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Ecco quanto scenderanno davvero le bollette con il piano anti-spread sul gas

Il dossier del Senato stima benefici per 1,6 miliardi di euro l’anno dal Servizio di Liquidità. Ma le prime simulazioni dei trader ridimensionano le attese e sollevano dubbi sull’effetto reale sulle bollette di famiglie e imprese

Le bollette stanno per scendere davvero oppure il risparmio promesso dal Servizio di Liquidità rischia di restare soltanto sulla carta? Il nuovo piano sul mercato del gas punta a ridurre il divario tra i prezzi italiani e quelli europei, con una stima di benefici complessivi da 1,6 miliardi di euro l’anno. Ma i trader invitano alla prudenza: l’effetto potrebbe concentrarsi nei momenti di maggiore tensione e non tradursi automaticamente in una riduzione significativa della bolletta elettrica.

QUANTO SCENDERANNO LE BOLLETTE

Il dossier del Senato relativo al Servizio di Liquidità approvato da Arera indica una riduzione di almeno 2 €/MWh del prezzo all’ingrosso del gas italiano, se il meccanismo riuscirà ad azzerare lo spread rispetto al TTF. La stima implica un risparmio annuo complessivo di circa 1,6 miliardi di euro: 800 milioni per i consumatori di gas e 800 milioni per quelli di elettricità, attraverso il minor costo del combustibile usato nelle centrali termoelettriche

Le prime simulazioni elaborate dai desk di trading energetico, invece, indicano che l’intervento potrebbe comprimere lo spread PSV-TTF di una forbice compresa tra 0,20 €/MWh e 0,45 €/MWh durante i periodi di picco. Tuttavia, si tratta di una soluzione “calmieratrice di punta” e non di un intervento strutturale. Gli analisti sottolineano, infatti, che il differenziale tende ad allargarsi nuovamente nei mesi invernali, quando la domanda termoelettrica sale e i flussi settentrionali vanno sotto stress.

PERCHE’ IL PREZZO DELL’ELETTRICITA’ NON SCENDE QUANTO IL PSV

Il Servizio di Liquidità interviene principalmente sul gas, mentre il prezzo elettrico dipende anche da domanda, produzione rinnovabile, disponibilità delle centrali, importazioni e struttura delle regole di mercato.

Inoltre, il servizio è finanziato con un budget di 200 milioni di euro e il suo obiettivo è contenere il differenziale PSV-TTF, non abbassare direttamente di un tot tutti i prezzi energetici.

IL VERO IMPATTO SUL PUN

Secondo gli analisti, l’effetto più incerto del Liquidity Service si gioca sull’interazione con l’altra grande misura all’orizzonte: l’introduzione di un cap al prezzo del gas per i generatori elettrici (sull’esempio della celebre “Eccezione Iberica” del 2022).

L’Italia ha raggiunto, infatti, un accordo di principio con Bruxelles per fissare il prezzo all’ingrosso del gas per la generazione elettrica a circa 60 €/MWh per almeno un anno. Una misura che, secondo le stime dei trader, potrebbe portare un calo del PUN del 20-25%. Al contrario, in questo scenario, secondo Energy Market Price l’effetto diretto del servizio sul prezzo all’ingrosso dell’elettricità sarebbe limitato a pochi euro per MWh al massimo.

L’INCOGNITA DEL RIMBORSO

Gli analisti evidenziano che l’efficacia del meccanismo di liquidità rischia di essere “sterilizzata” a seconda di come verrà strutturato il rimborso ai generatori termoelettrici nel quadro del tetto al prezzo del gas. Se i generatori vengono rimborsati sulla base del prezzo PSV, il loro costo netto del gas rimane fermo a 60 €/MWh, indipendentemente dall’andamento dello spot. Di conseguenza, l’eventuale riduzione del PSV ottenuta tramite il Liquidity Service non abbasserebbe il PUN, ma ridurrebbe solo i costi di rimborso statali, neutralizzando il beneficio diretto sulla bolletta finale dei consumatori.

Se il rimborso venisse legato al TTF, lo spread tra i due indici continuerebbe a gravare sui costi dei produttori, mantenendo la pressione sul PUN. Inoltre, gli analisti temono che se il PUN dovesse scendere per effetto del cap, l’Italia finirebbe per importare meno energia elettrica dall’estero affidandosi maggiormente alla produzione a gas interna, finendo per riaccendere la domanda di gas e amplificare nuovamente lo spread PSV-TTF.

I DUBBI DEI TRADER

L’obiettivo di abbassare le bollette deve fare i conti con alcune incognite, secondo i trader energetici. Il primo punto interrogativo riguarda il premio di rischio. Secondo gli analisti, con il rigido cap sul corrispettivo di volatilità a 0,5 €/MWh i grandi market maker internazionali rischiano di ridurre la propria esposizione per evitare perdite asimmetriche in caso di shock geopolitici improvvisi. Risultato? Un’involontaria riduzione della liquidità reale sul mercato spot.

BOLLETTE, LE RISORSE BASTERANNO?

C’è poi un’incognita che riguarda le risorse. I 200 milioni di euro stanziati dal Governo rischiano di esaurirsi rapidamente, secondo le stime di Argus. Gli analisti calcolano che il fondo basterebbe a coprire appena 6-8 mesi. Se la misura dovesse essere estesa anche alla rotta francese (attualmente contesa dagli operatori), il budget si prosciugherebbe ancora prima, esaurendo l’effetto protettivo già nel corso del primo trimestre dell’anno.

L’ESAME DI BRUXELLES

Energy Traders Europe ed Eurogas hanno manifestato serie riserve sulla compatibilità di un intervento “unilaterale” italiano con la concorrenza europea. Il timore è che l’asta crei asimmetrie distorsive tra lo spot italiano e i mercati a termine dell’UE. Il confronto informale tra Roma e le Direzioni Generali della Commissione UE resta aperto.

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