Sostenibilità

Rischio incostituzionalità per l’emendamento sull’End of waste?

plastic tax

Sull’End of Waste lo Stato viene messo da parte con ruolo solo secondario e nominale di eventuali controlli a campione ignorando il dettato costituzionale, richiamato dal Consiglio di Stato, secondo cui la competenza per la tutela ambientale in tema di rifiuti spetta solo allo Stato

Dopo mesi di discussioni e appelli da parte di associazioni e imprese di settore, la maggioranza in Senato ha finalmente formulato un emendamento – che sarà all’interno del Dl sulle crisi aziendali – per sbloccare il ciclo dei rifiuti e segnatamente l’End of Waste.

COSA DICE LA PROPOSTA DI MODIFICA

La proposta di modifica dovrebbe consentire l’operatività delle autorizzazioni regionali caso per caso sulla base dei nuovi criteri europei, facendo salve le autorizzazioni esistenti e abrogando la norma introdotta con la legge “sblocca cantieri” che stava mettendo in crisi il settore. In sostanza Le Regioni, seguendo criteri ben precisi, potranno rilasciare o rinnovare autorizzazioni alla “cessazione della qualifica di rifiuto”, “in mancanza di criteri specifici” nel rispetto di quanto stabilito nell’articolo 6 della Direttiva 98/2008/CE, ossia la Direttiva Quadro sui rifiuti.

L’EMENDAMENTO PROPOSTA DAGLI M5S

L’accordo è stato tradotto in un emendamento firmato dalla presidente della Commissione ambiente al Senato, Vilma Moronese (M5s) superando, dunque, la misura contenuta nelle Sblocca Cantieri che faceva riferimento al vecchio decreto ministeriale del 5 febbraio 1998 per definire “tipologia, provenienza e caratteristiche dei rifiuti, attività di recupero e caratteristiche di quanto ottenuto da tale attività”.

I CONTROLLI

Le autorità competenti al rilascio delle autorizzazioni dovranno comunicare all’Ispra i nuovi provvedimenti adottati, riesaminati o rinnovati entro dieci giorni dalla notifica al soggetto che ha presentato istanza e l’Ispra o l’Arpa che può essere delegata, una volta ricevuta la comunicazione, dovrà verificare a campione, e in contraddittorio con l’interessato se è tutto apposto.

RISCHIO DI INCOSTITUZIONALITA’?

Ma anche questo compromesso suscita perplessità: “Lo Stato viene messo da parte con ruolo solo secondario e nominale per eventuali controlli a campione nell’ambito di un complicato e lungo iter burocratico – scrive Gianfranco Amendola, ex magistrato, esperto in normativa ambientale sul fattoquotidiano.it -. E si delega tutto nuovamente alle regioni. Ignorando totalmente il dettato costituzionale, giustamente richiamato dal Consiglio di Stato, secondo cui la competenza per la tutela ambientale in tema di rifiuti spetta solo allo Stato; con la conferma di numerose sentenze della Corte costituzionale secondo cui all’attribuzione allo Stato della competenza in ordine alla disciplina dei rifiuti consegue che ‘non sono ammesse iniziative delle Regioni di regolamentare nel proprio ambito territoriale la materia” e che occorre “garantire il rispetto dei livelli uniformi di tutela apprestati dallo Stato’. Così come approvato in commissione ambiente, quindi, questo emendamento non può essere condiviso e, se diverrà legge, rischia di essere dichiarato incostituzionale. E di nuovo si griderà all’emergenza e tornerà il caos paventato da Confindustria”.

DUE MODIFICHE POSSIBILI

Due modifiche “per ridare in qualche modo allo Stato un ruolo decisivo”, scrive ancora Amendola: “La prima per stabilire che ogni autorizzazione rilasciata dalle regioni su Eow per rifiuti non regolamentati a livello comunitario o nazionale debba essere sottoposta immediatamente, prima di diventare operativa, al vaglio del Ministero dell’Ambiente che ne garantirà, con possibilità di modifica, l’aderenza alla legge e la uniformità sul territorio nazionale. La seconda per stabilire che, comunque, si tratta di una disciplina transitoria (per l’emergenza) in attesa che il Ministero dell’Ambiente si decida finalmente a emanare decreti attuativi validi per tutto il territorio nazionale”.