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End of waste, dubbi sulle modifiche. Tutto rimandato a lunedì

rifiuti

La Ragioneria di Stato avrebbe dei dubbi sulle coperture finanziarie dell’emendamento all’End of Waste. Il sottosegretario all’Economia Antonio Misiani ha infatti chiesto in commissione Bilancio al Senato, di svolgere “un approfondimento sugli effetti finanziari”

Tutto rimandato a lunedì per l’emendamento della maggioranza sulla cessazione della qualifica di rifiuto, meglio noto come “End of Waste”. Il sottosegretario all’Economia Antonio Misiani ha infatti chiesto in commissione Bilancio al Senato, di svolgere “un approfondimento sugli effetti finanziari” della proposta di modifica all’End of Waste.

COSA FA L’EMENDAMENTO

La proposta va incontro alle numerose richieste delle aziende del settore dell’End of Waste e dovrebbe consentire l’operatività delle autorizzazioni regionali caso per caso sulla base dei nuovi criteri europei, facendo salve le autorizzazioni esistenti e abrogando la norma introdotta con la legge “sblocca cantieri” che stava mettendo in crisi il settore. In sostanza Le Regioni, seguendo criteri ben precisi, potranno rilasciare o rinnovare autorizzazioni alla “cessazione della qualifica di rifiuto”, “in mancanza di criteri specifici” nel rispetto di quanto stabilito nell’articolo 6 della Direttiva 98/2008/CE, ossia la Direttiva Quadro sui rifiuti.

I CONTROLLI

Le autorità competenti al rilascio delle autorizzazioni End of Waste dovranno comunicare all’Ispra i nuovi provvedimenti adottati, riesaminati o rinnovati entro dieci giorni dalla notifica al soggetto che ha presentato istanza e l’Ispra o l’Arpa che può essere delegata, una volta ricevuta la comunicazione, dovrà verificare a campione, e in contraddittorio con l’interessato se è tutto apposto.

I DUBBI DELLA RAGIONERIA DELLO STATO SULL’EMENDAMENTO END OF WASTE

Tuttavia, alcuni dubbi sono emersi da parte della Ragioneria di Stato. Secondo quanto appreso da Public Policy da fonti parlamentari, “la Ragioneria avrebbe chiesto chiarimenti su numerosi parti della proposta emendativa, che rischierebbero di avere effetti finanziari senza le necessarie coperture. Per questo la Ragioneria avrebbe chiesto una relazione tecnica che quantifichi gli oneri del provvedimento. Sul punto sarebbero già in corso delle interlocuzioni tra il ministero dell’Ambiente e il ministero dell’Economia”. Le maggiori perplessità riguarderebbero, secondo queste fonti, la parte che prevede “il subentro di un commissario nominato dal Mattm, nel caso in cui le autorità competenti non si adeguino nei tempi necessari alle prescrizioni richieste nell’ambito degli iter autorizzativi ‘caso per caso’”. E “le coperture del gruppo di lavoro per accelerare le procedure dei dm end of waste, istituito al ministero dell’Ambiente, e sul Registro nazionale delle autorizzazioni”. Da qui la sospensione del parere della commissione Bilancio del Senato.

RISCHIO DI INCOSTITUZIONALITA’?

A lanciare per primo l’allarme ma su una possibile incostituzionalità della proposta normativa, era stato invece Gianfranco Amendola, ex magistrato, esperto in normativa ambientale sul fattoquotidiano.it : “Lo Stato viene messo da parte con ruolo solo secondario e nominale per eventuali controlli a campione nell’ambito di un complicato e lungo iter burocratico – scriveva qualche giorno fa -. E si delega tutto nuovamente alle regioni. Ignorando totalmente il dettato costituzionale, giustamente richiamato dal Consiglio di Stato, secondo cui la competenza per la tutela ambientale in tema di rifiuti spetta solo allo Stato; con la conferma di numerose sentenze della Corte costituzionale secondo cui all’attribuzione allo Stato della competenza in ordine alla disciplina dei rifiuti consegue che ‘non sono ammesse iniziative delle Regioni di regolamentare nel proprio ambito territoriale la materia” e che occorre “garantire il rispetto dei livelli uniformi di tutela apprestati dallo Stato’. Così come approvato in commissione ambiente, quindi, questo emendamento non può essere condiviso e, se diverrà legge, rischia di essere dichiarato incostituzionale. E di nuovo si griderà all’emergenza e tornerà il caos paventato da Confindustria”. Due le modifiche proposte “per ridare in qualche modo allo Stato un ruolo decisivo”, proseguiva ancora Amendola: “La prima per stabilire che ogni autorizzazione rilasciata dalle regioni su Eow per rifiuti non regolamentati a livello comunitario o nazionale debba essere sottoposta immediatamente, prima di diventare operativa, al vaglio del Ministero dell’Ambiente che ne garantirà, con possibilità di modifica, l’aderenza alla legge e la uniformità sul territorio nazionale. La seconda per stabilire che, comunque, si tratta di una disciplina transitoria (per l’emergenza) in attesa che il Ministero dell’Ambiente si decida finalmente a emanare decreti attuativi validi per tutto il territorio nazionale”.

IL TESTO DELL’EMENDAMENTO

Art. 14
14.0.3 (Testo corretto)
Moronese, Ferrazzi, Comincini, Nugnes, Campagna, L’Abbate, Quarto, La Mura, Ortolani, Mantero, Floridia, Pavanelli, Assuntela Messina, Mirabelli, Anastasi, Angrisani, Granato, Romano, Giannuzzi, Trentacoste, Martelli, Castellone, Bottici, Auddino, Guidolin, Matrisciano, Romagnoli, Lanzi, Croatti, Dessì, Botto, Di Micco, Vaccaro, Crucioli, Nocerino, Lucidi
Dopo l’articolo, inserire il seguente:
«Art. 14-bis.
(Cessazione qualifica di rifiuto)
1. La lettera a) del comma 1 dell’articolo 184-ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è sostituita dalla seguente:
”a) la sostanza o l’oggetto è destinata/o a essere utilizzata/o per scopi specifici”.
2. All’articolo 184-ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, il comma 3 è sostituito dal seguente:
”3. In mancanza di criteri specifici adottati ai sensi del comma 2, le autorizzazioni di cui agli articoli 208, 209, 211 e di cui al titolo III-bis della parte seconda del presente decreto, per lo svolgimento di operazioni di recupero ai sensi del presente articolo, sono rilasciate o rinnovate nel rispetto delle condizioni di cui all’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 98/2008/CE e sulla base di criteri dettagliati, definiti nell’ambito dei medesimi procedimenti autorizzatori, che includono:
a) materiali di rifiuto in entrata ammissibili ai fini dell’operazione di recupero;
b) processi e tecniche di trattamento consentiti;
c) criteri di qualità per i materiali di cui è cessata la qualifica di rifiuto ottenuti dall’operazione di recupero in linea con le norme di prodotto applicabili, compresi i valori limite per le sostanze inquinanti, se necessario;
d) requisiti affinché i sistemi di gestione dimostrino il rispetto dei criteri relativi alla cessazione della qualifica di rifiuto, compresi il controllo della qualità, l’automonitoraggio e l’accreditamento, se del caso;
e) un requisito relativo alla dichiarazione di conformità.
In mancanza di criteri specifici adottati ai sensi del comma 2, continuano ad applicarsi, quanto alle procedure semplificate per il recupero dei rifiuti, le disposizioni di cui al decreto del Ministro dell’ambiente 5 febbraio 1998, pubblicato nel supplemento ordinario n. 72 alla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 1998, e ai regolamenti di cui ai decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio 12 giugno 2002, n. 161, e 17 novembre 2005, n. 269”.
3. All’articolo 184-ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 dopo il comma 3 sono aggiunti i seguenti commi:
”3-bis. Le Autorità competenti al rilascio delle autorizzazioni di cui al comma 3 comunicano all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale i nuovi provvedimenti autorizzatori adottati, riesaminati o rinnovati, entro dieci giorni dalla notifica degli stessi al soggetto istante.
3-ter. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ovvero l’Agenzia Regionale per la protezione dell’ambiente territorialmente competente dal predetto Istituto delegata, controlla, a campione, sentita l’autorità competente di cui al comma 3-bis, in contraddittorio con il soggetto interessato, la conformità delle modalità operative e gestionali degli impianti, ivi compresi i rifiuti in ingresso, i processi di recupero, le sostanze o oggetti in uscita, agli atti autorizzatori rilasciati nonché alle condizioni di cui al comma 1 redigendo, in caso di non conformità, apposita relazione. Il procedimento di controllo si conclude entro sessanta giorni dall’inizio della verifica. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale o l’Agenzia regionale della protezione dell’ambiente delegata comunica entro quindici giorni gli esiti della verifica al Ministero dell’ambiente e della tutela e del territorio e del mare. Al fine di assicurare l’armonizzazione, l’efficacia e l’omogeneità dei controlli di cui al presente comma sul territorio nazionale trovano applicazione gli articoli 4, comma 4, e 6 della legge 28 giugno 2016, n. 132.
3-quater. Ricevuta la comunicazione di cui al comma 3-ter, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, nei sessanta giorni successivi, adotta proprie conclusioni, motivando l’eventuale mancato recepimento degli esiti dell’istruttoria contenuti nella relazione di cui al comma 3-ter, e le trasmette all’Autorità competente. L’Autorità competente avvia un procedimento finalizzato all’adeguamento degli impianti da parte del soggetto interessato alle conclusioni di cui al presente comma, disponendo, in caso di mancato adeguamento, la revoca dell’autorizzazione e dando tempestiva comunicazione della conclusione del procedimento al Ministero medesimo. Resta salva la possibilità per l’autorità competente di adottare provvedimenti di natura cautelare.
3-quinquies. Decorsi 180 giorni dalla comunicazione all’Autorità competente, ove il procedimento di cui al comma 3-quater non risulti avviato o concluso, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare può provvedere, in via sostitutiva e previa diffida, anche mediante un Commissario ad acta, all’adozione dei provvedimenti di cui al comma 3-quater.
3-sexies. Con cadenza annuale, l’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione ambientale redige una relazione sulle verifiche e i controlli effettuati nel corso dell’anno ai sensi del comma 3-ter, e la comunica al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare entro il 31 dicembre.
3-septies. Al fine del rispetto dei principi di trasparenza e di pubblicità, è istituito presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare il registro nazionale deputato alla raccolta delle autorizzazioni rilasciate e delle procedure semplificate concluse ai sensi del presente articolo. Le Autorità competenti, al momento del rilascio, comunicano al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare i nuovi provvedimenti autorizzatori emessi, riesaminati e rinnovati nonché gli esiti delle procedure semplificate avviate per l’avvio di operazioni di recupero di rifiuti ai fini del presente articolo. Con decreto, non avente natura regolamentare, del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sono definite le modalità di funzionamento e di organizzazione del registro di cui al presente comma. A far data dall’effettiva operatività del registro di cui al presente comma, la comunicazione di cui al comma 3-bis, si intende assolta con la sola comunicazione al registro”.
4. Le Autorità competenti provvedono agli adempimenti di cui all’articolo 184-ter, comma 3-septies, secondo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto relativamente alle autorizzazioni rilasciate, per l’avvio di operazioni di recupero di rifiuti ai fini del presente articolo, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
5. Al fine di assicurare lo svolgimento delle attività istruttorie concernenti l’adozione dei decreti di cui al comma 2 dell’articolo 184-ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è istituito un gruppo di lavoro presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. A tale scopo il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare è autorizzato a individuare cinque unità di personale dipendente dalle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, di cui almeno due con competenze giuridiche e le restanti con competenze di natura tecnico-scientifica da collocare presso l’ufficio legislativo del medesimo Ministero. Le predette unità possono essere scelte dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare tra i dipendenti pubblici in posizione di comando, distacco, fuori ruolo o analoga posizione prevista dall’ordinamento di appartenenza, ai sensi dell’articolo 17, comma 14, della legge 15 maggio 1997, n. 127. In alternativa, possono essere stipulati fino a cinque contratti libero-professionali, mediante procedura selettiva per titoli e colloquio, per il reperimento di personale, anche estraneo alla Pubblica amministrazione, in possesso delle competenze di cui al secondo periodo. Per le finalità di cui al presente comma è autorizzata la spesa di 200.000 euro annui per ciascuno degli anni dal 2020 al 2024.
6. Agli oneri di cui al comma 5, pari a 200.000 euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2024, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell’ambito del programma ”fondi di riserva e speciali” della missione ”fondi da ripartire” dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2019, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
7. Entro centottanta giorni dall’entrata in vigore di ciascuno dei decreti di cui all’articolo 184-ter, comma 2, del decreto legislativo n. 152 del 2006, i titolari delle autorizzazioni di cui agli articoli 208, 209 e 211 e di cui al titolo III-bis della parte seconda del predetto decreto legislativo rilasciate o rinnovate successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, nonché coloro che svolgono attività di recupero in base ad una procedura semplificata avviata successivamente alla predetta data di entrata in vigore, presentano alle autorità competenti istanza di aggiornamento alle disposizioni definite dai decreti predetti. La mancata presentazione dell’istanza di aggiornamento, nel termine indicato dal precedente periodo, determina la sospensione dell’attività oggetto di autorizzazione o di procedura semplificata.
8. Le autorizzazioni di cui agli articoli 208, 209, 211 e di cui al titolo III-bis, parte seconda del decreto legislativo n. 152 del 2006, in essere alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto ovvero per le quali è in corso un procedimento di rinnovo ovvero che risultino scadute ma per le quali è presentata un’istanza di rinnovo entro 120 giorni dalla predetta data di entrata in vigore, sono fatte salve e sono rinnovate nel rispetto delle disposizioni di cui all’articolo 184-ter, comma 3, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. In ogni caso si applicano gli obblighi di aggiornamento di cui al comma 7 nei termini e con le modalità ivi previste.
9. Gli obblighi di comunicazione di cui al comma 3-bis dell’articolo 184-ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, si applicano anche alle autorizzazioni già rilasciate alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Le Autorità competenti effettuano i prescritti adempimenti, nei confronti dell’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione ambientale, nel termine di centoventi giorni dalla predetta data di entrata in vigore della presente disposizione.
10. Dall’attuazione del presente articolo, ad eccezione di quanto previsto ai commi 5 e 6, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni pubbliche interessate provvedono con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente».