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Documento di finanza pubblica 2026

Energia: Bankitalia lancia l’allarme, ecco cosa rischia l’Italia nello scenario peggiore

Con un’impennata delle materie prime la crescita perde due punti e i prezzi volano, mentre le bollette elettriche salgono del 37%. Sul fronte dei carburanti pesa lo stop al taglio dell’accisa sul gasolio, mitigato solo in parte dal tetto volontario dei distributori.

Un’impennata incontrollata dei prezzi internazionali dell’energia rischierebbe di infliggere un colpo durissimo all’economia italiana, decurtando la crescita di quasi due punti percentuali complessivi nel triennio e spingendo l’inflazione a un balzo di oltre tre punti. È il quadro allarmante tracciato dalla Banca d’Italia nelle sue “Proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana” e nel “Bollettino Economico” (numero 4/2026). Dalle analisi di Via Nazionale emerge come le sorti della ripresa nazionale restino strettamente legate all’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, divampato lo scorso 28 febbraio 2026, la cui onda d’urto sui mercati dei combustibili fossili minaccia di compromettere il potere d’acquisto dei cittadini e i bilanci delle imprese.

SCENARIO SEVERO: CON IL CARO MATERIE PRIME IL PIL PERDE QUASI DUE PUNTI E L’INFLAZIONE SALE DI OLTRE IL 3%

La simulazione più critica elaborata dagli economisti della Banca d’Italia ipotizza un ulteriore e violento inasprimento delle tensioni internazionali. In questo “scenario severo”, costruito secondo la metodologia adottata dalla Banca Centrale Europea, le quotazioni del petrolio salirebbero rispetto al quadro base di 13,0 dollari al barile nel 2026, di ben 51,6 dollari nel 2027 e di 45,9 dollari nel 2028; contemporaneamente, il prezzo del gas naturale registrerebbe incrementi pari a 32,9 euro a megawattora nel 2026, a 62,8 euro nel 2027 e a 41,9 euro nel 2028.

L’impatto sull’economia reale si tradurrebbe in una perdita cumulata di prodotto pari a quasi due punti percentuali lungo il triennio (-0,1 punti nel 2026, -1,0 nel 2027 e -0,7 nel 2028). I prezzi al consumo subirebbero un’impennata aggiuntiva di oltre tre punti percentuali, concentrata soprattutto nel 2027 (+0,5 punti nel 2026, +2,5 nel 2027 e +0,3 nel 2028). In una configurazione intermedia (“scenario avverso”), la flessione del PIL sarebbe dello 0,3% sia nel 2027 sia nel 2028, con rincari di petrolio (+15,6 e +13,8 dollari) e gas (+16,5 e +11,9 euro) più contenuti. Solo un’ipotetica e rapida risoluzione diplomatica (“scenario più favorevole”) consentirebbe una crescita aggiuntiva dello 0,4% cumulato e un calo dell’inflazione di mezzo punto.

CARBURANTI SOTTO PRESSIONE TRA STOP ALL’ACCISA SUL GASOLIO E TETTO VOLONTARIO

AI PREZZI La ricaduta delle tensioni energetiche si è manifestata con particolare violenza alla pompa di rifornimento. Secondo le rilevazioni del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, dall’avvio della crisi mediorientale i prezzi finali dei carburanti sono aumentati in media di 35 centesimi al litro per la benzina e di ben 55 centesimi per il gasolio. A surriscaldare i listini concorrono i margini di raffinazione, balzati ai valori più alti degli ultimi vent’anni a causa dei raid contro le raffinerie in Russia e dei tetti all’export di derivati imposti da Mosca e Pechino.

Sul fronte fiscale, i ripetuti interventi estivi dell’Esecutivo per sterilizzare l’accisa sul gasolio si sono interrotti con la scadenza della misura lo scorso 5 ottobre. Per arginare i rincari, le grandi compagnie di distribuzione hanno concordato a fine settembre un calmiere temporaneo su base volontaria: alla metà di ottobre l’adesione ha raggiunto circa il 50% dei distributori per la benzina e il 70% per il gasolio, consentendo un risparmio medio giornaliero di circa 10 centesimi al litro tra il 27 settembre e il 12 ottobre. Tale misura attenuerà l’inflazione energetica di almeno 3,5 punti percentuali rispetto al 22,3% preliminare registrato a settembre.

STANGATA SULLE BOLLETTE E COMMERCIO ESTERO: IL DEFICIT ENERGETICO SI MANGIA UN PUNTO DI PIL

La trasmissione dei rincari all’energia domestica e industriale ha spiegato da febbraio quasi la metà dell’inflazione energetica complessiva. A settembre le tariffe al consumo di elettricità e gas risultavano superiori a quelle di inizio anno rispettivamente del 12% e del 20%, e le prospettive a breve termine restano critiche: l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA) ha già deliberato per il quarto trimestre del 2026 un rialzo del 37% delle tariffe elettriche destinate agli utenti vulnerabili in regime di maggior tutela.

Sul mercato olandese del TTF il gas ha superato la soglia dei 75 euro a megawattora a inizio ottobre, complici le scorte stagionali inferiori alla norma, la contesa con i paesi asiatici per i carichi di GNL e i riflessi dell’estate torrida, che ha incrementato i consumi per la climatizzazione riducendo al tempo stesso l’output nucleare e idroelettrico.

L’aggravio della fattura energetica si ripercuote direttamente sui conti con l’estero: a parità di volumi consumati, nel 2026 il disavanzo energetico dell’Italia si amplierà di quasi un punto percentuale di PIL, azzerando l’avanzo di conto corrente della bilancia dei pagamenti (chiuso a -0,6 miliardi nel secondo trimestre). L’unico risvolto positivo interno è stato l’aumento del 10% della raffinazione petrolifera nazionale per compensare il blocco delle importazioni dal Golfo Persico.

TENSIONI GEOPOLITICHE GLOBALI, STRETTO DI HORMUZ E CRISI DELL’OFFERTA FOSSILE

Sul versante internazionale, la sicurezza degli approvvigionamenti resta appesa a equilibri fragilissimi. Le esportazioni di greggio dal Golfo Persico sono in parte riprese a settembre grazie a rotte di navigazione alternative e alla scorta militare statunitense, ma il flusso di prodotti raffinati rimane depresso. A riattizzare la volatilità sono stati la recrudescenza degli scontri diretti tra Washington e Teheran a fine agosto, gli attacchi alle infrastrutture energetiche dell’Arabia Saudita e le minacce al transito mercantile nello stretto di Bab el-Mandeb.

Il petrolio Brent ha sfondato i 100 dollari al barile nella seconda settimana di ottobre. A nulla sono valsi i rilasci di greggio dalle riserve strategiche di Cina e nazioni avanzate, cui si sommerà il nuovo intervento coordinato da IEA e Paesi del G7 per immettere 100 milioni di barili nei prossimi quattro mesi: misure i cui effetti tampone sono considerati provvisori di fronte al prolungarsi del conflitto.

Bollettino Economico n. 4_2026

Proiezioni macroeconomiche Italia – ottobre 2026

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