: il settore si è “concentrato” e direzionato verso le e-cigs. Nonostante si possano tracciare dei paralleli, le Big Oil, secondo gli analisti di settore, sono posizionate meglio. La domanda di elettricità è ormai direzionata verso una rapida crescita, non solo perché molti credono che l’hype intorno ai veicoli elettrici smetterà di essere un hype e diventerà una realtà, ma semplicemente perché la popolazione mondiale è in crescita e questa popolazione ha bisogno di energia. Le “Big Oil” che si trasformano in “Big Power” e si sostituiscono alle utility “sono una prospettiva molto realistica”, come ha osservato Critchlow nella sua analisi. Perché le Big Oil non hanno solo le ambizioni, ma anche i mezzi per raggiungerle.