Scenari

Anche Engen convertirà la sua raffineria in Sudafrica

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Quello di Engen in Sudafrica non è un caso isolato: nel mondo le raffinerie più vecchie e dalla capacità ridotta stanno incontrando delle difficoltà

La società petrolifera sudafricana Engen Petroleum convertirà la propria raffineria in Sudafrica – la più antica nel paese – in un terminal per l’importazione di combustibili più puliti, dopo aver registrato perdite per diversi anni.

La raffineria si trova nella città di Durban, sulla costa occidentale del Sudafrica, e ha aperto nel 1954. L’amministratore delegato di Engen, Yusa Hassan, ha detto che ristrutturare l’impianto per adeguarlo alle nuove regole sulle emissioni sarebbe troppo costoso. La sua chiusura – scrive Bloomberg – sarà monitorata con attenzione dalle grandi compagnie straniere come Glencore e Royal Dutch Shell, che possiedono delle quote in società di raffinazione sudafricane.

I PROBLEMI DELLE RAFFINERIE IN SUDAFRICA

L’anno scorso gran parte delle raffinerie sudafricane hanno dovuto sospendere la produzione a causa del calo della domanda petrolifera legata alle restrizioni per il coronavirus. L’impianto a Città del Capo di Astron Energy, una divisione di Glencore, è stato poi chiuso a causa di un’esplosione avvenuta a luglio e dovrebbe riprendere le attività nel 2022. La raffineria di Engen a Durban ha riaperto a maggio, ma ha dovuto chiudere nuovamente a dicembre per via di un incendio.

La raffineria, dalla capacità di 120mila barili al giorno, verrà convertita in un terminale per l’importazione nel 2023. A detta di Hassan, questa operazione sarà di aiuto “alla sostenibilità del business” di Engen. Nel frattempo le attività di raffinazione continueranno, ma in maniera limitata: Hassan ha detto che Engen cercherà di mantenere i posti di lavoro e che potrebbe convertire parte del sito in un polo industriale.

UNA CRISI GLOBALE

Quello di Engen non è un caso isolato: in tutto in mondo le raffinerie più vecchie, dalla capacità ridotta e progettate per il consumo domestico, stanno incontrando difficoltà a competere con gli impianti più grandi e dai processi più “agili” che esportano carburante. In Australia, ad esempio, la compagnia statunitense ExxonMobil convertirà la raffineria di Altona, vicino Melbourne, in un terminale per l’importazione, e sta pensando di fare la stessa cosa con un’altra struttura in Norvegia.

Oltre a questo, si teme che i consumi di benzina e gasolio possano non tornare più ai livelli pre-pandemia a causa degli obiettivi di riduzione di gas serra che, tra le altre cose, stanno causando una transizione dai combustibili tradizionali a quelli più puliti.

LE SANZIONI ALL’IRAN

Già da prima dello scoppio della pandemia di coronavirus, in realtà, la raffineria di Durban operava in un contesto molto complicato: l’impianto è stato progettato per lavorare il greggio proveniente dall’Iran, che gli Stati Uniti dell’ex-presidente Donald Trump hanno però sanzionato dopo essersi ritirati dall’accordo sul nucleare con Teheran. Impossibilitata ad accedere al greggio iraniano, la raffineria è stata costretta a ripiegare su miscele di altre qualità.

Hassan ha detto che importare carburanti invece che processare il greggio è più logico da un punto di vista economico e logistico, oltre che climatico: la conversione della raffineria contribuirà a ridurre le emissioni del Sudafrica e permetterà di allentare le tensioni locali dovute all’inquinamento dell’aria.

Non è ancora chiaro a quanto ammonterà il volume di carburanti importato dall’impianto di Durban una volta che verrà riconvertito. Engen gestisce oltre mille stazioni di servizio in Sudafrica e circa altre 230 nell’Africa sub-sahariana.