Sulla decisione peserebbero l’Irap maggiorata per altri due anni e lo scontro con il numero uno di Confindustria Orsini
Elettricità Futura ha deciso di non rinnovare l’iscrizione a Confindustria Energia, e tutti i suoi rappresentanti negli organi della federazione si dimetteranno. Lo ha comunicato l’associazione delle imprese elettriche con una nota. La rottura arriva dopo giorni di tensione, nati dalla proroga fino al 2029 dell’Irap maggiorata per le imprese energetiche, prevista dal disegno di legge di Bilancio approvato dal Consiglio dei ministri di mercoledì scorso.
Secondo la relazione tecnica, la misura dovrebbe portare allo Stato circa 2,5 miliardi di euro in più. Sullo sfondo, secondo fonti citate da La Stampa, c’è anche l’insoddisfazione di alcuni grandi associati per le posizioni del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, sui costi dell’energia. Con l’uscita di Elettricità Futura, nella federazione restano Assorisorse, Federchimica Assogasliquidi, Anfida, Proxigas, Assocarboni e Unem.
IRAP AL 5,9% PER LE IMPRESE ENERGETICHE FINO AL 2029
La causa diretta dello strappo è fiscale. La manovra estende al 2028 e al 2029 l’aliquota Irap maggiorata che il decreto Bollette aveva già fissato per il 2026 e il 2027. Rispetto all’aliquota ordinaria del 3,9%, i due punti in più portano il prelievo al 5,9%. Secondo quanto riporta La Stampa, la nuova norma prevederebbe inoltre un aggravio del 5% per il 2027 e del 3% dal 2028. Le società regolate non potranno trasferire il maggior costo sulle tariffe, così che l’onere non ricada direttamente sui consumatori.
DALL’ESTRAZIONE ALLA DISTRIBUZIONE: CHI PAGA LA MAGGIORAZIONE
La maggiorazione riguarda gran parte della filiera energetica. Sono incluse l’estrazione di petrolio e gas e i relativi servizi di supporto, la produzione, trasmissione e distribuzione di elettricità, la produzione e trasmissione del gas, l’intermediazione energetica e il trasporto del gas via condotta. Per le multiutility conta l’attività prevalente della singola società, mentre acqua e rifiuti non compaiono come settori a sé nell’elenco.
GETTITO DI 734 MILIONI NEL 2027, QUASI 900 NEL 2029
Secondo la relazione tecnica citata da La Stampa, il gettito aggiuntivo sarà di 734,2 milioni di euro nel 2027, 873,8 milioni nel 2028 e 895,5 milioni nel 2029, per un totale stimato in circa 2,5 miliardi. Eni, Enel, Snam e PostePay, interpellate dal quotidiano, non hanno commentato, in attesa del testo definitivo della manovra.
DECRETO BOLLETTE E TETTO AL GAS A 59 EURO
La nuova tassa si aggiunge a un quadro già complicato per gli operatori. Le imprese devono già fare i conti con il decreto Bollette e con il meccanismo concordato con la Commissione europea per contenere il costo del gas usato nelle centrali termoelettriche. L’intesa, raggiunta il 17 ottobre 2026, fissa un tetto di 59 euro per megawattora per 18 mesi.
LO SCONTRO CON ORSINI: “SCHIERATO CON I CONSUMATORI”
Alla questione fiscale si somma il dissenso con Confindustria sui costi dell’energia e sulla competitività delle imprese. Le aziende elettriche rivendicano gli strumenti già introdotti, come il tetto ai prezzi e i contratti di fornitura di lungo periodo.
Secondo le fonti citate dal quotidiano torinese, tra i grandi associati di Elettricità Futura era cresciuto il malcontento per le posizioni di Orsini. A irritarli, in particolare, era stata la sua affermazione di essersi schierato con i consumatori nel confronto tra produttori e consumatori. Al centro della contestazione c’è la rappresentanza degli interessi delle imprese elettriche dentro Confindustria Energia.
PINTO: “IL SETTORE HA GIÀ PAGATO OLTRE 2 MILIARDI”
Il presidente di Elettricità Futura, Salvatore Pinto, aveva già espresso preoccupazione il 22 ottobre, in una nota pubblicata sul sito dell’associazione, per l’ipotesi di nuove tasse sul comparto. Il settore elettrico, aveva ricordato, “rappresenta il 4,4% del Pil e, incluso l’indotto, occupa circa 600 mila persone”, e “ha già pagato oltre 2 miliardi per effetto del decreto Bollette”. Nella stessa nota la filiera si diceva pronta a investire 200 miliardi di euro nei dieci anni successivi, a condizione di avere un contesto favorevole.

