La Germania sfida la Cina sulle auto elettriche. L’Italia, invece, può vincere la corsa della transizione della mobilità spostando la sfida sul terreno delle infrastrutture e della componentistica elettronica avanzata
La produzione di auto elettriche stenta, ma l’Italia si sta ritagliando un ruolo strategico nella corsa alla transizione della mobilità. Infatti, ha una marcia in più sulle infrastrutture di ricarica ultra-fast e sulle batterie. È quanto emerge dal report di New Automotive, che mostrano che i Paesi europei e la Svizzera hanno già speso quasi 200 miliardi di euro nell’ecosistema della mobilità elettrica. Una cifra monstre che comprende batterie, fabbriche di auto EV e soprattutto reti di ricarica.
L’UE ACCELERA SULL’ELETTRICO
La partita vera tra Unione Europea e Cina si gioca sulle batterie. Oggi la Cina produce oltre l’80% delle batterie mondiali, comprese quelle utilizzate fuori dal settore automotive. Ma New Automotive sostiene che l’Europa sia riuscita a costruire una base industriale credibile. Un risultato raggiunto grazie a ben 109 miliardi di euro investiti nella filiera produttiva dei sistemi di accumulo, nel tentativo di ridurre la dipendenza da Pechino.
“L’Europa produce ormai batterie per circa una EV su tre vendute internamente e la capacità annunciata potrebbe soddisfare la domanda futura se pienamente utilizzata”, evidenzia il think tank. Secondo il rapporto, solo per le infrastrutture pubbliche di ricarica in Europa sono stati investiti tra 23 e 46 miliardi di euro, a cui si aggiungono oltre 3,5 miliardi nella manifattura dei sistemi di ricarica. Ad oggi, nel continente sono già stati installati più di un milione di punti di ricarica pubblici.
ITALIA FABBRICA DI COLONNINE
La Germania sta provando a contendere alla Cina lo scettro di maggior produttore di vetture elettriche e batterie. L’Italia, al contrario, sta cercando di conquistare il business delle infrastrutture cruciali per la transizione elettrica. Il Nord Italia, in particolare, si candida a diventare la “fabbrica europea” delle colonnine ultra-fast puntando sul fatto che il nostro Paese è uno dei poli industriali più importanti d’Europa per la produzione di hardware di ricarica ad alta potenza e componentistica elettronica avanzata. Una strategia che potrebbe rivelarsi vincente, soprattutto se la rete europea di ricarica continuerà ad espandersi ai ritmi attuali. L’Italia può davvero vincere la guerra delle colonnine?
Le zone chiave individuate dal report sono: Alto Adige/Bolzano, Toscana e cintura industriale del Nord Italia. Alpitronic, ABB E-mobility, Stellantis e KEBA sono i campioni italiani del settore, secondo New Automotive. ABB E-mobility ha investito 30 milioni di dollari nello stabilimento di Valdarno, raddoppiando la capacità produttiva in un sito da 16 mila metri quadrati. Alpitronic, invece, continua la sua espansione globale fino agli Stati Uniti grazie alla tecnologia proprietaria al carburo di silicio (SiC). Anche Enel X Way, pur avviando dal 2024 al 2026 una svolta strategica verso un modello “capital-light”, resta uno dei principali riferimenti industriali per la produzione e la diffusione delle infrastrutture di ricarica nel Sud Europa. Il tasto dolente è la transizione solo parziale dell’industria automobilistica tradizionale.
ELETTRICO, L’ALLARME: “NON BISOGNA RALLENTARE”
Gli investimenti record delle aziende europee rischiano di finire nel cestino, secondo Chris Heron, segretario generale di E-Mobility Europe. Infatti, l’Europa rischia di rallentare proprio mentre prova a recuperare terreno sulla Cina. Il nodo è la stabilità politica e normativa. Gli investimenti nell’elettrico, sottolinea il report, dipendono infatti da “visibilità di lungo periodo della domanda” e da un quadro normativo credibile. Batterie, auto e infrastrutture devono crescere insieme: se un anello della filiera rallenta, il rischio è quello di ritrovarsi con impianti sottoutilizzati, costi più alti e investimenti congelati.
Uno dei paradossi è che “Germania, Italia ed Europa centrale e orientale si sono formalmente opposte al framework europeo 2035 per auto e furgoni”, cioè lo stop alla vendita di nuove auto termiche previsto dall’UE. Tuttavia, proprio queste regioni concentrano oltre metà degli investimenti monitorati nel settore elettrico.
“Questi investimenti sostengono già oltre 150 mila posti di lavoro e potrebbero generarne altri 300 mila se tutti i progetti annunciati saranno realizzati”, ha ricordato Heron, secondo quanto riporta Reuters.


