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Ecco perché il carbone è il grande vincitore della crisi di Hormuz

Il carbone è il vero vincitore della crisi energetica provocata dal blocco dello Stretto di Hormuz. Ecco perché

La crisi dello Stretto di Hormuz ha un unico vero vincitore: il carbone. Infatti, di fronte agli shock energetici la sostenibilità sta passando in secondo piano rispetto alla necessità di non restare al buio. In questo scenario, diversi Paesi si stanno gettando nella scialuppa di salvataggio del carbone per timore dell’instabilità del Medio Oriente. Ecco perché.

IL CARBONE TORNA AL CENTRO DELLA SCENA GLOBALE

Finché le acque di Hormuz saranno agitate, il carbone vivrà una nuova primavera.
Dalla chiusura dello Stretto cruciale per il commercio di petrolio e GNL la produzione della fonte fossile più inquinante ha visto un boom, spinto dai due maggiori produttori mondiali: Cina e Indonesia. Pechino ha attivato un protocollo di emergenza per aumentare l’indipendenza energetica puntando sull’85% di carbone nel mix. Per realizzare l’obiettivo, ha aumentato i turni nelle miniere dello Shanxi. Lo stesso ha fatto l’Indonesia, che ha dato priorità al Domestic Market Obligation, che prevede lo stop alle esportazioni del combustibile per garantire al Paese energia a basso costo.

PERCHE’ IL CARBONE E’ IL CAMPIONE DELLA CRISI DI HORMUZ

Perché molti Paesi hanno puntato sul carbone per porre un argine alla crisi energetica innescata dalla crisi in Medio Oriente? Le ragioni sono: immunità dai problemi dello Stretto di Hormuz, convenienza economica e resilienza dello stoccaggio.

In primo luogo, il carbone segue rotte completamente diverse rispetto allo Stretto di Hormuz, dove passa il 20-25% del petrolio e del GNL (Gas Naturale Liquefatto) mondiale. Infatti, via mare proviene principalmente da Australia, Indonesia o Sudafrica, rotte che non dipendono dai “colli di bottiglia” del Medio Oriente.

L’ECONOMICITA’ DEL CARBONE

Non è da trascurare neanche il fattore economicità. Infatti, l’attacco alle infrastrutture in Qatar (che garantisce il 20% del GNL mondiale) e il blocco del transito a Hormuz hanno aumentato i prezzi del gas in Europa e Asia del 55-70%, a causa dei premi assicurativi sulle navi metaniere e del rischio di carenza. Questo ha reso il carbone la scelta obbligata per non mandare in default le industrie. In particolare, le centrali elettriche che possono funzionare sia a gas che a carbone (dual-fuel o switch di rete) sono passate immediatamente al carbone per ridurre i costi.

I VANTAGGI PER LO STOCCAGGIO

Il carbone si sta rivelando il vero vincitore della crisi di Hormuz anche per la semplicità di stoccaggio. Infatti, per immagazzinare il gas servono depositi sotterranei o infrastrutture criogeniche. Al contrario, il carbone può essere stoccato in grandi quantità vicino alle centrali stesse senza particolari tecnologie. Al tempo stesso, in una situazione di crisi, avere scorte fisiche visibili garantisce stabilità sociale.

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