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Eni, World Energy Review 2026: domanda di energia a 15,7 Gtoe, fossili ancora all’80% e CO2 a 38,2 miliardi di tonnellate

Solare ed eolico arrivano a circa 3.680 GW, più di un terzo della capacità elettrica mondiale, ma producono poco più del 15% dell’elettricità. Tra i minerali critici, la produzione di litio cresce del 29%

Nel 2025 il mondo ha consumato più energia, ma la composizione delle fonti è rimasta quasi la stessa. La domanda globale ha toccato circa 15,7 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio (Gtoe), l’1,3% in più del 2024. Petrolio, gas e carbone coprono ancora circa l’80% dei consumi primari, contro l’83% del 2015. La capacità installata di solare ed eolico è salita del 12%, a circa 3.680 GW, più di un terzo della capacità elettrica mondiale.

Queste due fonti, però, generano poco più del 15% dell’elettricità, mentre i combustibili fossili ne producono quasi il 60%. Le emissioni di CO2 legate all’energia, comprese quelle di processo, sono cresciute dello 0,4% e hanno raggiunto il record di 38,2 miliardi di tonnellate. Tra i minerali critici spicca l’aumento della produzione di litio (+29%) e di grafite (+13%). Sono i numeri della 25ª edizione del World Energy Review (WER), il rapporto di Eni sul sistema energetico mondiale. L’edizione completa, con i dati del 2025, è disponibile da oggi su eni.com.

DESCALZI: UN MODELLO “ADDITIVO” IN CUI LE FONTI TRADIZIONALI CONVIVONO CON LE NUOVE

Secondo Eni, il quadro che emerge è quello di un sistema in profonda trasformazione, in cui convivono dinamiche diverse ma collegate tra loro. La domanda cresce, spinta sempre di più dall’intelligenza artificiale e dai data center. Le rinnovabili continuano a svilupparsi, con nuove tecnologie sempre più importanti ma anche più complesse da gestire. E le fonti convenzionali restano essenziali per garantire sicurezza, continuità e accessibilità dell’energia.

Nella lettera che apre il rapporto, l’amministratore delegato Claudio Descalzi definisce il 2025 un anno segnato da “tensioni geopolitiche persistenti, che si sono ulteriormente intensificate nel corso di quest’anno”. Gli sviluppi dell’anno, scrive, mostrano la necessità di ripensare la scala degli investimenti e confermano “un modello additivo in cui le fonti energetiche tradizionali coesistono con quelle nuove”. La conclusione del rapporto è che sicurezza energetica, competitività industriale e sostenibilità ambientale sono obiettivi legati tra loro, da perseguire insieme con pragmatismo e neutralità tecnologica.

ELETTRICITÀ, CAPACITÀ +7% MA LE RINNOVABILI INTERMITTENTI PRODUCONO SOLO IL 17%

Il divario tra potenza installata ed energia prodotta è uno dei temi centrali del rapporto. Nel 2025 la capacità elettrica mondiale è salita a 10,3 terawatt (+7,3%) e la produzione a 32.200 terawattora (+3,2%). I fossili sono scesi dal 63% della capacità installata nel 2015 al 46% del 2025, mentre solare ed eolico sono saliti dal 10% al 36%.

Nella produzione, però, il cambiamento è molto più lento: i fossili pesano ancora per il 58% e le rinnovabili intermittenti per il 17%. Secondo il WER, la disponibilità e la variabilità di queste fonti continuano a limitarne il contributo, che deve quindi essere sostenuto da quelle convenzionali. Per questo il rapporto indica la necessità di integrare in modo graduale fonti e tecnologie diverse, per soddisfare una domanda elettrica in crescita garantendo continuità, affidabilità e resilienza dei sistemi.

SOLARE A 2.400 GW, LA CINA NE HA LA METÀ

La crescita delle rinnovabili è trainata soprattutto dal fotovoltaico, favorito dalla competitività dei costi, dai tempi di costruzione brevi e dalle politiche di sostegno. Nel 2025 la capacità solare mondiale ha raggiunto circa 2.400 GW (+27%), oltre il 20% della capacità elettrica globale. La Cina ha circa 1.200 GW installati e produce più della metà dell’elettricità solare mondiale, con un aumento di circa il 40% nell’anno. Seguono Stati Uniti e India, con la produzione salita rispettivamente del 28% e del 22%.

L’eolico cresce invece più lentamente. La capacità mondiale è arrivata a circa 1.290 GW (+14%), il 13% circa del totale. Anche qui la Cina è prima, con circa 640 GW e una produzione aumentata del 13%, soprattutto grazie a grandi impianti a terra. L’India ha registrato un +29%, gli Stati Uniti un più moderato +3%. In Europa la capacità eolica è cresciuta appena, frenata da autorizzazioni e limiti delle reti, mentre i venti meno favorevoli hanno lasciato la produzione sostanzialmente invariata.

IDROELETTRICO IN CALO DELL’11,5% IN EUROPA PER LA SICCITÀ

Tra le fonti tradizionali a basse emissioni, nel 2025 l’idroelettrico ha prodotto circa il 13% dell’elettricità mondiale e il nucleare il 9%. Nell’idroelettrico la Cina resta prima con circa 1.394 TWh (+2,5%, grazie a più piogge), davanti a Brasile (401 TWh, -4,8% per la minore disponibilità d’acqua) e Canada (348 TWh, +0,5%). Nel nucleare guidano gli Stati Uniti con 818 TWh (+0,3%), seguiti dalla Cina con 485 TWh (+7,6%, per l’entrata in funzione di nuovi reattori) e dalla Francia con 390 TWh (+2,5%, per la maggiore disponibilità degli impianti). In Europa l’idroelettrico è crollato dell’11,5%, soprattutto per la siccità estiva, mentre il nucleare ha tenuto meglio, con un calo del 3%.

PETROLIO, DOMANDA +0,9 MILIONI DI BARILI AL GIORNO, BRENT IN CALO DEL 14%

Sul fronte degli idrocarburi, nel 2025 la domanda di petrolio è cresciuta di 0,9 milioni di barili al giorno, arrivando a 104,3 milioni. La crescita, in linea con il 2024, è venuta soprattutto da cherosene per aviazione, gpl ed etano, e si è concentrata nei Paesi non Ocse. Cina, Nigeria, India, Indonesia e America Latina insieme valgono circa il 70% dell’aumento. La produzione è salita di 3,1 milioni di barili al giorno, a 100,4 milioni, con contributi sia dai Paesi non Opec (+1,8 milioni, di cui 0,8 dagli Stati Uniti) sia dall’Opec (+1,3 milioni), dopo la fine dei tagli concordati nel 2024.

I prezzi sono invece scesi. Secondo il rapporto, il Brent ha avuto una media di 69,1 dollari al barile, in calo del 14% sul 2024, per effetto delle politiche commerciali statunitensi e del ritiro graduale dei tagli Opec+. A giugno le tensioni tra Israele e Iran hanno provocato picchi di prezzo, senza però invertire la tendenza al ribasso. Nella seconda metà dell’anno ha pesato il timore di un eccesso di offerta.

RISERVE OLTRE 1.790 MILIARDI DI BARILI, IN EUROPA RAFFINAZIONE SOTTO DI 1 MILIONE DI BARILI AL GIORNO

A fine 2025 le riserve petrolifere accertate superavano i 1.790 miliardi di barili (+0,4%). Venezuela, Arabia Saudita e Iran ne detengono più del 40%. Con la produzione cresciuta più delle riserve, il rapporto tra riserve e produzione è sceso da 50,2 a 48,9 anni. Sul fronte della qualità, il mix di greggi leggeri, medi e pesanti è rimasto quasi stabile. Più produzione di greggio Light & Sweet da Stati Uniti, Argentina e Africa ha compensato la crescita più lenta altrove, mentre il pre-salt brasiliano ha fatto salire la quota di Medium & Sweet.

La capacità mondiale di raffinazione primaria è rimasta quasi invariata, a 104,9 milioni di barili al giorno. I nuovi impianti, a partire da Dangote in Nigeria (650 mila barili al giorno) e Duqm in Oman (230 mila), hanno compensato le chiusure nel bacino atlantico, in Europa e negli Stati Uniti. A fine 2025 la capacità di raffinazione europea era inferiore di oltre un milione di barili al giorno rispetto al 2015.

BIOCARBURANTI STABILI A 3,4 MILIONI DI BARILI AL GIORNO, EUROPA SPINTA DA REFUELEU E FUELEU

La produzione mondiale di biocarburanti è rimasta stabile (+0,2%), a circa 3,4 milioni di barili al giorno. Gli Stati Uniti sono il primo produttore con circa 1,4 milioni, grazie all’etanolo da mais. Segue il Brasile con circa 0,8 milioni, sostenuto dall’etanolo da canna e dalla legge “Combustibili del futuro” dell’ottobre 2024.

La norma porta al 30% l’obbligo di miscelazione dell’etanolo nella benzina, con possibilità di salire al 35%, rafforza l’aumento graduale dell’obbligo sul biodiesel e prevede programmi dedicati ai carburanti sostenibili per l’aviazione (Saf). L’Indonesia è terza con circa 0,3 milioni, quasi tutti biodiesel da olio di palma. In Europa la produzione è arrivata a circa 0,4 milioni di barili al giorno. A spingerla sono stati soprattutto i regolamenti ReFuelEU Aviation e FuelEU Maritime, in vigore dal 1° gennaio 2025, e il recepimento della direttiva RED III, che secondo il rapporto conferma l’Europa come primo mercato dei biocarburanti avanzati.

GAS, DOMANDA +1,2% E PREZZI IN AUMENTO SU TUTTI GLI HUB

Anche la domanda di gas è cresciuta, dell’1,2%, arrivando a circa 4.200 miliardi di metri cubi. L’aumento si è concentrato negli Stati Uniti, per i consumi residenziali e commerciali, e in Medio Oriente ed Europa, per la produzione elettrica. In Asia la domanda è rimasta stabile: la crescita di Cina, Taiwan e Indonesia ha compensato il calo di India, Pakistan e Corea del Sud. È diminuita invece in Russia e Asia centrale. I prezzi sui principali hub sono saliti in media di circa il 26%. Il TTF europeo ha avuto una media di circa 11,9 dollari per milione di Btu (10,9 nel 2024), oscillando tra 9,1 e 17,6. Il Gnl spot in Asia è salito a circa 12,9 dollari (da 12), mentre l’Henry Hub statunitense è balzato a circa 3,5 dollari, da 2,2.

GNL AL 46% DEL COMMERCIO DI GAS, STATI UNITI PRIMI ESPORTATORI

Il gas liquefatto continua a guadagnare spazio negli scambi internazionali, di cui ora rappresenta circa il 46%, contro il 54% del gas via tubo. La capacità di liquefazione è salita a circa 700 miliardi di metri cubi (+6%), con l’aumento maggiore negli Stati Uniti (circa 30 miliardi). La capacità di rigassificazione ha raggiunto circa 1.600 miliardi (+5%), con nuovi impianti soprattutto in Asia (circa 40 miliardi, di cui 24 in Cina) e in Europa (16 miliardi). Le importazioni mondiali di gas sono cresciute di circa il 3%, trainate dall’Europa, tra domanda più alta e riempimento degli stoccaggi. La Cina resta il primo importatore pur con un calo del 4,6%, mentre gli Stati Uniti si confermano primi esportatori con circa 232 miliardi di metri cubi (+11,3%). Sul lato della produzione, la crescita in Nord America e Medio Oriente ha compensato il calo della Russia e quello della Norvegia, dovuto a manutenzioni dopo il picco del 2024.

ITALIA, IMPORTAZIONI DI GAS A 61,6 MILIARDI DI METRI CUBI

Il rapporto contiene anche il bilancio del gas italiano, basato su dati del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Nel 2025 la produzione nazionale è salita a 3 miliardi di metri cubi, dai 2,6 del 2024. Le importazioni sono state di 61,6 miliardi e le esportazioni di 2,1 miliardi, per un’offerta primaria totale di 63 miliardi. Via gasdotto sono arrivati 20,1 miliardi dall’Algeria, 10 dall’Azerbaigian, 8,6 da Paesi Bassi, Norvegia e altri, 1 miliardo dalla Libia e 0,8 dalla Russia. Il Gnl dal Qatar vale 6,8 miliardi, mentre quello da altre origini 14,4 miliardi, di cui 9,8 dagli Stati Uniti e 2,1 dall’Algeria.

CARBONE STABILE A CIRCA 8.500 MILIONI DI TONNELLATE, CRESCONO STATI UNITI E INDONESIA

La domanda di carbone è cresciuta appena (+0,4%), a circa 8.488 milioni di tonnellate. L’Asia-Pacifico, che consuma oltre l’80% del totale, è rimasta stabile. Le Americhe sono salite del 6,4%, trainate dal Nord America (+8,5%), mentre i consumi sono scesi in Europa (-5,1%) e in America centro-meridionale (-7,4%). La Cina consuma più del 55% del carbone mondiale ed è rimasta stabile (+0,3%).

L’India è calata leggermente (-0,9%), invertendo la tendenza degli anni precedenti. Gli Stati Uniti sono risaliti del 9,4%, grazie a misure favorevoli al settore e a un maggiore uso nella produzione elettrica, mentre l’Indonesia ha registrato l’aumento più forte (+16,5%). La produzione mondiale è rimasta stabile a circa 8.800 milioni di tonnellate, con la Cina oltre il 51% del totale.

EMISSIONI DI CO2 RECORD: CINA IN LIEVE CALO, STATI UNITI +2,4%

Con i fossili ancora dominanti, le emissioni hanno toccato un nuovo massimo. I 38,2 miliardi di tonnellate del 2025 corrispondono a una crescita media dell’1% l’anno dal 2015, e il carbone resta la prima fonte di CO2. Le emissioni sono cresciute sia nei Paesi Ocse (+0,8%) sia negli altri (+0,4%). La Cina, primo emettitore, ha ridotto le proprie emissioni dello 0,5% grazie alla debolezza di cemento e acciaio e alla crescita delle fonti a basse emissioni. Resta però su una traiettoria di lungo periodo in aumento (+2,2% l’anno).

Gli Stati Uniti sono saliti del 2,4%, a circa 4,5 miliardi di tonnellate, per un maggiore uso di fossili, soprattutto carbone, per coprire la crescente domanda elettrica legata anche ai data center. Nel decennio, comunque, le emissioni americane calano in media dello 0,8% l’anno. L’India, terza con circa 2,9 miliardi di tonnellate, è rimasta stabile (-0,1%), ma dal 2015 cresce del 3,5% l’anno, il ritmo più alto tra i grandi emettitori.

MINERALI CRITICI, PRODUZIONE CONCENTRATA IN POCHI PAESI

Con lo sviluppo delle tecnologie a basse emissioni cresce anche il peso dei minerali critici. Cobalto, litio, nichel, manganese e grafite servono per le batterie, le terre rare per l’eolico e il silicio per il fotovoltaico. La loro estrazione, però, è concentrata in pochi Paesi, con rischi per la sicurezza delle forniture e una concorrenza limitata.

Circa l’80% di silicio e grafite viene dalla Cina, il 73% del cobalto dalla Repubblica democratica del Congo, il 69% delle terre rare dalla Cina e il 67% del nichel dall’Indonesia. Anche le riserve sono concentrate: oltre metà di quelle di cobalto si trova nella Repubblica democratica del Congo e oltre metà di quelle di terre rare in Cina. Secondo il rapporto, negli ultimi anni i prezzi di queste materie prime sono stati molto volatili, per la domanda in crescita e la concentrazione dell’offerta.

POPOLAZIONE OLTRE 8 MILIARDI, PIL MONDIALE +2,9%

Il quadro energetico si inserisce in una crescita economica e demografica moderata. Nel 2025 la popolazione mondiale ha superato gli 8 miliardi, con un aumento di circa l’1% l’anno concentrato in Africa (+2,3%) e Medio Oriente (+1,9%), mentre l’Europa è quasi ferma (+0,1%). Il Pil mondiale in termini reali è salito del 2,9%, a 98.425 miliardi di dollari a prezzi 2015. Gli Stati Uniti hanno contribuito con consumi e investimenti in tecnologia e intelligenza artificiale, la Cina ha continuato a crescere ma più lentamente, l’area euro ha avuto una crescita debole e l’India una performance robusta.

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