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Ecco come si potrebbe salvare l’industria automobilistica europea

Nei giorni scorsi il presidente dell’Associazione Europea dei Costruttori di Automobili (ACEA) e CEO di Mercedes Benz, Ola Kallenius, ha scritto all’Europa una lettera contenente quelle che ritiene le misure più urgenti per salvare il settore automotive europeo

La crisi del settore automotive in Europa è un tema che negli ultimi tempi sta dominando le agende di tutte le principali economie della regione, che cercano in tutti i modi soluzioni e strategie che possano risollevare un comparto di importanza strategica.

Allo stato attuale, le vendite di auto in Europa sono lontanissime da quanto previsto, anche perché produrre veicoli elettrici che rispettino le aspettative dei clienti – e siano al tempo stesso economicamente profittevoli – è un’operazione affatto semplice.

Se a questo aggiungiamo la concorrenza della Cina, il maggiore mercato automotive al mondo, più che un problema, possiamo dire che l’Europa sta affrontando un vero tsunami.

Nei giorni scorsi il presidente dell’Associazione Europea dei Costruttori di Automobili (ACEA) e CEO di Mercedes Benz, Ola Kallenius, ha quindi scritto all’Europa una lettera contenente quelle che ritiene le misure più urgenti per salvare il settore automotive europeo.

REALIZZARE AUTO DI GRANDE VALORE

Secondo Kallenius, “i costruttori europei possono vincere realizzando automobili che i clienti scelgono perché superiori. L’eccellenza del prodotto, però, da sola non sarà sufficiente: il nostro successo dipenderà da una regolamentazione pragmatica, da mercati aperti, da nuove infrastrutture e dalla domanda di mercato, oltre che da una solida strategia industriale che sostenga la produzione in Europa”.

LA REINDUSTRIALIZZAZIONE

“Qualsiasi politica volta a rafforzare produzione e investimenti in Europa dovrebbe basarsi principalmente su incentivi e inserirsi in una più ampia strategia di reindustrializzazione: autorizzazioni più rapide e semplici, minori costi energetici industriali, maggiore produttività del lavoro, sostegno prevedibile agli investimenti iniziali e ai costi operativi continuativi, in particolare per espandere la produzione di batterie per veicoli elettrici in Europa”.

UNA “DECARBONIZZAZIONE PRAGMATICA”

Per il numero uno di ACEA, un secondo obiettivo è “una decarbonizzazione pragmatica: solo un’industria che resta competitiva a livello globale e conserva il proprio vantaggio nelle esportazioni può mobilitare gli investimenti necessari per decarbonizzare su larga scala. Il compito ora è completare il lavoro con un percorso pragmatico ‘a tre corsie’ per auto, furgoni, autobus e camion. Questo percorso dovrebbe avere obiettivi ambiziosi, ma rimanere flessibile e neutrale dal punto di vista tecnologico, in modo che la transizione possa assorbire shock e fattori esterni al controllo dell’industria automobilistica”.

LE REGOLE SULLE EMISSIONI DI CO2

“Una modifica mirata che conceda flessibilità ai produttori di camion per generare più crediti di emissione e facilitare il rispetto degli obiettivi del 2030 dovrebbe essere adottata con priorità. L’attuale proposta della Commissione per un alleggerimento degli obblighi di conformità per auto e furgoni rispetto agli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 al 2030 non è sufficiente e dovrebbe essere rafforzata da Parlamento e Consiglio. Per quanto riguarda gli obiettivi di CO2 per auto e furgoni al 2035, rinviare il meccanismo di compensazione fino al 2035 non è necessario, poiché un’applicazione anticipata accelererebbe lo sviluppo del mercato per carburanti sostenibili e materiali verdi avanzati”.

AUMENTARE IL NUMERO DI AUTO ELETTRICHE

“Per raggiungere questi obiettivi, la quota di mercato dei veicoli elettrici a batteria dovrebbe aumentare drasticamente entro la fine del decennio, e ciò non avverrà senza incentivi alla domanda coerenti in tutti gli Stati membri, prezzi dell’elettricità significativamente più competitivi rispetto ai combustibili fossili e un’espansione più rapida delle infrastrutture di ricarica. I consumatori devono sentirsi invogliati, non costretti, a cambiare.

La revisione del 2026 del regolamento sulle infrastrutture per i combustibili alternativi rappresenta un’opportunità fondamentale per aumentare l’ambizione dove conta di più. Abbiamo bisogno di infrastrutture e condizioni che sostengano un’adozione dei veicoli a zero emissioni guidata dal mercato. Allo stesso tempo, il quadro normativo deve prevedere una credibile “valvola di sicurezza” e flessibilità, se le condizioni abilitanti – come il sostegno alla domanda e le infrastrutture – non si concretizzeranno al ritmo necessario”.

PRODURRE PIU’ VEICOLI

“Dobbiamo invertire il calo della produzione di veicoli in Europa, produzione essenziale per l’intero ecosistema automobilistico, per l’occupazione, gli investimenti e il mantenimento delle competenze critiche nel nostro continente. Invece di una regolamentazione incrementale continua, la Commissione dovrebbe passare a ‘pacchetti’ normativi allineati ai cicli di sviluppo dei veicoli, offrendo certezza per la pianificazione industriale”.

LE PROPOSTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Nel frattempo, il 16 dicembre 2025 la Commissione europea ha presentato un pacchetto legislativo con l’obiettivo di sostenere gli sforzi del settore automobilistico nella transizione verso una mobilità pulita attraverso un quadro politico ambizioso ma pragmatico.

A tal fine, il pacchetto si compone di tre proposte:

  1. una proposta di regolamento che modifica il regolamento sui livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 dei veicoli pesanti (di seguito proposta sui veicoli pesanti), con l’obiettivo generale di offrire ai costruttori di veicoli maggiori flessibilità nel conformarsi all’obiettivo per il 2030, lasciando invariato il livello di ambizione;
  2. una proposta di regolamento relativo ai veicoli aziendali puliti (di seguito proposta sui veicoli aziendali), per sostenere la decarbonizzazione del settore del trasporto stradale salvaguardando al contempo la competitività dell’industria automobilistica europea e garantendo una transizione equa.

Questa proposta persegue i seguenti obiettivi specifici:

  • favorire l’utilizzo di veicoli a zero emissioni da parte delle imprese;
  • accelerare la disponibilità sul mercato dell’usato dei veicoli a zero emissioni;
  • ridurre la spesa per i combustibili fossili nel trasporto stradale.
  1. una proposta di regolamento che modifica il regolamento sui livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 dei veicoli leggeri e sostituisce la direttiva sull’etichettature delle auto (di seguito proposta sui veicoli leggeri).

Obiettivo generale di questa proposta è quello di fornire maggiore flessibilità ai costruttori per sostenere la transizione verso una mobilità a emissioni zero e norme armonizzate e aggiornate per l’etichettatura delle emissioni di CO2.

SINTESI DEGLI INTERVENTI PROPOSTI

In estrema sintesi, la Commissione prospetta in particolare le seguenti misure. Per i veicoli pesanti:

1) la possibilità per i costruttori di accumulare crediti qualora le loro emissioni di CO2 siano inferiori al loro obiettivo annuale, e non come previsto attualmente solo quando le loro emissioni di CO2 sono inferiori a una traiettoria lineare di riduzione delle stesse.

Per i veicoli leggeri (autovetture e furgoni):

1) l’obiettivo di riduzione delle emissioni previsto a partire dal 2035 viene abbassato dal 100% al 90%, mentre il 10% rimanente dovrà essere compensato mediante crediti per l’uso di acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto nell’UE (per un massimo di 7%) e mediante crediti per l’uso di carburanti rinnovabili sostenibili (per un massimo di 3%).

In tal modo la proposta consentirebbe ai veicoli ibridi ricaricabili (PHEV), a quelli con range extender, ai veicoli ibridi leggeri e ai veicoli con motore a combustione interna di continuare ad avere un ruolo anche dopo il 2035;

2) per il periodo 2030-2032 una maggiore flessibilità tramite una conformità su base pluriennale per consentire ai costruttori di sforare l’obiettivo in un dato anno se lo sforamento è compensato da risultati migliori rispetto a quelli prefissati in un altro anno del periodo di riferimento;

3) incentivi sotto forma di supercrediti di CO2 ai costruttori che immettono sul mercato dell’UE auto elettriche di piccole dimensioni prodotte nell’UE;

4) per i furgoni l’obiettivo di riduzione delle emissioni del 50% al 2030 viene abbassato al 40%.

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