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Energia e clausola Ue, Giorgetti tratta con Bruxelles sui 14 miliardi

Il negoziato tra Roma e Bruxelles sulla clausola di salvaguardia entra nella fase decisiva. Sul tavolo ci sono circa 14 miliardi di euro di flessibilità per gli investimenti energetici, ma il margine di manovra resta legato all’andamento del deficit e all’uscita dell’Italia dalla procedura per disavanzi eccessivi. Ecco come si sta muovendo il Governo

Il negoziato con la Commissione europea sulle possibili modalità di utilizzo della clausola di salvaguardia per energia e difesa va avanti da tempo e prevede nuovi confronti nei prossimi giorni. L’Italia sta cercando di coordinare gli investimenti straordinari con i vincoli della procedura per disavanzi eccessivi, in un passaggio in cui il tema energetico si intreccia direttamente con la sostenibilità dei conti pubblici. La richiesta formale italiana per l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia è stata inviata a Bruxelles venerdì 11 settembre e comprende circa 14 miliardi di euro per l’energia e circa 22 miliardi per la difesa, per un totale di circa 36 miliardi. Lo racconta oggi Il Sole 24 Ore, che spiega come il nodo si sia poi complicato con la permanenza dell’Italia nella procedura Ue per disavanzi eccessivi, confermata dopo la diffusione dei nuovi dati Istat. Nel 2025 l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche è rimasto al 3,1% del Pil. La Commissione europea ha chiarito martedì 22 settembre che, per un’eventuale abrogazione della procedura già nel 2026, il deficit italiano del 2025 avrebbe dovuto essere inferiore al 3%, mentre per il 2026 e il 2027 il deficit dovrebbe rimanere sotto il 3%, con la possibilità di tenere conto della clausola nazionale di salvaguardia per questi ultimi due anni.

GLI SCENARI CONTABILI PER GLI INVESTIMENTI ENERGETICI

L’obiettivo è aprire un percorso per gli investimenti straordinari su energia e difesa senza compromettere il rientro dell’Italia nei parametri europei. La Commissione europea ha definito il perimetro della flessibilità energetica con gli orientamenti adottati lunedì 17 agosto: la clausola nazionale di salvaguardia può essere estesa alle misure che rafforzano la sicurezza energetica e riducono la dipendenza dai combustibili fossili. Per l’energia è previsto un limite dello 0,3% del Pil all’anno e dello 0,6% cumulato nel periodo 2026-2028.

Per l’Italia questo spazio può arrivare a circa 14 miliardi di euro. Nel perimetro delle misure ammissibili rientrano, secondo gli orientamenti europei, investimenti in rinnovabili, pompe di calore, accumuli, batterie, reti, infrastrutture di ricarica, riqualificazione energetica e nucleare. Restano invece fuori alcune misure di natura emergenziale o generalizzata, come gli interventi sulle accise.

Il quadro contabile resta legato all’evoluzione del deficit: le valutazioni sul percorso dei conti per il 2026 e il 2027 saranno determinanti per il rapporto tra clausola e procedura per disavanzi eccessivi. La Commissione ha precisato che la procedura per l’attivazione della clausola prevede la valutazione della richiesta da parte dell’esecutivo comunitario e, successivamente, un passaggio formale del Consiglio.

LA CLAUSOLA E IL PERIMETRO DEGLI INVESTIMENTI ENERGETICI

Il confronto europeo si concentra anche sulla qualità delle spese che potranno essere coperte dalla flessibilità. La Commissione ha indicato tra gli interventi compatibili quelli destinati a rafforzare la resilienza del sistema energetico e ad accelerare la transizione dai combustibili fossili. Nel caso italiano, il governo dovrà quindi definire l’elenco delle misure energetiche da finanziare, quantificandone i costi e verificandone l’ammissibilità rispetto alle regole europee: il ministro Giancarlo Giorgetti ha indicato il capitolo energia come uno dei due assi della richiesta italiana, insieme alla difesa, sottolineando che le spese dovranno essere compatibili con il percorso di risanamento dei conti.

I PROSSIMI PASSAGGI

Il dossier entra ora nella fase tecnica e politica del confronto con Bruxelles, che ha già confermato di aver ricevuto la richiesta italiana e di aver avviato l’esame. La Commissione deve valutare la richiesta italiana sulla base delle regole della clausola nazionale di salvaguardia e delle condizioni di sostenibilità fiscale previste dal quadro europeo: la procedura consente una deviazione temporanea dal percorso di bilancio quando ricorrono circostanze eccezionali, purché non venga messa a rischio la sostenibilità dei conti nel medio periodo.

Per l’Italia, la partita sui 14 miliardi per l’energia si svolge quindi contemporaneamente sul terreno degli investimenti e su quello della finanza pubblica: da un lato la necessità di individuare interventi ammissibili per sicurezza energetica, reti, rinnovabili, efficienza e tecnologie strategiche; dall’altro la necessità di mantenere il deficit entro i parametri europei e di definire il rapporto tra l’utilizzo della clausola e l’uscita dalla procedura per disavanzi eccessivi.

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